
Spessore · Plastiche e compositi
Spessore di materie plastiche e compositi: velocità del suono e disomogeneità
Misurare lo spessore di materie plastiche e compositi è più delicato che sui metalli per due ragioni. La prima è la variabilità della velocità del suono, che nei polimeri dipende da formulazione, cariche, additivi e temperatura, mentre nei metalli è praticamente costante. La seconda sono i laminati in fibra e resina, insiemi di strati con vuoti e interfacce interne che generano echi anticipati. Dove si accede a entrambe le facce conviene la misura meccanica a contatto; altrimenti si usano gli ultrasuoni. In ogni caso lo spessore di materie plastiche e compositi va tarato sul materiale reale.
La misura dello spessore di materie plastiche e compositi è diventata centrale con la diffusione di questi materiali in settori come l’automotive, l’aeronautica, il packaging e l’edilizia. Misurarne lo spessore è però più insidioso che per i metalli, perché le plastiche e i compositi non sono materiali omogenei e ripetibili come un acciaio: la loro velocità del suono varia con la formulazione, la temperatura e il grado di reticolazione, e i compositi sono per definizione fatti di fasi diverse. Chi deve controllare uno spessore su questi materiali deve conoscerne le particolarità per non prendere abbagli.
Questa pagina spiega perché plastiche e compositi sono un caso a sé, quali metodi si usano per misurarne lo spessore e come gestire le disomogeneità che complicano la misura. È una guida per il tecnico di produzione, il controllo qualità e il progettista che lavorano con materiali polimerici e compositi.
Perché plastiche e compositi sono difficili
Il primo motivo è la variabilità delle proprietà. In un metallo la velocità del suono è praticamente costante e tabulata; in una plastica dipende dal polimero, dalle cariche, dagli additivi e dalla temperatura, e può cambiare anche tra due lotti dello stesso materiale. Poiché la misura a ultrasuoni converte un tempo in spessore proprio attraverso la velocità del suono, questa variabilità si traduce in incertezza sulla misura se non si tara sul materiale reale.
Il secondo motivo sono i compositi. Un laminato in fibra e resina non è un materiale unico ma un insieme di strati con proprietà diverse, spesso con vuoti, disomogeneità e interfacce interne. L’impulso ultrasonoro può riflettersi non solo sul fondo ma anche sulle interfacce interne, generando echi multipli che vanno interpretati correttamente. Misurare lo spessore di un composito richiede quindi non solo di leggere un numero, ma di capire quale eco corrisponde alla vera superficie di fondo.

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I metodi di misura
Due famiglie di metodi coprono questi materiali, con logiche diverse.
| Metodo | Accesso | Note |
|---|---|---|
| Ultrasuoni | Un solo lato | Richiede velocità del suono tarata |
| Meccanico a contatto | Due lati | Diretto, indipendente dal materiale |
| Micrografico | Sezione | Riferimento distruttivo |
Misura meccanica a contatto
Quando si accede a entrambe le facce, per esempio su un foglio, una lastra o un bordo, la misura meccanica per contatto è la più semplice e affidabile: uno spessimetro a comparatore stringe il materiale tra un’incudine e un tastatore e legge direttamente lo spessore. Il grande vantaggio è l’indipendenza dalle proprietà del materiale: non conta la velocità del suono né l’omogeneità, si misura una distanza fisica. L’unico accorgimento riguarda i materiali morbidi o comprimibili, dove la forza di contatto va controllata per non schiacciare il campione e falsare la lettura.
Misura a ultrasuoni
Quando si accede a un solo lato, come su un serbatoio, una carena o un componente stampato, si ricorre agli ultrasuoni, con lo stesso principio dell’eco usato sui metalli. Qui però la taratura sulla velocità del suono del materiale reale non è un’opzione ma una necessità, data la variabilità delle plastiche. Sui compositi occorre inoltre saper interpretare gli echi multipli generati dalle interfacce interne. Alcuni strumenti mostrano la forma dell’eco, aiutando a distinguere il fondo reale dalle riflessioni interne, cosa preziosa proprio sui laminati.
Gestire le disomogeneità
La chiave per misurare bene compositi e plastiche cariche è riconoscere e gestire le disomogeneità. Un vuoto o una delaminazione interna genera un’eco anticipata, che uno strumento può scambiare per il fondo, dando uno spessore troppo piccolo. Al contrario, un materiale molto attenuante indebolisce l’eco di fondo, che rischia di non essere rilevato. Per questo, oltre allo spessore, la misura a ultrasuoni sui compositi è spesso anche uno strumento diagnostico: un’eco anomala può rivelare un difetto interno. Interpretare il segnale, e non solo leggere il numero, è ciò che distingue una misura corretta da una fuorviante.
- Tarare sempre la velocità del suono sul materiale reale, non su valori generici.
- Sui compositi, distinguere l’eco di fondo dalle riflessioni interne.
- Controllare la forza di contatto sui materiali morbidi o comprimibili.
- Considerare la temperatura, che modifica la velocità del suono nelle plastiche.
- Aumentare i punti di misura sui materiali disomogenei.
Come scegliere l’approccio
La scelta parte dall’accessibilità: se si raggiungono entrambe le facce, la misura meccanica per contatto è la più diretta e affidabile, immune dai problemi di velocità del suono. Se si accede a un solo lato, gli ultrasuoni sono la via obbligata, con la cura di tarare sul materiale reale. Sui compositi conviene uno strumento capace di mostrare il segnale, per interpretare gli echi. Contano poi la comprimibilità del materiale, che indirizza verso strumenti a forza di contatto controllata, e la temperatura d’esercizio. Nel dubbio, la misura micrografica su una sezione fornisce un riferimento indiscutibile per validare gli altri metodi.
Riferibilità e taratura
Come per ogni misura di spessore, la riferibilità passa da campioni di spessore noto. Per la misura meccanica bastano campioni di spessore certificato; per gli ultrasuoni servono campioni dello stesso materiale, o almeno con velocità del suono nota, perché è quella a determinare la conversione. Documentare la velocità del suono usata, i campioni di taratura e il piano di misura è essenziale, soprattutto nei settori dove lo spessore dei compositi entra in specifiche strutturali critiche.
Dalla misura allo strumento: cosa serve in pratica
Questo tema appartiene all’area Spessore del ramo Misure e controlli, e condivide con lo spessore di parete di metalli la tecnica a ultrasuoni. Per la strumentazione il riferimento è il Catalogo prodotti.
Nel catalogo, le misure di spessore fanno capo alla metrologia dimensionale, con gli spessimetri meccanici a comparatore per la misura per contatto tra due facce e i campioni di riferimento per la taratura. Se lavori con compositi, plastiche cariche o componenti dalle disomogeneità particolari, il modulo di richiesta ti permette di ricevere un’indicazione mirata.

