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Datalogger ambientali e sistemi di monitoraggio: cinque errori che falsano la misura

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Il canale di temperatura torna, ma l’umidità relativa è derivata di sei punti in undici mesi senza un solo allarme. Cinque errori dei datalogger multiparametrici che riguardano le grandezze diverse dalla temperatura: umidità, gas e valori calcolati.

Il grafico dice 47,2 per cento di umidità relativa. Non 47 tondo, non un numero di comodo: 47,2. La serie è continua da undici mesi, la banda oscilla di tre punti fra giorno e notte, il canale di temperatura coincide con il termometro a parete entro due decimi. Tutto torna. Poi qualcuno appoggia uno strumento portatile accanto al logger e legge 53,8. Non c’è stato un guasto, non c’è un allarme, non c’è un buco nei dati: c’è un canale che ha derivato piano, per mesi, restando perfettamente stabile e perfettamente ripetibile.

È il modo tipico in cui sbaglia un datalogger multiparametrico. Sul canale di temperatura l’errore si vede, perché ci sono mille riscontri e un’intuizione fisica condivisa. Sulle altre grandezze no: gli errori dei datalogger ambientali e dei sistemi di monitoraggio multicanale si concentrano quasi sempre fuori dal canale termico, sull’umidità relativa, sui gas e su tutto ciò che lo strumento non misura ma calcola.

Le cinque situazioni che seguono non riguardano dove hai messo la sonda né ogni quanto registra. Riguardano il fatto che dentro lo stesso contenitore convivono sensori con fisiche diverse, tempi di risposta diversi e derive diverse, e che il file esportato li presenta tutti nella stessa colonna, con lo stesso numero di decimali e la stessa apparente autorevolezza. La UNI EN ISO 7726, che tratta la strumentazione per le grandezze ambientali, distingue le prestazioni canale per canale proprio per questo.

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Gli errori dei datalogger ambientali multicanale e dei sistemi di monitoraggio: il canale igrometrico verificato insieme a quello termico

Il sensore di umidità relativa e il sensore di temperatura sono due componenti fisicamente distinti, spesso di tecnologia e produttore diversi, alloggiati nello stesso corpo sonda. Hanno deriva, isteresi e tempo di risposta propri. L’errore consiste nel trattarli come un blocco unico: si riscontra il canale termico contro un riferimento, si trova uno scarto di un decimo e si conclude che la sonda è buona, umidità compresa.

Il dato ne risulta falsato perché l’elemento capacitivo che legge l’umidità invecchia per conto suo: il polimero sensibile cambia caratteristiche con l’età, con l’esposizione a solventi e con i cicli di condensa. Uno scostamento di cinque o sei punti percentuali dopo due anni non è una patologia, è il comportamento atteso di un componente non riconfermato.

Si evita separando la conferma metrologica dei due canali, come richiede l’impianto della UNI EN ISO 10012: intervalli distinti, criteri di accettazione distinti, punti di verifica distinti. Il canale igrometrico va riscontrato su almeno due livelli lontani fra loro, non su un solo valore centrale che maschera un errore di pendenza.

Saturazione e condensa sul sensore igrometrico: la lettura che resta alta per ore in aria ormai secca

Dopo un’esposizione prolungata sopra il novanta per cento di umidità relativa, o dopo un episodio di condensa vera sulla superficie sensibile, molti elementi capacitivi restituiscono valori sistematicamente alti per un tempo lungo, anche quando l’aria intorno è tornata secca. Non è un guasto ed è reversibile, ma dura ore, non minuti.

Il dato ne risulta falsato in modo insidioso: la serie non presenta salti, presenta una discesa lenta e regolare che somiglia in tutto a un’asciugatura reale dell’ambiente. Chi legge il grafico a posteriori vede un locale che si asciuga con la sua costante di tempo, e in realtà sta guardando il recupero del sensore. Nei magazzini, negli archivi e nei depositi museali questo produce diagnosi ambientali sbagliate proprio nei periodi critici, che sono quelli che la UNI 10829 chiede di documentare.

Si evita annotando gli episodi di saturazione come eventi dello strumento, scartando dall’analisi la finestra di recupero e prevedendo un riscontro indipendente dopo ogni esposizione estrema. La UNI EN 16242, che tratta la misura dell’umidità dell’aria in ambito conservativo, insiste sulla qualificazione del sensore nelle condizioni reali d’impiego, non in laboratorio.

Autoriscaldamento e calore dell’elettronica: il logger che misura la propria scatola

Un registratore compatto racchiude in pochi centimetri cubi un microcontrollore, una memoria, spesso un modulo di comunicazione e una batteria. Tutto questo dissipa. Se il sensore è interno al contenitore, o affacciato attraverso una finestrella senza ventilazione, lo strumento legge una temperatura che è la sua, non quella dell’ambiente.

L’errore ha una conseguenza doppia, ed è qui che smette di essere un problema di temperatura. L’umidità relativa dipende dalla temperatura alla quale viene valutata: se il sensore lavora anche solo mezzo grado sopra l’aria circostante, l’umidità relativa che restituisce è più bassa di quella vera di circa tre punti percentuali. Il canale termico sbaglia di poco e sembra accettabile; il canale igrometrico sbaglia molto e nessuno lo collega alla causa.

