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Datalogger di temperatura

Container refrigerati reefer

Temperatura e termografia · Registrazione

Come funziona il datalogger di temperatura

Il datalogger di temperatura non serve a leggere la temperatura in un istante, ma a registrarla nel tempo in modo autonomo: lasciato in un ambiente, misura a intervalli regolari e memorizza ogni lettura. Un termometro dice quanto è calda una cosa adesso; il datalogger dice come la temperatura è cambiata nel tempo, e molte esigenze riguardano proprio l’andamento, non il valore istantaneo. Piazzato e avviato, lavora da solo per ore, giorni o mesi, e alla fine restituisce l’intera curva. L’intervallo di campionamento va scelto in equilibrio con memoria e autonomia. Questa pagina spiega la differenza tra misurare e registrare e perché il datalogger di temperatura è lo strumento della prova documentale nella catena del freddo.

Il datalogger di temperatura non serve a leggere la temperatura in un istante, ma a registrarla nel tempo in modo autonomo: lasciato in un ambiente, misura a intervalli regolari e memorizza ogni valore, ricostruendo la storia termica di un luogo o di un prodotto. È lo strumento con cui si dimostra che una catena del freddo non si è mai interrotta, che una stanza è rimasta nei limiti, che un trasporto è avvenuto correttamente.

Questa pagina spiega la differenza tra misurare e registrare, come si sceglie l’intervallo di campionamento in relazione a memoria e autonomia, e perché il datalogger è lo strumento della prova documentale. È rivolta a chi deve documentare l’andamento della temperatura nel tempo per qualità, sicurezza o conformità.

Registrare, non solo misurare

Un termometro dice quanto è calda una cosa adesso; un datalogger dice come la temperatura è cambiata nel tempo. La differenza è sostanziale: molte esigenze non riguardano il valore istantaneo ma l’andamento, per esempio se un frigorifero ha superato la soglia durante la notte, o se un carico di merce deperibile si è scaldato in transito. Il datalogger risponde a queste domande registrando in autonomia, anche quando nessuno è presente.

Il valore del datalogger sta proprio nella registrazione continua e non presidiata: piazzato e avviato, lavora da solo per ore, giorni o mesi, e alla fine restituisce l’intera curva di temperatura. Un problema che si verifica di notte o durante un viaggio, invisibile a un controllo occasionale, appare chiaramente nella registrazione.

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Intervallo, memoria e autonomia

Il parametro chiave da impostare è l’intervallo di campionamento, cioè ogni quanto il datalogger registra un valore. Un intervallo breve dà una curva dettagliata ma riempie in fretta la memoria e consuma più batteria; uno lungo copre periodi più estesi ma rischia di perdere variazioni rapide. La scelta è un equilibrio tra dettaglio, durata della registrazione e autonomia dello strumento.

Memoria e batteria pongono il limite: dato un certo intervallo, la memoria stabilisce per quanto tempo si può registrare prima di riempirsi, e la batteria per quanto lo strumento resta operativo. Impostare l’intervallo significa quindi calcolare in anticipo che la registrazione copra tutto il periodo che interessa, senza fermarsi a metà.

Allarmi e soglie

Molti datalogger permettono di impostare soglie di allarme: se la temperatura esce dai limiti, lo strumento lo segnala e lo registra come evento. Così, oltre alla curva completa, si ha subito l’informazione più importante, cioè se e quando i limiti sono stati violati. È particolarmente utile per prodotti sensibili, dove il superamento anche breve di una soglia compromette la qualità o la sicurezza.

Scarico e conservazione dei dati

Al termine della registrazione i dati si scaricano su un computer o un dispositivo, che ne mostra la curva e genera un rapporto. Alcuni datalogger sono monouso e pensati per un solo trasporto, altri riutilizzabili. La conservazione dei dati registrati è spesso l’aspetto più importante, perché il valore dello strumento sta nella prova documentale che fornisce.

La catena del freddo

L’uso più classico è la catena del freddo: farmaci, alimenti surgelati, prodotti biologici devono restare entro un intervallo di temperatura dalla produzione al consumo, e un datalogger che viaggia con la merce documenta che ciò sia avvenuto. Se il carico si è scaldato durante il trasporto, la registrazione lo prova, e permette di respingere una merce compromessa o di individuare dove la catena si è rotta.

ParametroEffetto
Intervallo breveCurva dettagliata, memoria e batteria consumate in fretta
Intervallo lungoRegistrazione estesa, rischio di perdere variazioni rapide
Soglie di allarmeSegnalano subito le violazioni

Quando serve sorvegliare in tempo reale e a distanza, anziché scaricare i dati alla fine, si passa ai Sistemi di monitoraggio continuo e wireless. Per il controllo puntuale e immediato restano i Termometri a contatto e sonde intercambiabili. Il datalogger fa parte della categoria Temperatura e termografia.

La taratura anche del datalogger

Un dato registrato vale come prova solo se lo strumento che l’ha misurato è accurato. Per questo anche il datalogger va tarato periodicamente, e nelle applicazioni regolamentate, come i farmaci, la taratura certificata è un requisito. Una curva di temperatura perfetta ma prodotta da uno strumento fuori taratura non ha valore probatorio: la fiducia nel dato registrato nasce dalla riferibilità della misura.

