Una carta di controllo è utile solo se è costruita bene, e la parte più delicata non è leggerla ma impostarla. Molti reparti aprono un foglio elettronico, incollano una manciata di misure e disegnano due linee a distanza fissa dalla tolleranza: il risultato sembra una carta di controllo, ma non lo è. Questo articolo descrive come impostare carte di controllo SPC partendo dai dati reali del processo, non dal disegno del pezzo, così che la carta dica davvero se il processo si comporta come nel periodo di riferimento.
La sequenza corretta parte prima ancora del primo prelievo: si sceglie la caratteristica da sorvegliare, il tipo di carta coerente con il dato che si raccoglie, il sottogruppo razionale con cui i pezzi vengono accorpati, e la frequenza con cui si preleva. Solo dopo questi passi ha senso raccogliere i dati preliminari e calcolare i limiti. Saltare l’ordine, o invertirlo, produce carte che sembrano corrette ma non descrivono nulla del processo reale.
Il punto su cui si inciampa più spesso è la fonte dei limiti: vanno calcolati dalla variabilità osservata sul processo, mai copiati dai limiti di tolleranza del disegno. Sono due grandezze con significati diversi, e confonderle rende la carta inutile o, peggio, fuorviante. Il resto della procedura riguarda la verifica di stabilità, il ricalcolo dopo un cambiamento voluto e le regole di reazione da definire prima, non durante l’emergenza.

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Che cosa si cerca prima di aprire la carta
La prima decisione riguarda la caratteristica: si sceglie una grandezza significativa per la funzione del pezzo, misurabile con uno strumento adeguato alla dispersione attesa, non una quota qualunque del disegno. Segue la scelta del tipo di carta, che dipende dalla natura del dato: media e range per misure continue raccolte in piccoli sottogruppi, valori individuali quando il prelievo è unitario o distanziato nel tempo, carte per attributi quando il dato è conforme o non conforme. Una carta scelta senza guardare la natura del dato produce limiti statisticamente scorretti, anche se il calcolo aritmetico è ineccepibile. Questa fase non richiede ancora misure: richiede di decidere, con chi conosce il processo, che cosa vale davvero la pena sorvegliare e con quale strumento statistico.
Perché il sottogruppo razionale decide tutto
Il sottogruppo razionale è l’unità di raccolta su cui si baserà ogni calcolo successivo, e la sua definizione precede il prelievo stesso. Un sottogruppo corretto raccoglie pezzi prodotti in condizioni il più possibile omogenee — consecutivi, stesso utensile, stessa regolazione — così che la variabilità interna al sottogruppo rappresenti solo le cause comuni del processo. Prelevare pezzi presi a caso lungo il turno mescola cause comuni e cause speciali nello stesso sottogruppo, e i limiti che ne derivano risultano artificialmente larghi, incapaci di segnalare una deriva reale. Insieme al sottogruppo va fissata la frequenza di prelievo: abbastanza ravvicinata da cogliere i cambiamenti rilevanti per quel processo, ma sostenibile per chi la esegue in reparto senza diventare un carico ignorato dopo le prime settimane.
Come impostare le carte: dal dato grezzo al controllo di processo SPC
Fissati caratteristica, tipo di carta e sottogruppo, si raccoglie un numero di sottogruppi preliminari sufficiente a stimare la variabilità del processo, tipicamente venti o venticinque, in condizioni rappresentative del funzionamento ordinario. Da questi dati, e solo da questi, si calcolano i limiti di controllo: la media e la dispersione osservate nei sottogruppi determinano dove porre le linee, con le costanti statistiche associate alla dimensione del sottogruppo scelto. È qui che si annida l’errore più frequente del metodo: impostare i limiti sulla tolleranza del disegno invece che sui dati raccolti. La tolleranza descrive che cosa il progetto chiede al pezzo, i limiti di controllo descrivono che cosa il processo, nelle condizioni osservate, effettivamente produce. Sono numeri diversi, calcolati con logiche diverse, e scambiarli rende la carta insensibile alle derive reali o, al contrario, la fa segnalare oscillazioni che sono solo rumore naturale del processo.
Verifica di stabilità e regole di reazione definite in anticipo
Prima di considerare i limiti definitivi occorre verificare che il periodo preliminare fosse effettivamente stabile: nessun punto fuori controllo, nessuna sequenza anomala di punti dalla stessa parte della linea centrale, nessuna tendenza sistematica. Se il periodo preliminare non era stabile, i limiti calcolati includono l’instabilità stessa e vanno ricalcolati dopo aver rimosso le cause identificate. Una volta che la carta è in uso, ogni cambiamento voluto del processo — nuovo utensile qualificato, revisione del ciclo, cambio fornitore accettato — richiede un nuovo ricalcolo dei limiti: i vecchi limiti descrivono un processo che non esiste più. Le regole di reazione vanno scritte prima che servano: chi viene avvisato quando un punto esce dai limiti, se la produzione si ferma o continua sotto sorveglianza rinforzata, come si segrega il materiale prodotto dall’ultimo rilievo valido. Decidere queste regole a bocce ferme evita interpretazioni difformi nel momento in cui la carta segnala davvero qualcosa.
Norme di riferimento, qualifica di chi imposta la carta e alternativa
L’impostazione della carta segue la UNI ISO 7870-2, che descrive le carte di Shewhart e le costanti statistiche da usare secondo la dimensione del sottogruppo. Solo a processo dimostrato stabile ha senso calcolare la capacità secondo la UNI ISO 22514, mettendo in relazione la variabilità osservata con la tolleranza richiesta: calcolarla su un processo instabile produce un indice privo di significato. La UNI EN ISO 9001 al punto 9.1 chiede che i dati raccolti vengano effettivamente analizzati, non solo archiviati, e le linee guida AIAG per l’SPC in filiera fissano un linguaggio comune fra fornitore e cliente sugli stessi termini. Chi imposta la carta deve saper distinguere una causa comune da una causa speciale e conoscere il processo che sta osservando: la qualifica di questa figura, e la sua formazione periodica, sono parte della UNI CEI EN ISO/IEC 17025 al punto 7.7 sull’assicurazione della validità dei risultati. Quando il volume di sottogruppi è troppo basso per una carta classica, l’alternativa è una carta per valori individuali, meno sensibile ma applicabile anche a processi con prelievi rari o costosi. Per collegare la scelta della caratteristica agli strumenti con cui i dati vengono raccolti e refertati, la pagina dedicata al software di acquisizione e refertazione raccoglie le soluzioni che riducono gli errori di trascrizione nella fase in cui i dati preliminari vengono raccolti e i limiti calcolati.
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La categoria raccoglie i riferimenti con cui si verifica lo strumento prima che alimenti la carta. Un dato preliminare raccolto con uno strumento non riferibile invalida i limiti calcolati, indipendentemente dalla correttezza del metodo statistico applicato.
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Strumenti dimensionali di uso corrente per il rilievo a bordo macchina. Sono spesso la fonte diretta dei dati che alimentano la carta: la loro risoluzione e la loro riferibilità condizionano la dispersione che si osserva nei sottogruppi.
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