
Ultrasuoni · Controllo corrosione
Come si esegue la misura di spessore su superfici corrose
La misura di spessore su superfici corrose è più delicata di quella su parete sana: dove la corrosione ha agito, la faccia interna diventa irregolare e disperde l’onda in più direzioni, restituendo echi deboli, frastagliati o assenti. Ciò che interessa non è il valore medio ma il minimo residuo, cioè il punto più assottigliato che determina la sicurezza della parete: per questo si esplora l’area muovendo lentamente la sonda e sfruttando la funzione che memorizza il valore minimo. Nella misura di spessore su superfici corrose il trasduttore a doppio cristallo, con emettitore e ricevitore separati, raccoglie meglio gli echi dispersi.
La misura su superfici corrose e irregolari è uno dei compiti più importanti e più difficili della misura di spessore a ultrasuoni. Nel controllo della corrosione di tubazioni, serbatoi, scafi e strutture, l’obiettivo è trovare il minimo spessore residuo della parete, cioè il punto più assottigliato dalla corrosione, perché è quello che determina la sicurezza. Ma proprio dove la corrosione ha agito la superficie interna è frastagliata e irregolare, e questo disturba l’onda ultrasonica: l’eco di ritorno diventa debole, sparsa e difficile da leggere. Capire perché la corrosione complica la misura e come affrontarla, con le sonde e le modalità giuste, è essenziale per un controllo dello spessore affidabile.
Questa pagina spiega perché le superfici corrose disturbano l’eco, come si cerca il minimo spessore residuo, e quali sonde e modalità aiutano. È una guida per il tecnico di controllo corrosione.
Perché la corrosione disturba l’eco
Su una parete sana e liscia l’onda ultrasonica torna come un’eco netta dalla superficie interna, e la misura è facile. Dove la corrosione ha agito, però, la superficie interna è irregolare: piena di crateri, incavi e rilievi. Questa superficie frastagliata riflette l’onda in modo disordinato, disperdendola in più direzioni invece di rimandarla dritta al trasduttore. Il risultato è un’eco più debole e sparsa, a volte con più riflessioni, difficile da interpretare. Inoltre la superficie esterna può essere ruvida o coperta da prodotti di corrosione, il che peggiora l’accoppiamento della sonda. Tutto questo rende la misura su superfici corrose meno stabile che sul materiale sano, e richiede sonde e tecniche pensate proprio per queste condizioni difficili.

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Trovare il minimo spessore residuo
Nel controllo corrosione ciò che conta non è lo spessore medio, ma il minimo spessore residuo, il punto più sottile che determina quando la parete non è più sicura. Per questo la misura non si limita a un punto, ma esplora l’area con più letture, cercando il valore più basso. Molti strumenti hanno una modalità di minimo, che mostra e trattiene il valore più piccolo mentre si sposta la sonda sulla zona, aiutando a individuare il punto più corroso. Si fanno griglie di misura o si scandaglia la zona muovendo la sonda, per non lasciare scoperto il punto critico. La misura va ripetuta, perché su superficie corrosa una singola lettura può essere ingannata dalla dispersione dell’eco. Cercare sistematicamente il minimo, e non fidarsi di una sola misura, è il criterio guida del controllo corrosione.
| Aspetto | Nel controllo corrosione |
|---|---|
| Obiettivo | Minimo spessore residuo |
| Sonda tipica | Doppio cristallo |
| Modalità utile | Ricerca del valore minimo |
Le sonde e le modalità giuste
Per misurare bene sulle superfici corrose si usa tipicamente la sonda a doppio cristallo, con emettitore e ricevitore separati, che raccoglie meglio le eco deboli e sparse delle superfici irregolari e non ha la zona morta del cristallo singolo. Contano anche la frequenza adatta al materiale e allo spessore, e un buon accoppiamento, che su superfici ruvide può richiedere di pulire la zona o usare accoppianti adeguati. La modalità di ricerca del minimo aiuta a non perdere il punto più corroso. Alcuni strumenti offrono anche indicatori della qualità dell’eco, utili per capire se la lettura è affidabile. Scegliere la sonda a doppio cristallo, impostare la modalità di minimo e curare l’accoppiamento sono gli accorgimenti che rendono possibile una misura affidabile anche dove la corrosione ha reso la superficie difficile.
- Cercare sempre il minimo spessore residuo.
- Usare sonde a doppio cristallo sulle superfici corrose.
- Sfruttare la modalità di ricerca del valore minimo.
- Ripetere le misure ed esplorare l’area.
- Curare pulizia e accoppiamento sulle superfici ruvide.
Affidabilità e documentazione
La misura su superfici corrose è delicata e va documentata con cura: la corrosione evolve nel tempo, quindi conta poter confrontare le misure in punti definiti a distanza di tempo per stimare la velocità di assottigliamento. Contano la taratura dello strumento, la scelta della sonda e la sistematicità della ricerca del minimo. Su superfici molto corrose è saggio ripetere le letture e diffidare di valori isolati. Registrare punti, valori e condizioni permette il monitoraggio nel tempo, che è il vero scopo del controllo corrosione. Una misura sistematica e ben documentata trasforma letture difficili in un quadro affidabile dello stato della parete.
Dalla tecnologia allo strumento: cosa serve in pratica
Questo tema appartiene all’area Ultrasuoni del ramo Tecnologie e principi di misura, ed è collegato ai trasduttori a doppio cristallo. Per la strumentazione il riferimento è il Catalogo prodotti.
Nel catalogo il controllo della corrosione fa capo ai kit per ispezione corrosione di tubazioni e serbatoi, nella famiglia controlli non distruttivi e spessimetri di materiale. Se devi misurare lo spessore residuo su superfici corrose, il modulo di richiesta consente di ricevere un’indicazione mirata.

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Domande frequenti
Perché la corrosione rende la superficie interna irregolare, piena di crateri e rilievi, che riflette l’onda ultrasonica in modo disordinato disperdendola invece di rimandarla dritta al trasduttore. L’eco di ritorno diventa debole e sparsa, a volte con più riflessioni, difficile da leggere. Anche la superficie esterna ruvida o coperta da prodotti di corrosione peggiora l’accoppiamento, rendendo la misura meno stabile.
È il punto più sottile della parete, quello più assottigliato dalla corrosione, che determina quando la parete non è più sicura. Nel controllo corrosione non conta lo spessore medio ma questo minimo, per cui la misura esplora l’area con più letture cercando il valore più basso. Molti strumenti hanno una modalità di minimo che trattiene il valore più piccolo mentre si muove la sonda sulla zona.
Tipicamente la sonda a doppio cristallo, con emettitore e ricevitore separati, che raccoglie meglio le eco deboli e sparse delle superfici irregolari e non ha la zona morta del cristallo singolo. Contano anche la frequenza adatta al materiale e allo spessore, un buon accoppiamento (che su superfici ruvide può richiedere di pulire la zona) e la modalità di ricerca del minimo per non perdere il punto più corroso.
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