
Manutenzione industriale · Macchine rotanti
Controllo velocità di rotazione delle macchine: un dato che serve anche alla diagnosi
Il controllo velocità di rotazione delle macchine ha un duplice valore. Da un lato verifica che l’organo rotante lavori al regime previsto: uno scostamento dalla velocità nominale può indicare slittamenti nelle trasmissioni, carichi anomali o problemi di alimentazione e regolazione. Dall’altro fornisce il riferimento indispensabile alla diagnostica vibrazionale, perché molti difetti tipici delle macchine rotanti si manifestano a frequenze legate ai giri: senza conoscere la velocità effettiva non è possibile attribuire correttamente le componenti dello spettro. Per questo il controllo velocità di rotazione delle macchine accompagna abitualmente le misure di vibrazione e temperatura.
Il controllo della velocità di rotazione misura i giri di motori, ventilatori, pompe e macchine rotanti, per verificare che funzionino alla velocità corretta e per fornire un riferimento all’analisi delle vibrazioni. La velocità di rotazione, cioè il numero di giri nell’unità di tempo, è una grandezza fondamentale di ogni macchina rotante: molte lavorano a una velocità nominale precisa, e uno scostamento può indicare un problema di alimentazione, di carico o di regolazione. Misurare i giri permette di verificare il corretto funzionamento e, nella diagnostica, di correlare le vibrazioni alla velocità, perché molti difetti producono vibrazioni a frequenze legate ai giri. La misura può essere fatta senza contatto, con strumenti ottici, o a contatto sull’albero. Questa pagina spiega come si controlla la velocità di rotazione nella manutenzione delle macchine.
Questa pagina appartiene all’area Manutenzione industriale e diagnostica macchine ed è una guida alla misura dei giri delle macchine rotanti.
Perché misurare i giri
La velocità di rotazione è una grandezza chiave di ogni macchina rotante. Molte macchine sono progettate per lavorare a una velocità nominale precisa, e verificare che la rispettino è un controllo di base del loro funzionamento: una velocità diversa da quella attesa può segnalare un problema di alimentazione elettrica, un carico anomalo, uno slittamento o un difetto di regolazione. Misurare i giri serve quindi sia per il controllo di funzionamento, sia come parametro di processo dove la velocità determina la lavorazione. Nella diagnostica delle macchine, inoltre, la velocità di rotazione ha un ruolo particolare: è il riferimento a cui legare l’analisi delle vibrazioni. Molti difetti meccanici, come squilibri, disallineamenti e danni ai cuscinetti, producono vibrazioni a frequenze legate alla velocità di rotazione, per cui conoscere i giri esatti permette di interpretare lo spettro delle vibrazioni e risalire alla causa. Per questo la misura della velocità accompagna spesso quella delle vibrazioni. Misurare i giri in modo corretto è quindi utile sia come controllo a sé, sia come supporto alla diagnostica.

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Come si misura la velocità
La velocità di rotazione si può leggere in più modi. Esistono tachimetri ottici e a contatto, che danno direttamente il numero di giri, e sensori di giri fissi da installare sulla macchina. Un metodo alternativo, che non richiede né un riferimento riflettente incollato sull’albero né una punta appoggiata, è lo stroboscopio: si illumina l’organo in rotazione con lampi a frequenza regolabile e si aggiusta quella frequenza finché la parte appare ferma; il valore impostato è allora il regime dell’organo. Questo lo rende praticabile anche dove non si può intervenire sulla macchina. Ha però due condizioni precise. Il moto deve essere periodico e a velocità costante: su una macchina che accelera o rallenta l’immagine non si ferma e il metodo non si applica. E la lettura va verificata sulla frequenza fondamentale, perché se la frequenza dei lampi è un sottomultiplo di quella del moto la parte appare ferma lo stesso, ma il regime reale è un multiplo di quello letto: la controprova si fa raddoppiando la frequenza dei lampi e osservando se compaiono due immagini invece di una.
| Aspetto | Che cosa comporta |
|---|---|
| Lettura stroboscopica | Senza contatto, nulla da applicare sull’albero |
| Controprova del raddoppio | Conferma di essere alla frequenza fondamentale |
| Limite del metodo | Solo moti periodici a velocità costante |
Affidabilità della misura
Per una lettura dei giri affidabile con lo stroboscopio contano poche cose, ma precise. La prima è la verifica della frequenza fondamentale: si sale o si scende di frequenza in modo controllato e si guarda quante immagini compaiono, perché una parte ferma non garantisce da sola che il valore letto sia il regime reale. La seconda è la costanza del regime durante la lettura: se la macchina sta accelerando o rallentando, l’immagine non si stabilizza e il valore non ha significato. Contano poi la stabilità della frequenza dei lampi dello strumento, da verificare periodicamente secondo le indicazioni del costruttore, e la luce ambientale, perché in un locale molto illuminato l’effetto si percepisce peggio. Infine conviene confrontare il valore con la logica dell’applicazione, cioè con il regime nominale e con il rapporto di trasmissione noti, e annotare regime nominale e regime letto per cogliere gli scostamenti nel tempo.
- I giri verificano il corretto funzionamento della macchina.
- Lo stroboscopio legge il regime senza applicare nulla sull’albero.
- Il metodo vale solo per moti periodici a velocità costante.
- La lettura va confermata sulla frequenza fondamentale.
- Il tachimetro ottico dà invece la lettura diretta del numero di giri.
Dall’applicazione allo strumento: cosa serve in pratica
Questo tema appartiene all’area Manutenzione industriale e diagnostica macchine del ramo Applicazioni di misura e controllo, ed è collegato all’analisi delle vibrazioni su motori e cuscinetti e alla manutenzione predittiva programmata.
Nel catalogo la lettura del regime fa capo agli stroboscopi e ai tachimetri portatili ottici e a contatto, nella famiglia sensori di processo: velocità, lunghezza, distanza e colore del Catalogo prodotti. Se devi leggere il regime di una macchina rotante senza contatto, il modulo di richiesta consente di ricevere un’indicazione mirata.

