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Datalogger di temperatura: cinque errori che falsano la misura

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Un grafico regolare non dimostra che la catena del freddo abbia tenuto. Posizione del sensore, passo di campionamento, inerzia termica, verifica periodica e sincronizzazione dell’orologio: cinque errori che rendono una registrazione di temperatura plausibile e falsa, e come riconoscerli prima dell’audit.

Un magazzino refrigerato chiude la settimana con un grafico esemplare: una linea piatta a 3,8 °C, nessun picco, nessuna anomalia, 336 punti registrati senza un buco. Il documento viene stampato, firmato e archiviato. Tre settimane dopo un lotto arriva al cliente con segni evidenti di scongelamento parziale, e il registratore continua a dire che non è successo nulla. Non ha mentito: ha misurato esattamente ciò che aveva intorno, nel punto in cui era appeso, con il passo che gli era stato impostato.

È questa la differenza che rende gli errori dei datalogger di temperatura particolarmente insidiosi: non producono valori assurdi, che chiunque scarterebbe. Producono storie plausibili. Un dato singolo sbagliato si nota; una serie temporale sbagliata si archivia, perché ha la forma di ciò che ci si aspettava di vedere. E una volta archiviata diventa una prova, opposta a un reclamo o esibita in un audit.

Il registratore non misura la temperatura del prodotto. Misura la temperatura del proprio sensore, nel punto dello spazio in cui qualcuno lo ha collocato, negli istanti in cui gli è stato chiesto di campionare, secondo un orologio che qualcuno ha impostato. Cinque decisioni prese prima dell’avvio della registrazione determinano se quella storia sarà utilizzabile. Le esaminiamo una per una, con quello che si vede, la causa fisica e il modo di riconoscerle e prevenirle.

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Gli errori di posizionamento: il datalogger registra l’aria, non la temperatura del prodotto

Il caso più frequente è anche il più banale: lo strumento viene appeso dove è comodo raggiungerlo, cioè vicino alla porta, oppure sotto la bocca di mandata dell’evaporatore. Nel primo caso registra ogni apertura come una salita ripida, nel secondo legge il flusso trattato ed esibisce valori più freddi e più costanti dell’intero volume. In entrambi i casi il numero è corretto per quel punto e privo di significato per la merce.

Il riconoscimento passa da una mappatura termica preliminare: più sonde distribuite a carico pieno e a carico ridotto, per individuare il punto più caldo e quello più freddo della cella o del vano di carico. La posizione di registrazione permanente si fissa poi in corrispondenza del punto critico e si documenta con una fotografia e una quota, non con una descrizione a parole. L’accordo ATP e le prassi di conservazione dei refrigerati chiedono proprio questo: che il punto scelto sia giustificato, non ereditato dall’abitudine.

Intervallo di campionamento troppo lungo: l’escursione che sparisce fra due punti

Un registratore impostato a un punto ogni trenta minuti riempie un mese con circa 1.500 valori: un archivio comodo e un grafico ordinato. Ma un’apertura prolungata del portellone, uno sbrinamento anomalo o un fermo dell’impianto della durata di venti minuti hanno buone probabilità di collocarsi interamente fra due campioni consecutivi. Il fenomeno non viene attenuato: viene proprio saltato. La curva risultante è regolare perché nessuno ha guardato nel momento giusto.

Il criterio di scelta non è la capacità di memoria, ma la durata dell’evento più breve che si vuole essere in grado di rilevare: il passo deve essere una frazione di quella durata, non un suo multiplo. Per il trasporto e la conservazione di prodotti refrigerati la UNI EN 12830 fissa i requisiti di prestazione dei registratori, compresi intervallo e risoluzione temporale. Un indizio di passo troppo lungo è una serie che non mostra mai il ciclo di sbrinamento, che invece esiste sempre.

Inerzia termica della sonda scambiata per quella del prodotto

Una sonda nuda immersa in aria ha una costante di tempo di pochi secondi; una cassa di prodotto surgelato al centro di un bancale ne ha di ore. Se durante una sosta la temperatura dell’aria sale di sei gradi e rientra, il datalogger disegna un picco netto mentre la merce si è scaldata di frazioni di grado. Il rischio corre nei due sensi: si scartano carichi conformi per un transitorio che il prodotto non ha vissuto, oppure si accettano derive lente che l’aria non ha mai segnalato.

La correzione consiste nel dichiarare che cosa si sta misurando e usare lo strumento adatto: una sonda in aria per sorvegliare l’impianto, e in aggiunta una sonda simulatrice, cioè un elemento con capacità termica confrontabile con quella del prodotto, per stimare il comportamento della merce. Il segnale d’allarme è un tracciato pieno di picchi verticali e simmetrici: sta descrivendo l’aria del vano, non il contenuto delle confezioni.

