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Misuratori di qualità dell’aria interna (CO2 e COV)

Capannone industriale vuoto

Aria, clima, gas ed emissioni · Ambienti chiusi

Qualità dell’aria interna: leggere CO2 e COV negli ambienti chiusi

La qualità dell’aria interna si valuta soprattutto attraverso due parametri complementari. L’anidride carbonica non è pericolosa alle concentrazioni tipiche degli ambienti chiusi, ma è un ottimo indicatore indiretto del ricambio d’aria rispetto al numero di persone presenti: si misura con sensori a infrarossi selettivi e stabili. I composti organici volatili, rilevati da sensori a semiconduttore sensibili ma poco selettivi, vanno invece letti come tendenza complessiva e non come misura di una singola sostanza. Valutare la qualità dell’aria interna significa osservare gli andamenti nel tempo, non un valore istantaneo isolato.

La qualità dell’aria interna è diventata un parametro di controllo negli ambienti dove le persone trascorrono gran parte del tempo: uffici, scuole, sale riunioni, ambienti produttivi. I misuratori dedicati rilevano soprattutto due indicatori, l’anidride carbonica (CO2) e i composti organici volatili (COV), che insieme raccontano se un ambiente è sufficientemente ventilato e se l’aria contiene sostanze indesiderate. Sono strumenti che traducono in numeri una sensazione spesso vaga, quella di aria “pesante” o “viziata”.

Questa pagina spiega che cosa misurano davvero i due parametri, come funzionano i sensori, come si interpretano le letture e quali errori evitare. È rivolta al tecnico che deve valutare la ventilazione di un ambiente o documentare le condizioni dell’aria interna.

CO2: l’indicatore della ventilazione

L’anidride carbonica non è di per sé un inquinante pericoloso alle concentrazioni tipiche degli ambienti chiusi, ma è un ottimo indicatore indiretto del ricambio d’aria. Le persone la producono respirando, quindi in un ambiente affollato e poco ventilato la sua concentrazione sale. Misurarla dice quindi se la ventilazione sta al passo con l’occupazione. L’aria esterna ha una concentrazione di fondo attorno a poche centinaia di parti per milione; quando all’interno il valore sale molto sopra questo fondo, significa che l’aria non viene ricambiata a sufficienza.

Il sensore più usato per la CO2 è quello a infrarossi non dispersivo, che sfrutta l’assorbimento della radiazione infrarossa da parte della molecola. È selettivo e stabile, ma va tarato periodicamente perché tende a derivare nel tempo.

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COV: le sostanze volatili

I composti organici volatili sono una famiglia molto vasta di sostanze che evaporano a temperatura ambiente: solventi, colle, vernici, prodotti per la pulizia, materiali di arredo, ma anche emissioni delle persone stesse. I misuratori di COV totali non identificano le singole sostanze, ma danno un indice complessivo che segnala quando la concentrazione di volatili sale rispetto a una situazione di riferimento. È utile come allarme relativo: un aumento indica che qualcosa sta emettendo, e invita a ventilare o a cercare la fonte.

Il sensore tipico per i COV è di tipo a ossidazione su semiconduttore, sensibile ma poco selettivo: reagisce a molte sostanze insieme e va interpretato come tendenza, non come misura assoluta di una specie chimica.

ParametroCosa indicaCome si legge
CO2Adeguatezza del ricambio d’ariaRispetto al fondo esterno
COV totaliPresenza di sostanze volatiliCome tendenza relativa
Temperatura e umiditàComfort e condizioni al contornoInsieme ai due indici

Come si interpreta una lettura

Nessuno dei due parametri va letto isolato. La CO2 elevata indica ventilazione insufficiente rispetto al numero di persone; la si interpreta considerando l’occupazione e la portata d’aria. Un picco di COV va sempre confrontato con la situazione di base dell’ambiente, perché il valore assoluto dipende dal sensore e dalla sua storia. La misura più utile è quella nel tempo: un datalogger che registra l’andamento durante una giornata di lavoro dice molto più di una singola lettura istantanea, perché mostra come i parametri salgono con l’occupazione e scendono con la ventilazione.