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Gli strumenti per leggere il regime
Due strade per lo stesso dato. Con lo stroboscopio il regime si legge congelando otticamente l’organo in rotazione, e i modelli si scelgono per dove si prende la lettura: la postazione fissa alimentata da rete, la lettura in mobilità con la batteria a bordo, il modello con rilevamento della velocità. Con il tachimetro ottico il numero di giri compare invece direttamente sul display. Vale il limite del metodo stroboscopico: serve i fenomeni periodici a velocità costante, e il valore letto va verificato sulla frequenza fondamentale, perché a un sottomultiplo la parte appare ferma lo stesso. Frequenze, campi e autonomie sono nelle schede.

Lettura assistita del regime
SHIMPO ST-5100
Stroboscopio a LED con rilevamento della velocità: è lo strumento che porta più vicino alla lettura diretta del numero di giri, senza applicare nulla sull’albero.

Lettura diretta dei giri
Testo 465 e 470
Due tachimetri a impugnatura con la stessa misura ottica: fascio di luce modulato, campo +1…+99999 rpm, precisione ±0,02 % del valore misurato, distanza fino a 600 mm. Il 470 aggiunge la misura meccanica a contatto.

Postazione fissa da rete
SHIMPO DT-311D
Stroboscopio allo xeno con alimentazione universale 85–240 VAC: per il punto di controllo permanente su una linea, dove la presa c’è e la lettura del regime si ripete sempre sulla stessa macchina.

Postazione fissa da rete
SHIMPO DT-326B
Stroboscopio a LED alimentato da rete, compatto: la scelta per il banco di collaudo o la postazione di regolazione, dove si cerca con calma la frequenza fondamentale.

Lettura in mobilità
SHIMPO DT-735
Stroboscopio allo xeno a batteria: si porta sulla macchina lontana dalla presa e permette di leggere il regime dove il sensore non si potrebbe applicare.
Lettura in mobilità
SHIMPO DT-326
Alternativa a LED alla lampada di scarica: quattro pile stilo AA a bordo oppure alimentatore 5 V cc, e i tasti di raddoppio e dimezzamento della frequenza per riconoscere la fondamentale invece di fermarsi al primo valore che congela l’immagine.
Gli altri stroboscopi, fra cui le versioni portatili a LED e quella a luce nera, sono nella pagina di catalogo Stroboscopi; gli altri tachimetri nella pagina Tachimetri portatili ottici e a contatto.
Domande frequenti
Perché la velocità di rotazione, cioè il numero di giri nell’unità di tempo, è una grandezza fondamentale di ogni macchina rotante. Molte macchine sono progettate per lavorare a una velocità nominale precisa, e verificare che la rispettino è un controllo di base: una velocità diversa dall’attesa può segnalare un problema di alimentazione, un carico anomalo, uno slittamento o un difetto di regolazione. Inoltre, nella diagnostica, i giri sono il riferimento a cui legare l’analisi delle vibrazioni.
In due modi. Con il tachimetro ottico, che punta un fascio di luce modulato su un riferimento riflettente e mostra direttamente il numero di giri. Oppure con lo stroboscopio: si illumina l’organo in rotazione con lampi a frequenza regolabile e si aggiusta quella frequenza finché la parte appare ferma; il valore impostato è allora il regime. Lo stroboscopio non richiede nulla applicato sull’albero, ma vale solo per moti periodici a velocità costante e il valore va confermato sulla frequenza fondamentale, perché a un sottomultiplo la parte appare ferma lo stesso.
Un legame stretto: molti difetti meccanici delle macchine rotanti, come squilibri, disallineamenti e danni ai cuscinetti, producono vibrazioni a frequenze legate alla velocità di rotazione. Conoscere i giri esatti permette quindi di interpretare lo spettro delle vibrazioni, associando ogni componente in frequenza alla velocità o ai suoi multipli, e di risalire alla causa del problema. Per questo nella diagnostica la velocità si misura insieme alle vibrazioni.
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