Nessuna verifica periodica: la deriva di uno strumento che lavora sempre

Il registratore è lo strumento che nessuno mette mai in dubbio, perché funziona in continuo e non chiede attenzione. Proprio per questo la sua deriva è invisibile: un errore che cresce di qualche decimo di grado all’anno non produce nessun segno riconoscibile nei grafici, sposta soltanto tutta la serie nella stessa direzione. Quando lo scostamento supera la soglia di allarme, mesi di registrazioni già archiviate risultano compromessi in blocco.

La UNI EN 13486 stabilisce la verifica periodica dei registratori di temperatura per prodotti refrigerati, con confronto rispetto a un riferimento riferibile e intervalli definiti. In pratica: verifica almeno annuale su almeno due punti che coprano il campo d’impiego, registro degli scostamenti che consente di vedere la tendenza nel tempo, e ritiro dal servizio dello strumento fuori tolleranza. Il regolamento CE 37/2005 richiede inoltre che gli apparecchi di registrazione nei depositi di surgelati siano conformi e verificabili.

Orologio e fuso disallineati: eventi registrati a un’ora che non esiste nei documenti

L’ultimo errore non riguarda l’asse verticale ma quello orizzontale. Uno strumento configurato con l’ora solare mentre è in vigore quella legale, oppure con il fuso del fornitore del software anziché quello locale, sposta l’intera serie di una o più ore. La curva rimane esatta nei valori e diventa inservibile come prova: l’escursione registrata alle 14:10 non coincide con nessuna operazione dei documenti di trasporto, e la difesa dell’azienda in caso di contestazione crolla su una questione di sincronizzazione.

Si riconosce confrontando un evento noto e databile — l’avvio della registrazione, un’apertura documentata — con l’istante in cui compare nel tracciato. Si evita fissando l’orologio a UTC con fuso dichiarato nel report, verificandolo a ogni scarico dati e annotando la sincronizzazione nel verbale. Per approfondire le caratteristiche e le modalità di registrazione degli strumenti che trattiamo, il riferimento a catalogo sono i sistemi di monitoraggio continuo e wireless, che registrano il clima dell’aria di un ambiente.

Gli strumenti del nostro catalogo per questo tema

Il post distingue due misure che vengono spesso confuse: il clima dell’aria di un ambiente e la temperatura del prodotto conservato. Quello che abbiamo a catalogo sono registratori del clima dell’aria: temperatura e umidità relativa di un locale, scritte a bordo con l’intervallo impostato oppure inoltrate a una piattaforma consultabile da browser. Un avvertimento vale per tutti: non sono sistemi di allarme di sicurezza. I tre registratori autonomi scrivono la serie a bordo e la passano a un’applicazione, dove viene consultata ed esportata. Per il TREMS-10 il costruttore dichiara che la piattaforma può notificare le condizioni avverse.

Datalogger di umidità e temperatura Tramex Feedback DL-RHTA

Registrazione autonoma

Tramex Feedback DL-RHTA

Registra a bordo umidità relativa, temperatura e punto di rugiada dell’aria con l’intervallo che gli viene impostato: è su quella scelta, il secondo errore del post, che si decide se un’escursione breve verrà vista o saltata.

Datalogger di umidità e temperatura Tramex Feedback DL-RHTX

Registrazione autonoma

Tramex Feedback DL-RHTX

Stesse grandezze del RHTA, con esportazione di fogli di calcolo, grafici e report dall’applicazione: serve quando della serie storica bisogna consegnare un documento, non solo guardarla a schermo.

Kit Tramex Feedback DataLogger con datalogger, sonda e cavo di interfaccia

Registrazione autonoma

Kit Feedback DataLogger

Riunisce in una valigetta il datalogger DL-RHTX, la sonda Hygro-i2, il cavo di interfaccia, il treppiede e il supporto a parete: la dotazione per fissare il punto di misura dove è stato scelto, e non dove è comodo appendere lo strumento.

Sistema di monitoraggio ambientale remoto Tramex TREMS-10

Consultazione da remoto

Tramex TREMS-10

Sensori senza fili e una stazione che inoltra le letture alla piattaforma Tramex Cloud, consultabile da browser: lo scostamento non emerge soltanto allo scarico, e il costruttore dichiara che la piattaforma può notificare le condizioni avverse.

Intervallo di registrazione, memoria, campi e accuratezze sono dichiarati dal costruttore nelle schede di prodotto. Il confronto completo fra i modelli è nella pagina di catalogo dei sistemi di monitoraggio continuo e wireless.

Maggiori informazioni e contatti

Partner divisione sistemi e integrazione sensori : www.roder.it
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