Sensori laser di distanza e posizione

Distanziometro laser industriale ASTECH serie LDM42

Sensori di processo · Distanza e posizione

Sensori laser di distanza: misura di fase e tempo di volo

I sensori laser di distanza misurano senza contatto quanto è lontano un bersaglio e, da quel valore, ne ricavano posizione, spessore, diametro o livello. Nel nostro catalogo il campo è coperto da due principi, entrambi a laser e senza contatto: la misura di fase, che confronta la fase del segnale di ritorno con quella del segnale emesso e dà la precisione più alta; e il tempo di volo, che cronometra l’impulso luminoso e privilegia la portata e la rapidità.

Sono strumenti da impianto, non da laboratorio: si montano su una struttura fissa, guardano un organo mobile o una superficie e consegnano il valore di distanza al sistema di controllo, in continuo e senza toccare il bersaglio. Da questa unica grandezza il quadro elettrico ricava tutto il resto: la quota di un carroponte, il diametro di una bobina che cresce, il livello dentro un silo, l’oscillazione di una struttura.

Questa pagina spiega i due principi di misura, che cosa cambia davvero nella pratica e quale strumento del catalogo conviene in ciascuna situazione. È rivolta al tecnico di automazione, di impianto e di collaudo. I dati tecnici citati provengono dalla documentazione dei costruttori e sono riportati per esteso nelle schede di prodotto.

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I modelli

Gli strumenti di questa categoria si dividono in due famiglie, secondo che cosa si chiede alla misura: la misura di precisione, per chi deve sapere dove si trova un organo mobile con l’approssimazione del millimetro su distanze da pochi decimetri ad alcune decine di metri; e la lunga portata, per chi deve coprire distanze molto maggiori, inseguire un bersaglio veloce o ricavarne anche la velocità, accettando un’approssimazione più larga. I dati tecnici completi sono nelle schede.

Distanziometro laser industriale ASTECH serie LDM42

Misura di precisione

ASTECH serie LDM42

Misura di fase, precisione millimetrica su superfici naturali senza riflettore. Cinque versioni con la stessa ottica, distinte dal bus verso il controllore.

Distanziometro laser industriale ASTECH LDM301

Lunga portata

ASTECH LDM301

Tempo di volo: grande portata, tempi di misura molto brevi e misura della velocità del bersaglio, con laser pilota per l’allineamento.

I due principi di misura

Nella misura di fase il fascio laser viene modulato in ampiezza e lo strumento confronta la fase del segnale che torna dal bersaglio con quella del segnale emesso: lo sfasamento è proporzionale al percorso compiuto dalla luce. È un confronto, non un cronometraggio, e per questo raggiunge la precisione millimetrica anche su superfici naturali, senza catarifrangente sul bersaglio. Il prezzo da pagare è il tempo: per ottenere una lettura stabile lo strumento integra il segnale, e su bersagli poco riflettenti conviene integrare più a lungo.

Nel tempo di volo lo strumento emette un impulso e ne cronometra il ritorno. La grandezza misurata è direttamente un intervallo di tempo, quindi la lettura si forma in una frazione di millisecondo e l’energia dell’impulso permette di andare molto lontano. L’approssimazione, però, non scende al millimetro: si resta nell’ordine del centimetro, e dipende anche da quante misure si mediano prima di consegnare il dato.

Misura di posizione su metallo incandescente in laminatoio
Su materiale incandescente il vantaggio della misura senza contatto è ovvio; meno ovvio è che il calore irraggiato e i fumi si sommano alla luce estranea, e sono loro a decidere quanto lontano si può mettere il sensore.
PrincipioChe cosa misuraPunto di forzaLimite da mettere in conto
Misura di faseLo sfasamento fra segnale emesso e segnale di ritornoPrecisione millimetrica su superficie naturale, senza riflettoreServe un tempo di integrazione, tanto più lungo quanto meno riflette il bersaglio
Tempo di voloL’intervallo fra l’impulso emesso e il suo ritornoGrande portata, tempi di misura brevissimi, misura anche della velocitàApprossimazione dell’ordine del centimetro, legata alla frequenza di uscita
I due principi non competono: coprono due esigenze diverse. La domanda da farsi non è quale sia migliore, ma se conta il millimetro o la distanza.

Che cosa si misura davvero con una distanza

Misura del diametro di una bobina di carta in avvolgimento
Il diametro di una bobina non si misura: si calcola dalla distanza fra sensore e superficie esterna. Il sensore resta fermo, è il rotolo che cresce verso di lui.

Quasi mai il dato che serve all’impianto è la distanza in sé. Un sensore puntato dall’alto dentro un silo misura una distanza e restituisce un livello; puntato sulla superficie esterna di un rotolo restituisce un diametro; montato lungo la via di corsa di un carroponte restituisce una posizione; puntato su un impalcato restituisce una freccia o un’oscillazione. In tutti questi casi lo strumento è lo stesso: cambia dove lo si punta e che cosa il controllore fa del numero.

