
Aria, clima, gas ed emissioni · Rendimento dei generatori
Analizzatori di combustione: leggere i fumi per regolare l’impianto
Gli analizzatori di combustione misurano composizione e temperatura dei fumi prodotti da caldaie, bruciatori e generatori di calore, per valutarne efficienza e sicurezza. Una sonda preleva il campione nel condotto e lo strumento rileva ossigeno residuo, monossido di carbonio e temperature, da cui calcola eccesso d’aria, perdite al camino e rendimento. Il parametro decisivo è l’eccesso d’aria: troppo poca aria genera incombusti e monossido, troppa raffredda la fiamma e disperde calore dal camino. Gli analizzatori di combustione usano sensori elettrochimici soggetti a consumo, da sostituire e tarare periodicamente.
Gli analizzatori di combustione misurano la composizione e la temperatura dei fumi prodotti da caldaie, bruciatori e generatori di calore, per valutarne l’efficienza e la sicurezza. Una combustione ben regolata brucia il combustibile con la giusta quantità d’aria, sprecando meno energia e producendo meno sostanze incombuste. L’analizzatore è lo strumento con cui il tecnico verifica questa regolazione, sia in fase di messa in servizio sia nei controlli periodici obbligatori.
Questa pagina descrive i parametri misurati, il modo in cui da essi si ricava il rendimento e i criteri per interpretare una misura sui fumi. È rivolta al manutentore di impianti termici e al tecnico che deve compilare un rapporto di controllo dell’efficienza energetica.
Che cosa si misura nei fumi
L’analizzatore preleva un campione di fumi tramite una sonda inserita nel condotto e ne misura direttamente alcuni parametri, da cui ne calcola altri. I parametri misurati sono l’ossigeno residuo, il monossido di carbonio, la temperatura dei fumi e la temperatura dell’aria comburente. Da questi lo strumento ricava l’anidride carbonica, l’eccesso d’aria e il rendimento di combustione.
| Parametro | Cosa indica |
|---|---|
| Ossigeno residuo | Eccesso d’aria della combustione |
| Monossido di carbonio | Combustione incompleta |
| Temperatura dei fumi | Calore perso al camino |
| Anidride carbonica | Qualità della combustione |
| Rendimento | Efficienza complessiva |

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Il ruolo dell’eccesso d’aria
Il cuore della regolazione è l’eccesso d’aria. Per bruciare completamente il combustibile serve più aria di quella teoricamente necessaria, ma troppa aria raffredda la fiamma e porta calore inutile al camino, abbassando il rendimento. Troppo poca, invece, lascia combustibile incombusto e fa salire il monossido di carbonio, pericoloso e segno di spreco. L’ossigeno residuo nei fumi misura proprio questo eccesso: regolare il bruciatore significa trovare il punto in cui l’aria è sufficiente a bruciare tutto senza eccedere.
La temperatura dei fumi completa il quadro: fumi molto caldi indicano che una parte importante del calore se ne va dal camino invece di essere ceduta all’impianto, per esempio a causa di uno scambiatore sporco. Il rendimento di combustione mette insieme questi effetti in un unico numero.
Come si esegue la misura
La sonda va inserita nel punto corretto del condotto dei fumi, tipicamente dove il flusso è rappresentativo e prima di eventuali diluizioni con aria esterna. Si attende che le letture si stabilizzino, perché i sensori elettrochimici hanno un tempo di risposta, e si registra la misura a regime, con l’impianto in condizioni di funzionamento stabili. Prima di ogni sessione l’analizzatore esegue un azzeramento in aria pulita, quindi va acceso all’esterno del flusso di fumi.
- Azzerare lo strumento in aria pulita prima di inserire la sonda.
- Posizionare la sonda nel punto rappresentativo del condotto.
- Attendere la stabilizzazione delle letture prima di registrare.
- Misurare con l’impianto a regime, non in transitorio.
- Svuotare la condensa dalla trappola e controllare il filtro.
Sensori, manutenzione e taratura
Gli analizzatori usano sensori elettrochimici per ossigeno e monossido di carbonio: sono componenti che si consumano con l’uso e vanno sostituiti periodicamente. La condensa che si forma raffreddando i fumi va gestita da trappole e filtri, altrimenti danneggia i sensori. Lo strumento va tarato regolarmente contro gas di riferimento a concentrazione nota, perché la deriva dei sensori altera silenziosamente le misure. Un analizzatore con sensori esausti o non tarato può far certificare come conforme un impianto che non lo è.
Questa famiglia fa parte della categoria Aria, clima, gas ed emissioni e si collega ai rilevatori di gas e ricerca fughe, con cui si verifica la tenuta e la sicurezza degli impianti alimentati a gas.
I modelli
Tre strumenti per tre modi di lavorare. Il testo 310 II è l’analizzatore essenziale per le misure di base sugli impianti di riscaldamento: due celle, azzeramento rapido, documentazione via app o stampante. Il testo 300 NEXT LEVEL allarga la configurazione delle celle e aggiunge la diluizione automatica a protezione della cella CO. Il testo 340 è lo strumento industriale: celle configurabili ed estensione del campo di misura, per bruciatori, motori fissi, turbine a gas e processi termici. I campi di misura e le accuratezze dichiarate per ciascuna cella sono nelle schede.

Misure di base
Testo 310 II
Due celle dichiarate, O₂ e CO 0 … 4000 ppm senza compensazione H₂. Temperatura fumi 0 … +400 °C, tiraggio -20 … +20 hPa, azzeramento in 30 secondi. Nessuna memoria interna.
Su tutti e tre gli strumenti il rendimento, la perdita di rendimento e il CO₂ non escono da una cella: sono grandezze calcolate. La configurazione delle celle è quindi la scelta che decide davvero che cosa si misura, e va fatta sui gas del capitolato e sulle concentrazioni attese.
Domande frequenti
Perché l’ossigeno residuo indica l’eccesso d’aria della combustione. Troppa aria raffredda la fiamma e porta calore al camino abbassando il rendimento; troppo poca lascia combustibile incombusto e fa salire il monossido di carbonio. Regolare il bruciatore significa trovare l’eccesso d’aria ottimale, e l’ossigeno è il parametro che lo misura.
Che una parte importante del calore prodotto se ne va dal camino invece di essere ceduta all’impianto. Può dipendere da uno scambiatore sporco o incrostato. È uno dei fattori che abbassano il rendimento di combustione, misurato insieme all’ossigeno e al monossido di carbonio.
I sensori elettrochimici di ossigeno e monossido di carbonio si consumano con l’uso e hanno una vita limitata, dopo la quale vanno sostituiti. Lo strumento va inoltre tarato periodicamente contro gas di riferimento a concentrazione nota, perché la deriva dei sensori altera le misure senza segnali evidenti. Gli intervalli seguono le indicazioni del costruttore e l’intensità d’uso.
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