
Spessimetri di rivestimento · Porosità
Ricerca porosità rivestimenti: metodi e tensioni
La ricerca porosita rivestimenti individua vuoti, fori passanti e zone non coperte che l’occhio non riesce a vedere ma che compromettono la protezione anticorrosiva. Il controllo si fonda su un principio elettrico elementare: se il rivestimento è isolante e il substrato conduttivo, una discontinuità costituisce l’unico percorso per la corrente. In quel punto il metallo esposto si comporta da anodo di area ridottissima, con corrosione localizzata rapida e penetrante. Due sono i metodi normalizzati: quello a bassa tensione con spugna umida per film sottili e quello a scintilla per spessori maggiori. Questa pagina illustra le condizioni che rendono possibile la prova, il calcolo della tensione e gli accorgimenti operativi per non falsare il risultato.
La ricerca porosita rivestimenti individua vuoti, fori passanti e zone non coperte che l’occhio non riesce a vedere. Un singolo difetto di questo tipo, invisibile a un’ispezione visiva accurata, vanifica la protezione di un’intera superficie e innesca un meccanismo di degrado localizzato particolarmente aggressivo.
Il controllo si fonda su un principio elettrico elementare: se il rivestimento è isolante e il substrato conduttivo, una discontinuità costituisce l’unico percorso possibile per la corrente. Rilevare quel passaggio significa individuare il difetto. Questa pagina illustra i due metodi normalizzati, i criteri di scelta della tensione e le insidie procedurali che possono compromettere il risultato.
Perché un foro invisibile compromette la protezione
Un rivestimento protettivo funziona come barriera continua tra il metallo e l’ambiente aggressivo. Quando questa continuità si interrompe, anche in un punto di dimensioni microscopiche, si crea una condizione elettrochimica sfavorevole in modo sproporzionato rispetto all’estensione del difetto.
Il metallo esposto nel foro si comporta infatti da anodo di area ridottissima, mentre l’intera superficie rivestita circostante funge da catodo esteso. Questo rapporto sfavorevole tra le aree concentra l’attacco corrosivo in un punto solo, producendo una penetrazione rapida in profondità anziché una corrosione diffusa e lenta.
Le conseguenze pratiche variano con l’applicazione. Su un serbatoio o una tubazione la perforazione della parete può comportare perdita di contenimento, con implicazioni ambientali e di sicurezza. Su una struttura interrata il difetto innesca corrosione localizzata in una zona non ispezionabile. In entrambi i casi il costo dell’intervento successivo supera di ordini di grandezza quello del controllo preventivo.

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Le condizioni che rendono possibile il controllo
Il metodo funziona soltanto se sussistono due requisiti simultanei. Il rivestimento deve essere isolante, condizione soddisfatta dalla generalità delle vernici organiche ma non dai prodotti caricati con pigmenti conduttivi, come alcuni primer ricchi di zinco. Il substrato deve essere conduttivo, quindi metallico oppure, in casi particolari, calcestruzzo sufficientemente umido.
Esiste inoltre un vincolo temporale spesso trascurato. Il controllo va eseguito a ciclo completato e reticolato, ma prima che l’indurimento renda impraticabile il ritocco delle aree difettose. Su rivestimenti già in servizio, in particolare dopo esposizione a immersione, il metodo perde affidabilità: l’umidità assorbita dal film e i depositi superficiali creano percorsi conduttivi che generano segnalazioni non corrispondenti a difetti reali.
Sui sistemi multistrato la verifica si esegue a ciclo ultimato e non dopo ogni mano. Ripetere il controllo su strati intermedi comporta rischio di contaminazione tra le mani successive e allunga i tempi senza beneficio proporzionale.
Metodo a bassa tensione con spugna umida
Si impiega su rivestimenti sottili, indicativamente fino a mezzo millimetro di spessore. Una spugna di cellulosa imbevuta d’acqua viene fatta scorrere sulla superficie mentre un cavo di massa collega lo strumento al substrato in un punto privo di rivestimento.
In corrispondenza di una discontinuità l’acqua penetra fino al metallo e chiude il circuito, provocando l’allarme acustico e visivo. La tensione impiegata è modesta, dell’ordine di alcune decine di volt, e non comporta rischio di danneggiamento del film.
La velocità di avanzamento costituisce il parametro critico: superata una soglia di circa trenta centimetri al secondo l’acqua non ha tempo di penetrare nel difetto e la discontinuità sfugge. Un ispettore che percorre rapidamente una superficie estesa produce un controllo formalmente eseguito ma sostanzialmente inefficace.
Accorgimenti operativi
- Il morsetto di massa deve toccare il metallo nudo: appoggiato sul rivestimento non chiude il circuito, e il controllo restituisce assenza di difetti su tutta la superficie.
- L’area scoperta per il collegamento va marcata e ripristinata a controllo concluso.
- La spugna resta umida ma non gocciolante: l’acqua in eccesso può dilagare e produrre segnalazioni in punti distanti dal difetto reale.
