
Ultrasuoni · Lettura del segnale
Come si legge la rappresentazione A-scan e B-scan
La rappresentazione del segnale A-scan e B-scan traduce in forma leggibile ciò che l’onda incontra dentro il materiale. Nell’A-scan il grafico riporta l’ampiezza degli echi in funzione del tempo trascorso dall’emissione: la posizione di un picco indica la profondità del riflettore, la sua altezza quanta energia è tornata indietro. Muovendo la sonda lungo una linea e affiancando i profili successivi si ottiene il B-scan, una sezione che mostra l’andamento dello spessore o la posizione dei difetti nel tratto esaminato. Le due forme della rappresentazione A-scan e B-scan sono complementari: l’una interpreta il singolo punto, l’altra restituisce la visione d’insieme.
La rappresentazione del segnale A-scan e B-scan è il modo in cui gli strumenti a ultrasuoni mostrano all’operatore ciò che l’onda «vede» dentro il materiale. Il segnale ultrasonico grezzo è un insieme di eco che tornano in tempi diversi con ampiezze diverse; per renderlo leggibile e interpretabile lo strumento lo presenta in forma grafica. La modalità fondamentale è l’A-scan, che mostra l’ampiezza delle eco in funzione del tempo, cioè della profondità; da questa deriva il B-scan, che compone tante misure in una sezione del materiale. Capire come si leggono l’A-scan e il B-scan è essenziale per interpretare correttamente una misura di spessore o un controllo dei difetti, e per distinguere un’eco reale da un artefatto.
Questa pagina spiega cos’è l’A-scan e come si legge, come dall’A-scan nasce il B-scan, e a cosa servono le due rappresentazioni. È una guida per il tecnico che interpreta i segnali ultrasonici.
L’A-scan: ampiezza in funzione del tempo
L’A-scan è la rappresentazione di base del segnale ultrasonico: un grafico che mostra l’ampiezza delle eco in funzione del tempo trascorso dall’emissione. Sull’asse orizzontale c’è il tempo, che corrisponde alla profondità percorsa dall’onda, sull’asse verticale l’ampiezza dell’eco, cioè quanta energia è tornata indietro. Ogni picco è un’eco: la sua posizione lungo l’asse dice a che profondità si trova la superficie che l’ha generata, la sua altezza dice quanto è riflettente. In una misura di spessore l’A-scan mostra il picco dell’eco di fondo, dalla cui posizione si ricava lo spessore. In un controllo difetti mostra eventuali picchi intermedi, che segnalano discontinuità. Saper leggere l’A-scan permette di capire cosa sta realmente accadendo, distinguere le eco vere dai disturbi e valutare la qualità della misura, invece di fidarsi ciecamente del numero visualizzato.