Errori tipici

  • Trattare i COV totali come misura assoluta di una sostanza specifica.
  • Misurare la CO2 vicino alle persone o al proprio respiro, falsando il valore ambientale.
  • Non lasciare stabilizzare il sensore dopo l’accensione.
  • Ignorare la deriva del sensore CO2 e saltare la taratura periodica.
  • Basare un giudizio su una sola lettura invece che sull’andamento nel tempo.

Taratura e manutenzione

I sensori di gas derivano nel tempo e richiedono taratura o azzeramento periodico contro riferimenti noti. Per la CO2 è comune una calibrazione che sfrutta l’aria esterna pulita come punto di riferimento del fondo. I sensori di COV a semiconduttore invecchiano e vanno sostituiti secondo le indicazioni. Un misuratore non tarato può dare valori plausibili ma sistematicamente sbagliati, quindi la manutenzione è parte della misura.

Questa famiglia rientra nella categoria Aria, clima, gas ed emissioni e si affianca ai datalogger ambientali e sistemi di monitoraggio, con cui si registra l’andamento dei parametri nel tempo.

I modelli

Quattro strumenti con perimetri molto diversi. Il testo 400 e il testo 440 sono basi multifunzione: hanno la pressione a bordo, mentre le altre grandezze arrivano dalle sonde collegate. Il testo 535 è l’opposto, un monoparametro che misura la sola CO2. Il testo 315-3 tiene insieme due gas d’ambiente, CO e CO2, con due sensori diversi. I dati completi sono nelle schede.

Strumento multifunzione Testo 400, vista frontale

Multifunzione

Testo 400

Base universale per i parametri ambientali: pressione differenziale 0 … +200 hPa e pressione assoluta -700 … +1100 hPa integrate, quattro attacchi Bluetooth, due TUC e due per termocoppia tipo K, display touch da 5 pollici. Le altre grandezze le portano le sonde.

Strumento multifunzione Testo 440

Multifunzione

Testo 440

Strumento multifunzione da 250 g: un attacco per termocoppia tipo K, uno per sonda digitale con cavo e uno per sonda Bluetooth, memoria fino a 7500 protocolli. La versione 440 dP aggiunge il sensore di pressione differenziale integrato, -150 … +150 hPa.

Misuratore di CO2 Testo 535, vista frontale

CO2

Testo 535

Misuratore monoparametro di CO2: campo 0 … 10.000 ppm, risoluzione 1 ppm, accuratezza ±100 ppm + 5 % del valore misurato. Allarme acustico al superamento di un valore limite e Bluetooth 5.0; non misura né temperatura né umidità.

Misuratore di CO e CO2 ambiente Testo 315-3

CO ambiente

Testo 315-3

Due gas con due tecnologie: il CO con sensore elettrochimico, 0 … 100 ppm, e la CO2 con sensore a infrarossi antiurto, 0 … 10.000 ppm. Con il modulo a innesto 0636 9725 aggiunge temperatura e umidità.

Su una base multifunzione la prestazione dipende dalla sonda, non dallo strumento. Per il testo 400 i campi e le precisioni sono elencati sonda per sonda sulla sua scheda. Questa famiglia fa parte della categoria Aria, clima, gas ed emissioni.

Domande frequenti

Perché si misura la CO2 per valutare la ventilazione?

Perché le persone producono anidride carbonica respirando: in un ambiente poco ventilato e affollato la sua concentrazione sale, quindi la CO2 è un indicatore indiretto del ricambio d’aria. Un valore molto superiore al fondo esterno segnala che la ventilazione non sta al passo con l’occupazione.

I misuratori di COV dicono quale sostanza è presente?

No. I misuratori di COV totali danno un indice complessivo dei composti organici volatili senza identificare le singole sostanze. Vanno letti come tendenza relativa: un aumento segnala che qualcosa sta emettendo e invita a ventilare o a cercare la fonte, non a quantificare una specie chimica precisa.

Basta una lettura istantanea o serve registrare nel tempo?

L’andamento nel tempo è molto più informativo. Registrando i parametri durante una giornata si vede come salgono con l’occupazione e scendono con la ventilazione, cosa che una singola lettura non può mostrare. Per questo si abbina spesso un datalogger al misuratore.

Maggiori informazioni e contatti

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