Questo spiega perché la scelta si fa quasi sempre a partire dalla geometria dell’installazione — dove si può mettere il sensore, che cosa vede, a che distanza sta il bersaglio — e non dal nome dell’applicazione. Due impianti diversissimi fra loro possono richiedere lo stesso sensore, e due varianti dello stesso impianto possono richiederne due diversi.

Grandezza richiesta dall’impiantoCome la si ottiene dalla distanza
Livello in silo o serbatoioSensore fisso in sommità, distanza dal pelo del materiale
Diametro di bobina o coilSensore fisso, distanza dalla superficie esterna che cresce
Posizione di un organo mobileSensore fisso a fine corsa, bersaglio solidale con l’organo
Spessore di un semilavoratoDue sensori affacciati, differenza fra le due distanze
Deformazione o oscillazione di una strutturaSensore su punto fermo, variazione della distanza nel tempo
Velocità di un bersaglioVariazione della distanza nel tempo, elaborata dallo strumento
La colonna di destra è la parte che riguarda voi: il sensore consegna sempre e solo una distanza.

Il bersaglio decide più dello strumento

Il campo di misura dichiarato non è un numero assoluto: vale per una superficie di riferimento. Una superficie chiara e opaca rimanda indietro molta luce diffusa ed è il caso migliore; una superficie scura ne rimanda poca e accorcia la portata utile; una superficie lucida si comporta da specchio e rimanda il fascio altrove, a meno che non sia perpendicolare all’asse ottico; una superficie trasparente lo lascia passare quasi del tutto. Per questo i costruttori dichiarano il campo indicando la riflettanza a cui si riferisce, e per questo la stessa distanza può essere facile o impossibile secondo che cosa si guarda.

Il catarifrangente, e quando serve davvero

Applicare un catarifrangente o un pannello bersaglio sull’oggetto misurato estende la portata ben oltre quella su superficie naturale. Non è un accessorio da mettere sempre: comporta che il bersaglio sia accessibile, che resti pulito e che non venga urtato. Nella pratica si ricorre al bersaglio dedicato quando la distanza da coprire è molto grande, oppure quando la superficie naturale è scura o irregolare; per le distanze ordinarie su materiali comuni entrambi gli strumenti del catalogo misurano senza alcun bersaglio applicato.

Il diametro dello spot

Il fascio non è un punto: diverge, e a distanza illumina una macchia di alcuni centimetri. È un dato che va guardato prima di scegliere il punto di mira, perché lo strumento risponde a tutto ciò che sta dentro lo spot. Se la macchia cade a cavallo di un bordo, di un foro o di due superfici a quote diverse, la lettura ne risente. Il valore dello spot alle varie distanze è dichiarato dal costruttore ed è riportato nelle schede di prodotto.

Installazione e condizioni ambientali

Un sensore di distanza sbaglia raramente per colpa propria: sbaglia perché è montato male o perché l’ambiente gli toglie segnale. Il montaggio deve essere rigido, perché ogni vibrazione della staffa entra nella misura come se fosse un movimento del bersaglio, e l’asse ottico va orientato in modo che il fascio arrivi il più possibile perpendicolare alla superficie. L’ottica va tenuta pulita: polvere, condensa e schizzi attenuano il segnale di ritorno molto prima che l’impianto se ne accorga dal valore.

Sul lato ambiente contano il freddo, l’acqua e la sporcizia. I costruttori affrontano queste condizioni con opzioni, non con modelli diversi: riscaldamento integrato per le basse temperature, guarnizioni resistenti agli agenti chimici, unità di regolazione della pressione, custodie protettive e tubi con aria di lavaggio per tenere pulita la finestra ottica. Sono scelte da fare in fase di configurazione, perché alcune vanno indicate in ordine e non si aggiungono dopo.

Misura di posizione di un carroponte lungo la via di corsa
Sul carroponte il sensore è fermo e il bersaglio corre: qui non conta solo la precisione, conta che lo strumento aggiorni il valore abbastanza spesso da seguire il movimento.

L’interfaccia verso il sistema di controllo

Un sensore che misura benissimo e non riesce a consegnare il dato al controllore non serve a nulla. La domanda da porsi presto, quindi, è come deve arrivare il valore: a un ingresso analogico in corrente, a una porta seriale, oppure direttamente sul bus di campo dell’impianto. La risposta cambia il modello, non le prestazioni di misura: nella serie LDM42, per esempio, le cinque versioni condividono ottica e accuratezza e si distinguono solo per l’interfaccia.

Se il dato deve arrivare…Che cosa cercare
A un ingresso analogico di PLC o a un indicatoreUscita in corrente 4-20 mA con limiti di distanza programmabili
A un PC o a un terminale di servizioInterfaccia seriale, usata anche per la parametrizzazione
Al bus di campo già presente in impiantoVersione con il protocollo dell’impianto, per non aggiungere gateway
A una soglia che deve far scattare un’azioneUscita digitale con soglia e isteresi programmabili
Solo in istanti precisi, comandati dalla macchinaIngresso di trigger esterno con ritardo regolabile
Vale la pena decidere l’interfaccia prima del modello: è il vincolo che restringe di più la scelta.