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Dal B-scan alla sezione del materiale
Il B-scan nasce mettendo insieme tante misure A-scan raccolte mentre la sonda si muove lungo una linea. Ogni posizione fornisce un profilo di profondità, e affiancando questi profili si costruisce una sezione del materiale, come se lo si tagliasse e lo si guardasse di lato. Nel B-scan si vede quindi l’andamento dello spessore o della parete lungo il percorso, e si individuano facilmente zone assottigliate, avvallamenti da corrosione o difetti che si estendono. È una rappresentazione molto efficace per il controllo corrosione, perché mostra a colpo d’occhio dove la parete si è ridotta, e per visualizzare l’estensione di un difetto. Mentre l’A-scan dà il dettaglio in un punto, il B-scan dà la visione d’insieme lungo una linea, aiutando a interpretare la geometria del materiale e a documentare il controllo.
| Modalità | Cosa mostra |
|---|---|
| A-scan | Ampiezza delle eco in un punto |
| B-scan | Sezione lungo una linea |
| Uso tipico | Interpretazione e mappatura |
A cosa servono le due rappresentazioni
Le due rappresentazioni si completano. L’A-scan è indispensabile per l’interpretazione fine: permette di capire se un picco è l’eco di fondo o un difetto, di riconoscere echi multipli, di valutare la qualità dell’accoppiamento e di non farsi ingannare da falsi segnali. È la modalità di chi vuole capire davvero la misura. Il B-scan è la modalità della visione d’insieme e della documentazione: mostra l’andamento su un tratto, evidenzia le zone critiche e produce un’immagine che si può archiviare e confrontare nel tempo. Nel controllo corrosione, per esempio, l’A-scan serve a verificare la singola misura e il B-scan a mappare l’assottigliamento lungo una linea. Molti strumenti mostrano entrambe le modalità, permettendo di passare dal dettaglio alla visione d’insieme. Saperle usare tutte e due rende il controllo più sicuro e più leggibile.
- Usare l’A-scan per interpretare le singole eco.
- Distinguere l’eco di fondo dai difetti e dai disturbi.
- Usare il B-scan per la sezione lungo una linea.
- Mappare l’assottigliamento nel controllo corrosione.
- Archiviare le immagini per il confronto nel tempo.
Interpretazione e affidabilità
La forza di queste rappresentazioni sta nel rendere il segnale interpretabile, ma richiedono competenza: un’eco può essere reale o un artefatto, e solo leggendo l’A-scan si distingue. La corretta taratura dello strumento, dello schermo e delle scale è la base per un’interpretazione valida. Nel B-scan conta la regolarità del movimento della sonda e la buona copertura del percorso. Documentare le immagini permette di confrontare i controlli nel tempo, utile soprattutto per la corrosione. Imparare a leggere A-scan e B-scan trasforma lo strumento da scatola che dà un numero a mezzo per capire davvero lo stato del materiale, ed è una competenza centrale del controllo a ultrasuoni.
I controlli dello strumento che governano il tracciato
Un A-scan non è un’immagine data: è il risultato di come lo strumento è impostato. Gli stessi echi, con guadagno o base dei tempi diversi, producono tracciati che si leggono in modo diverso. Conoscere i pochi controlli che contano è ciò che separa una lettura interpretata da una lettura subita.
| Controllo | Che cosa fa | Come si imposta |
|---|---|---|
| Guadagno | Amplifica il segnale ricevuto | Quanto basta a portare gli echi utili in una finestra leggibile, senza saturare |
| Base dei tempi | Definisce l’estensione temporale mostrata | Deve coprire il tempo di volo atteso per il campo di spessore in esame |
| Soglia | Livello sopra il quale l’eco viene preso per buono | Sopra il rumore di fondo, sotto l’ampiezza dell’eco che interessa |
| Larghezza dell’impulso e banda | Determinano la risoluzione assiale | Impulso più corto e banda più ampia separano meglio due echi ravvicinati |
| Guadagno corretto nel tempo | Compensa l’attenuazione al crescere della distanza | Sulle pareti spesse o attenuanti, per rendere confrontabili echi lontani e vicini |
| Zona morta | Intervallo iniziale in cui la sonda non riceve | Non si imposta: si aggira con una linea di ritardo o una frequenza più alta |
Gli artefatti, e come riconoscerli
Non tutto ciò che compare sul tracciato viene dal materiale. Una parte degli echi nasce dal percorso, dall’accoppiamento o dall’angolo con cui si appoggia la sonda, e scambiarli per difetti — o per spessore — è l’errore più comune di chi comincia a leggere un A-scan.
- Echi multipli: riflessioni ripetute fra superficie e fondo. Si riconoscono dal decremento regolare dell’ampiezza e da una spaziatura costante.
- Riverberazione interna: rumore diffuso che maschera gli echi deboli. Si attenua riducendo il guadagno e filtrando.
- Eco laterale o assente: se la sonda non è ortogonale alla superficie, l’eco di fondo si attenua o sparisce del tutto.
- Conversione di modo: la comparsa di onde di taglio, riconoscibili dalla diversa velocità di propagazione, quando l’accoppiamento o l’angolo non sono corretti.
Sul B-scan gli artefatti hanno origini diverse ma effetto analogo. Un errore di posizionamento distorce la scala orizzontale e sposta i difetti rispetto alla loro posizione reale; una variazione dell’accoppiamento lungo la scansione produce anomalie di ampiezza che sembrano difetti e non lo sono; una curvatura non compensata deforma il profilo del fondo. La risoluzione verticale, infine, resta legata alla frequenza: il B-scan mappa bene, ma non sostituisce l’A-scan sui difetti molto piccoli.
Buone pratiche di lettura
Poche abitudini rendono ripetibile ciò che altrimenti dipende dall’operatore di turno.
- Tarare la velocità del suono sul materiale reale prima di fidarsi del numero.
- Impostare la base dei tempi sul massimo spessore atteso, non lasciarla dalla misura precedente.
- Guardare la forma dell’eco prima di accettare la misura automatica: rumore, echi doppi e picchi allargati si vedono, il numero no.
- Su superficie ruvida o rivestita, preferire il doppio elemento o pulire l’area.
- Sul B-scan, usare un encoder affidabile o riferimenti fisici: senza scala orizzontale corretta la mappa non è confrontabile nel tempo.
- Mantenere costante l’accoppiamento lungo tutta la scansione.
- Scegliere il passo di campionamento in funzione della dimensione minima del difetto da trovare, e ripassare in due direzioni sui punti dubbi.
- Conservare sia A-scan sia B-scan: il primo spiega l’origine di ciò che il secondo mostra.
Dalla tecnologia allo strumento: cosa serve in pratica
Questo tema appartiene all’area Ultrasuoni del ramo Tecnologie e principi di misura, ed è collegato al rilevamento di difetti e discontinuità. Per la strumentazione il riferimento è il Catalogo prodotti.
Nel catalogo gli strumenti che mostrano A-scan e B-scan fanno capo ai rilevatori di difetti a ultrasuoni (flaw detector), nella famiglia controlli non distruttivi e spessimetri di materiale. Se ti serve uno strumento con visualizzazione del segnale, il modulo di richiesta consente di ricevere un’indicazione mirata.