- Su alcuni substrati meno conduttivi si adotta una tensione leggermente superiore, comunque nell’ordine delle decine di volt.
Metodo ad alta tensione a scintilla
Sui rivestimenti di spessore superiore l’acqua non riesce più a raggiungere il substrato attraverso un foro sottile e profondo. Si ricorre allora a una tensione elevata, che supera la rigidità dielettrica dell’aria contenuta nel difetto e genera una scarica visibile.
L’elettrodo, costituito da una spazzola metallica, da una molla o da un tampone conduttivo, scorre sulla superficie mantenendo il contatto. In corrispondenza di una discontinuità scocca una scintilla verso il substrato, accompagnata da segnalazione acustica. Il difetto viene marcato e successivamente ripristinato.
| Aspetto | Bassa tensione | Alta tensione |
|---|---|---|
| Spessore tipico | Fino a circa 0,5 mm | Oltre 0,5 mm, con cautela da 0,25 mm |
| Principio | Continuità elettrica attraverso l’acqua | Scarica attraverso l’aria del difetto |
| Elettrodo | Spugna di cellulosa bagnata | Spazzola, molla o tampone conduttivo |
| Tensione | Fissa, decine di volt | Calcolata, migliaia di volt |
| Rischio per il film | Nullo | Perforazione se la tensione è eccessiva |
| Velocità di avanzamento | Critica, lenta | Meno critica |
Il metodo ad alta tensione presenta un rischio assente nel precedente: se la tensione supera la rigidità dielettrica del rivestimento, la scarica perfora il film integro creando il difetto che si stava cercando. È la ragione per cui la scelta della tensione non può essere lasciata all’esperienza dell’operatore.
La scelta della tensione di prova
Il criterio deve conciliare due esigenze opposte. Una tensione insufficiente non attraversa i difetti più sottili e restituisce un esito negativo che non corrisponde alla realtà. Una tensione eccessiva danneggia il rivestimento sano. La finestra utile si colloca tra queste due soglie.
Per decenni si è applicata una regola empirica che legava la tensione allo spessore con un coefficiente costante. Le norme di settore hanno invece sempre prescritto formule basate sulla radice quadrata dello spessore, con coefficienti differenziati per intervalli.
La revisione recente dei criteri
Ricerche pubblicate negli ultimi anni hanno evidenziato un problema sistematico: sia la regola empirica sia le formule normative producevano valori troppo bassi, con il rischio concreto che discontinuità reali non venissero rilevate.
Da qui è partita una revisione delle norme. L’impostazione aggiornata calcola la tensione a partire dalla rigidità dielettrica dell’aria allo spessore considerato, secondo la legge di Paschen, applicando poi un fattore di sicurezza e un termine additivo. Il margine così introdotto compensa fattori reali quali detriti sull’elettrodo, variazioni locali di spessore e imperfezioni del contatto.
Lo scarto tra i due approcci non è marginale. Su spessori dell’ordine del millimetro il nuovo criterio può richiedere una tensione doppia rispetto alla regola empirica tradizionale. Chi continua ad applicare il vecchio metodo esegue quindi controlli con sensibilità inferiore a quella che la norma attuale richiede.
Il limite superiore
La tensione calcolata non deve comunque superare la rigidità dielettrica del rivestimento in esame. Questo dato non compare sempre nella scheda tecnica e va richiesto al produttore, che può anche indicare valori di prova specifici per la propria formulazione.
Un ulteriore accorgimento riguarda i rivestimenti a spessore variabile. Poiché il calcolo si basa sullo spessore medio, su manufatti con differenze marcate tra zone diverse conviene adottare più impostazioni di tensione, verificando preliminarmente lo spessore con gli spessimetri magnetici e induttivi.
Verifica dello strumento prima del controllo
Questa fase distingue un controllo affidabile da uno soltanto apparente. Uno strumento che non segnala nulla può indicare tanto un rivestimento perfetto quanto un collegamento di massa staccato: senza verifica preliminare le due situazioni sono indistinguibili.
Si distinguono tre livelli, con finalità e cadenze differenti.
| Livello | Che cosa comporta | Quando |
|---|---|---|
| Calibrazione | Verifica strumentale presso laboratorio con certificato | Periodica, tipicamente annuale |
| Verifica della tensione erogata | Misura con voltmetro dedicato all’elettrodo | Prima e dopo ogni periodo di impiego |
| Verifica funzionale | Prova su un difetto noto per confermare l’allarme | Prima di iniziare il controllo |
La verifica funzionale è la più semplice e la più trascurata. Si individua o si realizza una discontinuità nota, si posiziona l’elettrodo a breve distanza e lo si fa passare sopra il difetto controllando che l’allarme intervenga. Bastano pochi secondi e conferma in un colpo solo massa, elettrodo, elettronica e segnalazione.