Si evita valutando il riscaldamento proprio dello strumento nella configurazione reale di impiego, alimentazione e trasmissione comprese, e preferendo sonde esterne al corpo quando il contenitore è chiuso o incassato. La UNI EN ISO 7726 chiede esplicitamente che lo strumento non perturbi la grandezza che rileva.

Cross-sensibilità e deriva dei canali di gas: una serie storica coerente e falsa

Sul canale di anidride carbonica il problema tipico è la deriva dello zero del banco ottico NDIR, che molti strumenti correggono con una autocalibrazione basata sul minimo osservato in un periodo lungo. L’ipotesi implicita è che l’ambiente torni periodicamente a un valore di riferimento: in un locale occupato senza interruzione, o in una cantina, quell’ipotesi non vale e la correzione introduce essa stessa l’errore.

Sui sensori elettrochimici il problema è diverso: rispondono anche a composti che non sono il bersaglio dichiarato, con fattori di risposta incrociata noti e talvolta rilevanti. Il risultato, in entrambi i casi, è una serie storica pulita, priva di rumore anomalo, plausibile nel profilo giornaliero e traslata rispetto al valore vero.

Si evita disattivando l’autocalibrazione dove l’ipotesi di ritorno al riferimento non è verificata, confrontando periodicamente il canale con una misura di riferimento indipendente e registrando quali interferenze siano attese nell’ambiente specifico. Nessun canale di gas si conferma leggendo se stesso.

Grandezze derivate archiviate senza gli ingressi: quando l’errore diventa invisibile

Punto di rugiada, umidità assoluta, contenuto d’acqua e rapporto di mescolanza non sono misure: sono calcoli, ricavati da temperatura, umidità relativa e talvolta pressione attraverso una formulazione della tensione di vapore. Molte configurazioni archiviano soltanto il risultato, per risparmiare memoria o per semplificare il rapporto.

Il dato ne risulta falsato in modo non recuperabile. Se il canale igrometrico deriva di quattro punti, il punto di rugiada archiviato è sbagliato di oltre un grado, ma il file non conserva traccia degli ingressi e l’errore non è più separabile dal risultato. Non si può ricalcolare, non si può correggere a posteriori, e la serie resta internamente coerente: nessun controllo di plausibilità la scarterà.

Si evita archiviando sempre le grandezze misurate accanto a quelle calcolate, dichiarando la formulazione e la pressione assunta, e sottoponendo anche i canali derivati alla conferma metrologica prevista dalla UNI EN ISO 10012. Il criterio, sul piano documentale, è semplice: la dichiarazione di conformità non è una prova, e un valore che non si può ricostruire dagli ingressi non è un dato tracciabile. Per orientarsi fra le architetture disponibili e le loro dotazioni di sonde e canali è utile partire dalla panoramica dedicata ai sistemi di monitoraggio continuo e wireless.

Gli strumenti del canale igrometrico

L’articolo tratta cinque errori. Due riguardano i gas, e su quelli non abbiamo nulla da offrire: non trattiamo anidride carbonica, composti organici volatili, particolato né sensori NDIR o elettrochimici, e non forniamo gas di riferimento o servizi di calibrazione. Non offriamo neppure taratura, riferibilità o conferma metrologica come servizio: quella resta di un laboratorio. Quello su cui possiamo essere utili è il canale igrometrico e le grandezze che ne derivano.

Le tre card qui sotto rispondono ciascuna a un errore diverso dell’articolo: il riscontro indipendente, la sonda esterna al corpo, gli ingressi archiviati accanto al calcolo. Nessuno dei tre avvisa nessuno: registrano la serie a bordo e la trasmettono a un’applicazione, e per essi il costruttore non dichiara telefonate, SMS né messaggi di avviso. Il discorso cambia dove le letture arrivano a una piattaforma remota, che può notificare le condizioni avverse: qui non è il caso, perché nessuno di questi tre strumenti la usa. Campi, accuratezze e derive dichiarate dal costruttore sono nelle schede, canale per canale.

Igrometro e misuratore di umidità Tramex MRH3

Lo strumento appoggiato accanto

Tramex MRH3

È il portatile della scena iniziale: con la sonda di umidità relativa prevista dal costruttore legge umidità, temperatura e punto di rugiada sul posto, e serve come riscontro indipendente del canale igrometrico di un registratore.

Kit Tramex Feedback DataLogger con datalogger, sonda e cavo di interfaccia

La sonda fuori dalla scatola

Kit Feedback DataLogger

Il registratore, la sonda di umidità relativa separata e il cavo di interfaccia, con treppiede e supporto a parete: la sonda sta fuori dal corpo, che è la configurazione richiesta dall’errore di autoriscaldamento descritto qui sopra.

Datalogger di umidità e temperatura Tramex Feedback DL-RHTX

Gli ingressi accanto al calcolo

Tramex Feedback DL-RHTX

Registra umidità relativa e temperatura, cioè gli ingressi, insieme al punto di rugiada che ne deriva: il file esportato conserva le grandezze misurate accanto a quella calcolata, come chiede il quinto errore.

Le famiglie complete si vedono nelle pagine di catalogo dei termoigrometri ambientali e sistemi di monitoraggio continuo e wireless.

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