Come scegliere lo strumento

Se il vostro problema è…La scelta ragionevole
Conoscere al millimetro la quota di un organo mobile o il diametro di una bobinaASTECH serie LDM42
Portare la misura direttamente su Profibus, PROFINET, Ethernet o EtherNet/IPASTECH serie LDM42, nella versione con quel bus
Coprire distanze molto grandi, all’aperto o su piazzaliASTECH LDM301
Ricavare anche la velocità del bersaglio, oltre alla sua distanzaASTECH LDM301
Misurare con tempi di risposta brevissimi su bersagli rapidiASTECH LDM301
Lavorare stabilmente sotto zero o in ambiente polverosoEntrambi, con le opzioni di riscaldamento e protezione da definire in offerta

Verifica nel tempo

Misura di deformazione su dighe e grandi strutture
Nel monitoraggio strutturale non interessa il valore assoluto ma la sua deriva: proprio per questo il punto di riferimento va verificato periodicamente, o la deriva la si attribuisce alla struttura.

Quando la misura entra in un controllo dimensionale o di qualità, il valore del sensore va confrontato periodicamente con un riferimento di distanza nota. La verifica costa poco e serve soprattutto a distinguere due cose che sul monitor si somigliano: uno strumento che ha derivato e un impianto che si è mosso.

Nella pratica di impianto conta anche la ripetibilità delle condizioni: stessa finestra ottica pulita, stesso punto di mira, stessa geometria della staffa. Se una di queste cambia, cambia la misura, e nessuna verifica strumentale lo rivela. Vale la pena fotografare il montaggio a impianto nuovo e conservare l’immagine con i parametri di configurazione.

Questa famiglia appartiene alla categoria sensori di processo: velocità, lunghezza, distanza e colore, dove sono raccolti gli altri sensori ottici per il controllo di processo. Le caratteristiche complete dei due strumenti, con campi di misura, accuratezze e interfacce, sono nelle schede della serie LDM42 e del LDM301.

Domande frequenti

Qual è la differenza tra misura di fase e tempo di volo?

La misura di fase confronta la fase del segnale laser che torna dal bersaglio con quella del segnale emesso: è il principio che raggiunge la precisione millimetrica, anche su superfici naturali senza riflettore. Il tempo di volo cronometra invece l’impulso luminoso: consente tempi di misura brevissimi e una portata molto maggiore, con approssimazione dell’ordine del centimetro. Si sceglie in base a quanto conta il millimetro e a quanto è lontano il bersaglio.

Cosa si può misurare con un sensore laser di distanza?

Il sensore consegna sempre e solo una distanza; è l’installazione a decidere che cosa quel numero significhi. Puntato dall’alto in un silo dà il livello, puntato sulla superficie esterna di un rotolo dà il diametro, montato lungo una via di corsa dà la posizione, puntato su un impalcato dà la deformazione. Due sensori affacciati misurano lo spessore di ciò che passa fra loro.

Serve un catarifrangente sul bersaglio?

Per le distanze ordinarie su materiali comuni no: entrambi gli strumenti del catalogo misurano su superficie naturale, senza bersaglio applicato. Il catarifrangente o il pannello bersaglio servono per estendere la portata molto oltre, oppure quando la superficie naturale è scura o irregolare, e richiedono che il bersaglio resti accessibile e pulito.

La superficie del bersaglio influisce sulla misura?

Molto. Una superficie chiara e opaca diffonde bene ed è il caso migliore; una superficie scura rimanda poca luce e accorcia la portata utile; una superficie lucida si comporta da specchio se non è perpendicolare all’asse ottico; una superficie trasparente lascia passare il fascio. Per questo i costruttori dichiarano il campo di misura indicando la riflettanza a cui si riferisce.

Come si sceglie l’interfaccia verso il PLC?

Partendo da come il dato deve arrivare in impianto: uscita in corrente 4-20 mA per un ingresso analogico, interfaccia seriale per un PC o un terminale di servizio, versione a bus di campo per consegnare il valore direttamente al controllore senza gateway. Nella serie LDM42 le versioni condividono ottica e accuratezza e si distinguono proprio per questo, quindi l’interfaccia si decide prima del modello.

Si può installare all’aperto o in ambiente freddo?

Sì, ma va deciso in fase di configurazione: le condizioni gravose si affrontano con opzioni, non cambiando principio di misura. Riscaldamento integrato per le basse temperature, guarnizioni resistenti, unità di regolazione della pressione, custodie protettive e aria di lavaggio per tenere pulita la finestra ottica. Alcune vanno indicate in ordine e non si aggiungono dopo: i valori di temperatura e il grado di protezione di ciascuno strumento sono nelle schede di prodotto.

Maggiori informazioni e contatti

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