Nei reparti che lavorano tessuti tecnici, non tessuti, feltri agugliati, schiume e imbottiture, il collaudo di accettazione si scontra con un problema di vocabolario prima che di strumentazione. Il capitolato chiede una «durezza», il fornitore dichiara un valore, e i due numeri non sono confrontabili perché nascono da prove diverse. Un lotto di schiuma respinto per un disallineamento di metodo, e non di prodotto, costa fermo linea, contenzioso e riqualifica del fornitore.
La ragione fisica è semplice. Su un elastomero compatto la punta del durometro penetra contro una resistenza locale del materiale, e la lettura ha un significato stabile. Su un materiale soffice, poroso e comprimibile non esiste penetrazione: il provino collassa, le celle si chiudono, e ciò che lo strumento misura è una resistenza alla compressione dell’intero spessore. Il risultato dipende quindi interamente da come la prova è definita.
Per questo, valutare durometri per tessili, non tessuti e imbottiture, come scegliere lo strumento adatto significa prima decidere quale grandezza mettere a capitolato: una lettura su scala Shore 00 per il controllo rapido in reparto, oppure una forza di indentazione a deflessione definita, misurata su banco con cella di carico, per il laboratorio e per il contenzioso con il fornitore. Le due strade non sono alternative: coprono momenti diversi del controllo qualità.

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Perché su un materiale soffice non si misura una penetrazione
Le scale di durezza classiche presuppongono un solido che oppone resistenza locale a un penetratore di forma nota, caricato da una molla tarata. Tessuti, non tessuti, feltri e schiume violano quel presupposto: sono strutture porose, anisotrope e fortemente comprimibili, in cui il carico non deforma un intorno del penetratore ma schiaccia l’intero spessore contro il piano di appoggio. Quello che si legge, allora, non è una proprietà intrinseca del materiale ma la risposta strutturale del provino alla compressione, cioè l’effetto combinato di densità, spessore, architettura delle fibre o delle celle e vincolo al bordo. La conseguenza operativa è netta: il numero non ha significato se non è accompagnato dalla descrizione completa della prova che lo ha prodotto. Due laboratori seri possono ottenere valori diversi sullo stesso lotto semplicemente perché hanno adottato geometrie e tempi differenti.
Scala Shore 00 e forza di indentazione: due grandezze distinte
La scala Shore 00 è la più morbida della famiglia Shore: penetratore sferico e molla debole la collocano al di sotto della Shore A, ed è l’unica utilizzabile su gomme espanse, gel e imbottiture compatte. Ha però un limite noto: sulle schiume a celle aperte e sui non tessuti a bassa densità la lettura è poco ripetibile, perché la sfera affonda fino a sentire il piano di appoggio e la dispersione fra punti vicini diventa dello stesso ordine del valore. Dove serve un dato difendibile si passa alla indentation force deflection: si comprime il provino di una percentuale definita del suo spessore, tipicamente il venticinque o il sessantacinque per cento, e si registra la forza in newton necessaria a mantenerla. È la grandezza usata nell’industria dell’imbottitura ed è la sola che consenta un confronto fra fornitori.
Piattello, provino e condizionamento: le variabili che spostano il numero
Tre parametri decidono il risultato più dello strumento. Il primo è l’area e la forma del piattello di compressione: a parità di forza, un piattello piccolo genera una pressione specifica molto maggiore e restituisce un materiale apparentemente più cedevole, quindi la geometria va normalizzata e dichiarata. Il secondo è il provino: spessore e dimensioni in pianta, distanza minima dai bordi e dalle cuciture, numero e distribuzione dei punti di misura, perché questi materiali sono disomogenei per costruzione e una media su pochi punti nasconde la variabilità reale. Il terzo è il condizionamento: fibre naturali e sintetiche igroscopiche cambiano rigidezza con l’umidità assorbita, e una prova eseguita senza stabilizzare il campione a temperatura e umidità relativa normalizzate produce scarti stagionali che vengono poi attribuiti al fornitore.
Tempo di carico, recupero elastico e riferimenti normativi
I materiali cellulari e fibrosi sono viscoelastici: sotto carico costante continuano a cedere, e dopo lo scarico recuperano lo spessore in modo progressivo e mai completo. La lettura quindi deriva finché il carico è applicato, ed è indispensabile dichiarare l’istante di lettura insieme all’eventuale preschiacciamento e ai cicli di condizionamento meccanico che precedono la misura. Le norme di riferimento formalizzano proprio questi aspetti: la ISO 2439 definisce la determinazione della durezza per indentazione dei materiali espansi flessibili, con geometrie del piattello, velocità di discesa e tempi di attesa; la ASTM D3574 raccoglie i metodi di prova per i materiali cellulari flessibili, dalla forza di indentazione al ritorno elastico, alla deformazione permanente sotto compressione. Citare la norma e il metodo nel capitolato elimina gran parte delle contestazioni.
Strumento manuale o banco motorizzato: cosa conviene in produzione
Il durometro manuale, con o senza supporto a colonna, resta utile per il controllo rapido in reparto: verifica che il lotto in arrivo sia nell’intorno atteso e intercetta lo scambio di materiale, a costo contenuto e senza attrezzare un laboratorio. Il banco motorizzato con cella di carico, corsa controllata e registrazione della curva forza-spostamento serve invece quando il dato deve reggere il confronto contrattuale: velocità ripetibile, tempi certi, tracciabilità della taratura. In entrambi i casi conviene non affidarsi a una grandezza sola. Nel capitolato è buona pratica prescrivere insieme durezza, densità apparente e grammatura, perché la durezza percepita dipende da tutte e tre e un solo numero è facilmente aggirabile. Per il quadro completo degli strumenti e delle configurazioni disponibili si può consultare la pagina dedicata ai durometri per tessili, non tessuti e imbottiture.
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Fustelle campionatrici e bilance per determinare il peso al metro quadro di tessuti e non tessuti. Completano il controllo della durezza, perché nel capitolato grammatura e densità vanno prescritte insieme alla resistenza alla compressione.
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