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Gli spessimetri a comparatore per film, lastre e laminati
Quando si accede a entrambe le facce, la misura per contatto risolve alla radice il problema della velocità del suono. Gli spessimetri a forcella Käfer si dividono per tre caratteristiche: la risoluzione, che sui film scende a 0,001 mm; il campo di misura, da pochi millimetri fino a 25 e 30 mm per lastre e laminati; la profondità di gola, che stabilisce quanto lontano dal bordo si può misurare su un pannello o un telo. I dati completi — campo, errore massimo, forza di contatto, punti di contatto — sono nelle schede.

Film sottili
Käfer F 1101/30 e F 1101/30-0.1
Spessimetri a forcella analogici per film sottili: lettura 0,001 mm, profondità di gola 30 mm e impugnatura isolata. Sulla versione -0.1 l’errore massimo dichiarato scende a 1,5 µm.

Film sottili
Käfer FD 1000/30-3
Spessimetro a forcella digitale per film: risoluzione 0,001 mm, campo 3 mm, gola 30 mm ed errore massimo di 3 µm, il più basso della gamma digitale. Display LCD con cifre alte 11 mm.

Lastre e provini
Käfer FD 50 e FD 50 TOP
Spessimetri a forcella digitali di precisione: risoluzione 0,001 mm, campo 12,5 mm, gola 50 mm ed errore massimo dichiarato di 5 µm, quattro volte più stretto del corrispondente modello JD.

Lastre e provini
Käfer serie FD /25
FD 50/25, FD 100/25 e FD 200/25: risoluzione 0,001 mm su un campo di misura di 25 mm, con telaio ad altezza maggiorata. Il FD 200/25 ha telaio rinforzato ed è fornito con il proprio supporto.
Sui materiali morbidi o comprimibili la forza di contatto va controllata, perché una lastra schiacciata restituisce uno spessore inferiore a quello reale: le schede riportano la forza di contatto dichiarata modello per modello. L’intera gamma sta nella categoria Spessimetri meccanici a comparatore; per la riferibilità della lettura ci sono i Blocchetti pianparalleli e campioni di riferimento, entrambi nella famiglia Metrologia dimensionale.
Domande frequenti
Perché la velocità del suono nelle plastiche non è costante come nei metalli: dipende dal polimero, dalle cariche, dagli additivi e dalla temperatura, e può variare anche tra lotti. Poiché la misura converte un tempo in spessore tramite quella velocità, la variabilità si traduce in incertezza, a meno di tarare sullo stesso materiale reale.
A ultrasuoni, ma interpretando il segnale: un laminato ha strati e interfacce interne che generano echi multipli, oltre a possibili vuoti e delaminazioni. Occorre distinguere l’eco della vera superficie di fondo dalle riflessioni interne. Strumenti che mostrano la forma dell’eco aiutano, e la misura diventa spesso anche una diagnosi dei difetti interni.
Quando si accede a entrambe le facce del materiale, per esempio su un foglio o una lastra. La misura meccanica a contatto è diretta e indipendente dalle proprietà del materiale, perché misura una distanza fisica senza dipendere dalla velocità del suono. Sui materiali morbidi va però controllata la forza di contatto per non comprimerli.
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