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Gli strumenti che applicano questa tecnologia
A-scan e B-scan non li mostrano tutti gli strumenti. Questi sono i modelli Dakota NDT che rappresentano graficamente il segnale, fra gli spessimetri e fra i rilevatori di difetti.

Corrosione
Dakota NDT MX2-DL
A-Scan rettificato e a onda piena, B-Scan a sezione trasversale e barra di scansione. 250 letture al secondo in scansione, 4 GB per letture e forme d’onda.

Corrosione
Dakota NDT Serie CMX
B-Scan su tutti e tre i modelli; A-Scan rettificato e a onda piena su CMX2-DL e CMX3-DL. Memoria da 4 GB con archiviazione a griglia.

Corrosione
Dakota NDT CMX10-DL
La rappresentazione più completa della gamma: registrazione dell’onda piena con A-Scan, B-Scan e video archiviabili e richiamabili. Touchscreen a colori, IP65.

Precisione
Dakota NDT Serie PMX
A-Scan e B-Scan al servizio della precisione: risoluzione fino a 0,001 mm su campo fino a 9144 mm, con tre gate regolabili e memoria da 4 GB.
→ Le due pagine di catalogo: Spessimetri a ultrasuoni e Rilevatori di difetti a ultrasuoni.
Domande frequenti
È la rappresentazione di base del segnale ultrasonico: un grafico che mostra l’ampiezza delle eco in funzione del tempo trascorso dall’emissione. Sull’asse orizzontale c’è il tempo, che corrisponde alla profondità, sull’asse verticale l’ampiezza dell’eco. Ogni picco è un’eco: la posizione dice a che profondità si trova la superficie che l’ha generata, l’altezza quanto è riflettente. Serve a interpretare la misura e distinguere eco vere e disturbi.
L’A-scan mostra le eco in un singolo punto, con ampiezza in funzione del tempo. Il B-scan mette insieme tante misure A-scan raccolte mentre la sonda si muove lungo una linea, costruendo una sezione del materiale come se lo si tagliasse e guardasse di lato. L’A-scan dà il dettaglio in un punto, il B-scan la visione d’insieme lungo una linea, utile per mappare l’assottigliamento o l’estensione di un difetto.
Perché mostra a colpo d’occhio l’andamento dello spessore lungo un percorso, evidenziando le zone assottigliate, gli avvallamenti da corrosione e i difetti che si estendono. Produce un’immagine della sezione che si può archiviare e confrontare nel tempo, aiutando a monitorare l’evoluzione della corrosione. L’A-scan resta utile per verificare la singola misura, il B-scan per la mappatura d’insieme.
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