Sugli strumenti ad alta tensione la verifica della tensione erogata richiede un voltmetro adeguato, poiché il valore impostato sul display può differire da quello effettivamente presente all’elettrodo. Alcuni strumenti integrano questa funzione e regolano automaticamente l’uscita.
Applicazioni industriali
Rivestimenti interni di serbatoi e recipienti
È l’applicazione dove il controllo risulta più stringente. Un rivestimento destinato a contenere liquidi in immersione permanente non tollera discontinuità: il difetto viene raggiunto immediatamente dall’elettrolita e la corrosione procede senza possibilità di ispezione. Il tema è sviluppato nella pagina sull’ispezione di serbatoi e recipienti in pressione.
Tubazioni interrate e condotte
Il rivestimento esterno di una condotta interrata non è più ispezionabile dopo la posa. Il controllo prima dell’interramento rappresenta quindi l’ultima occasione utile, e viene generalmente eseguito sull’intera superficie anziché a campione. Nel caso di condotte già messe a terra il collegamento di massa può avvenire tramite il terreno stesso.
Cicli anticorrosivi su carpenteria
Su strutture esposte all’atmosfera il controllo si concentra generalmente su zone critiche: saldature, spigoli, bordi e punti di difficile accesso durante l’applicazione, dove la copertura risulta statisticamente più incerta. Il tema si collega alla pagina sulla verniciatura di carpenteria metallica.
Costruzioni navali e offshore
L’ambiente marino rende ogni discontinuità particolarmente critica, per l’elevata conducibilità dell’elettrolita. Il controllo rientra tipicamente nelle procedure di classe e la sua documentazione entra nel fascicolo dell’unità, come descritto nella pagina sull’ispezione di scafi e strutture navali.
Errori ricorrenti
- Collegare la massa sul rivestimento anziché sul metallo nudo: il circuito resta aperto e nessun difetto viene segnalato.
- Omettere la verifica funzionale su un difetto noto prima di iniziare.
- Applicare la regola empirica dei cento volt per unità di spessore, superata dalle revisioni normative recenti.
- Impostare una tensione superiore alla rigidità dielettrica del rivestimento, perforando il film integro.
- Avanzare troppo rapidamente con la spugna nel metodo a bassa tensione.
- Eseguire il controllo su rivestimenti già in servizio, dove umidità assorbita e depositi generano segnalazioni non veritiere.
- Impiegare il metodo su primer conduttivi, che non soddisfano il requisito di isolamento.
- Non ripristinare l’area scoperta per il collegamento di massa a controllo concluso.
La gamma completa degli strumenti per il controllo dei rivestimenti è raccolta nella sezione spessimetri di rivestimento e finitura superficiale.
I modelli
I due strumenti si distinguono per la tensione di prova, e la tensione dipende dallo spessore del rivestimento: sopra una certa soglia serve l’alta tensione, sotto quella soglia l’alta tensione danneggerebbe il film.
Domande frequenti
La discriminante è lo spessore del rivestimento. Fino a circa mezzo millimetro si impiega il metodo a spugna umida, che non comporta rischi per il film. Oltre tale valore l’acqua non riesce a raggiungere il substrato attraverso il difetto e occorre il metodo a scintilla. Tra un quarto e mezzo millimetro l’alta tensione è utilizzabile purché la tensione sia calcolata correttamente.
Le norme prescrivono formule che legano la tensione allo spessore del rivestimento. L’impostazione aggiornata parte dalla rigidità dielettrica dell’aria secondo la legge di Paschen e applica un fattore di sicurezza. La regola empirica dei cento volt per unità di spessore, ancora diffusa, produce valori troppo bassi e può lasciare difetti non rilevati.
Il metodo a bassa tensione no. Quello ad alta tensione sì, se la tensione impostata supera la rigidità dielettrica del rivestimento: in tal caso la scarica perfora il film integro, creando proprio il difetto che si sta cercando. Per questo il valore va calcolato e non stimato, verificando il limite del prodotto presso il produttore.
Prima di concludere che il rivestimento sia integro conviene escludere un problema di collegamento. La causa più frequente è il morsetto di massa appoggiato sul rivestimento anziché sul metallo nudo: il circuito resta aperto e nessun difetto può essere rilevato. La verifica funzionale su una discontinuità nota, eseguita prima di iniziare, previene l’equivoco.
È sconsigliato, soprattutto dopo esposizione a immersione. L’umidità assorbita dal film e i depositi presenti sulla superficie creano percorsi conduttivi che generano segnalazioni non corrispondenti a difetti reali. Il controllo appartiene alla fase di collaudo del ciclo nuovo, prima della messa in esercizio.
Servono due condizioni: rivestimento isolante e substrato conduttivo. I prodotti caricati con pigmenti conduttivi, come alcuni primer ricchi di zinco, non soddisfano il primo requisito e non possono essere verificati con questo metodo. Il substrato deve essere metallico, oppure calcestruzzo sufficientemente umido in applicazioni particolari.
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