I modelli

Questa pagina raccoglie due modi diversi di registrare la temperatura. I registratori d’ambiente e da trasporto Testo si distinguono per il tipo di sensore, che decide campo e risoluzione: NTC sul 174 T e sulla serie 175 T1 e T2, Pt100 sui 176 T1 e T2 con risoluzione 0,01 °C, termocoppie sul 175 T3 e sui 176 T3 e T4 per i processi caldi, e i quattro logger USB 184 T pensati per viaggiare con la merce. A parte sta un caso limite della registrazione non presidiata: il forno di polimerizzazione, dove il logger non sta fermo in un ambiente ma attraversa il processo insieme al pezzo, e deve sopravvivere alla temperatura che sta misurando. I dati tecnici completi — campo, memoria, autonomia, norme dichiarate — sono nelle schede.

Datalogger di temperatura per forni DeFelsko PosiTest OTL

Forni di polimerizzazione

DeFelsko PosiTest OTL

Per chi deve dimostrare che il pezzo, e non solo il forno, ha visto la curva di cottura prevista: sei termocoppie K non messe a terra da −100 a 1000 °C, scatola barriera in acciaio inox, campionamento fisso a 2 secondi e registrazione fino a 22 ore, memoria di 40 000 dataset. La funzione Cure Index confronta la specifica di polimerizzazione con le temperature reali.

Mini data logger di temperatura testo 174 T

NTC

testo 174 T

Il più piccolo della famiglia: 60 x 38 x 18,5 mm e 35 g, un canale interno, campo -30 … +70 °C con precisione ±0,5 °C, memoria di 16.000 valori e autonomia dichiarata di 500 giorni, IP65. Quattro codici fra versione USB-C e Bluetooth. Alla voce certificazione il costruttore riporta EN 12830 e NSF; l’omologazione HACCP è dichiarata per la sola versione bianca.

Data logger di temperatura testo 175 T1

NTC

testo 175 T1 e 175 T2

Sensore NTC e canale interno -35 … +55 °C con precisione ±0,5 °C; il 175 T2 aggiunge un canale esterno per sonda fino a +120 °C, ±0,3 °C. Memoria di un milione di valori, ciclo da 10 s a 24 h, autonomia dichiarata di tre anni, IP65. Il costruttore li dichiara conformi alla DIN EN 12830.

Data logger a termocoppia testo 175 T3

Termocoppie

testo 175 T3

Nessun sensore a bordo: due canali esterni a termocoppia, tipo T da -50 a +400 °C e tipo K da -50 a +1000 °C, con precisione dello strumento ±0,5 °C fino a +70 °C e ±0,7 % del valore misurato oltre. Lo strumento lavora a -20 … +55 °C: nella zona calda entra solo la termocoppia.

Data logger di temperatura testo 176 T1 con involucro metallico

Pt100

testo 176 T1 e 176 T2

Pt100 di classe A: risoluzione 0,01 °C e precisione dichiarata ±0,2 °C. Il T1 ha un canale interno -35 … +70 °C in involucro metallico IP68, il T2 due canali esterni -100 … +400 °C. Memoria di due milioni di valori e autonomia dichiarata di otto anni. Il costruttore li dichiara testati secondo DIN EN 12830.

Data logger a termocoppia testo 176 T3

Termocoppie

testo 176 T3 e 176 T4

Quattro canali esterni per termocoppie di tipo T, K e J, da -200 a +1000 °C secondo il tipo, risoluzione 0,1 °C, memoria di due milioni di valori e autonomia dichiarata di otto anni. Involucro metallico sul T3, con display sul T4; fra gli accessori il contenitore di protezione dal calore dichiarato fino a +200 °C.

Data logger USB per il trasporto testo 184 T1

Trasporto

testo 184 T1…T4

Quattro logger USB che viaggiano con il carico e si leggono collegandoli a un computer, senza installare software. NTC -35 … +70 °C su T1, T2 e T3; Pt1000 fino a -80 °C sul T4. Memoria di 16.000 o 40.000 letture, IP67. Il costruttore dichiara la conformità alla EN 12830 (C, D) e una certificazione internazionale HACCP.

Domande frequenti

Che differenza c’è tra un termometro e un datalogger?

Il termometro dice quanto è calda una cosa adesso; il datalogger registra la temperatura nel tempo a intervalli regolari, in modo autonomo, ricostruendo l’intera storia termica. Serve quando conta l’andamento, non il valore istantaneo, per esempio per sapere se un frigorifero ha superato la soglia di notte.

Come scelgo l’intervallo di campionamento?

È un equilibrio: un intervallo breve dà una curva dettagliata ma riempie in fretta memoria e batteria, uno lungo copre periodi più estesi ma rischia di perdere variazioni rapide. Va scelto in modo che la registrazione copra tutto il periodo che interessa senza fermarsi a metà.

A cosa serve un datalogger nella catena del freddo?

A documentare che farmaci, surgelati o prodotti biologici siano rimasti entro l’intervallo di temperatura dalla produzione al consumo. Un datalogger che viaggia con la merce prova se il carico si è scaldato in transito, permettendo di respingere merce compromessa o di individuare dove la catena si è rotta.

Anche il datalogger va tarato?

Sì: un dato registrato vale come prova solo se lo strumento è accurato, quindi il datalogger va tarato periodicamente e, nelle applicazioni regolamentate come i farmaci, con taratura certificata. Una curva prodotta da uno strumento fuori taratura non ha valore probatorio.

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