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Tensione di filati e nastri: il controllo qualità che tiene la lavorazione

Filatura tessile rocche di filato

Nel tessile il filato è elastico e igroscopico: la tensione letta dipende dall’umidità relativa della sala e dalla velocità di scorrimento. Il post distingue tensione di lavorazione e tensione di prova, indica i criteri di accettazione, il piano di campionamento in reparto e la documentazione lungo la filiera.

Nel comparto tessile il filo che scorre non è un corpo rigido: si allunga, si ritira, assorbe acqua dall’aria e cambia comportamento fra il mattino e il pomeriggio dello stesso turno. Per questo la tensione di filati e nastri controllo qualità non può essere trattata come una semplice lettura di forza: il valore che compare sul display dipende tanto dallo strumento quanto dallo stato del materiale nel momento in cui lo si misura.

La differenza rispetto ad altri comparti è sostanziale. Su un nastro metallico o su un film plastico il materiale è sostanzialmente stabile e la tensione dipende dalla meccanica della linea. Su un filato di cotone, di viscosa o su un nastro tessile intervengono l’igroscopicità della fibra, la torsione, l’elasticità residua e la storia di avvolgimento della rocca. Due rilievi identici sullo stesso filo, presi con umidità relativa diversa, possono divergere in modo tale da spostare il giudizio di conformità.

Ne discende una regola operativa che attraversa tutto questo articolo: un valore di tensione ha senso soltanto se dichiara le condizioni in cui è stato rilevato, cioè temperatura, umidità relativa, velocità di scorrimento, punto della macchina e titolo del filato. Senza queste informazioni il numero non è confrontabile né fra turni diversi né fra fornitore e cliente. Le pagine che seguono ricostruiscono dove nasce l’esigenza lungo il ciclo di lavorazione, che cosa si verifica, come si organizza il controllo in reparto e come si documenta il risultato lungo la filiera.

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Perché nel tessile il clima entra nella misura di forza

Le fibre naturali e molte artificiali sono igroscopiche: scambiano acqua con l’aria fino a raggiungere un equilibrio che dipende dall’umidità relativa dell’ambiente. Con la ripresa di umidità cambiano massa, diametro apparente, rigidezza e allungamento a rottura. Un filato più umido tende ad allungarsi di più a parità di sollecitazione, quindi lo stesso pretensionamento genera una lettura diversa. È il motivo per cui la ISO 139 prescrive un’atmosfera normalizzata di condizionamento e di prova, e per cui la ISO 2062 fissa condizioni precise per la trazione dei filati. Ignorare questo punto significa produrre numeri che sembrano confrontabili e non lo sono: il reparto attribuisce a un difetto di macchina una variazione che è solo stagionale, oppure accetta un lotto perché misurato in una giornata favorevole. Sbagliarlo costa rotture in orditura, tensioni disomogenee in tessitura e barrature visibili sul tessuto finito.

Dove nasce l’esigenza lungo la lavorazione del filato

L’esigenza compare già in filatura, quando la tensione di avvolgimento determina la compattezza della rocca e quindi il comportamento futuro in svolgimento. Prosegue in roccatura e in orditura, dove ogni capo deve arrivare al subbio con una tensione confrontabile agli altri, e culmina in tessitura o in maglieria, dove differenze di pochi centesimi di newton fra le posizioni si traducono in difetti visibili. Si aggiungono le fasi di nobilitazione, in cui il nastro attraversa bagni e campi termici che ne modificano l’elasticità. Qui va distinta la tensione di lavorazione, quella che il materiale subisce realmente in macchina alla velocità di regime, dalla tensione di prova applicata in laboratorio secondo un metodo normalizzato. Sono due grandezze diverse, con scopi diversi: la prima governa il processo, la seconda qualifica il materiale. Confonderle porta a specifiche impossibili da rispettare.

Tensione di filati e nastri controllo qualità: che cosa si verifica

Gli oggetti del controllo sono tre. Il primo è il livello medio di tensione nel punto scelto, confrontato con la finestra dichiarata nella scheda di lavorazione. Il secondo è la dispersione fra posizioni contigue: in orditura conta più l’uniformità fra i capi che il valore assoluto. Il terzo è la deriva lungo il turno, che rivela guide usurate, freni sporchi o variazioni climatiche del reparto. Il criterio di accettazione va espresso come intervallo, mai come valore unico, e deve dichiarare titolo del filato, velocità e condizioni ambientali. Sul piano normativo si citano in coppia le norme di metodo e quelle di prodotto: ISO 2062 per la trazione dei filati, ISO 13934 per i tessuti, ISO 1968 per la terminologia, e ISO 139 per il condizionamento del provino. Lo strumento va scelto e impostato in funzione del titolo, perché un fondo scala troppo ampio annulla la risoluzione utile.

Come si organizza il controllo in reparto

Il controllo regge se è ripetibile. Si fissano punti di misura stabili e identificati sulla macchina, sempre gli stessi, perché spostare il rilievo di venti centimetri cambia il valore. Si definisce un piano di campionamento per posizione e per fascia oraria, con almeno un rilievo a inizio turno, uno a regime e uno prima del cambio lotto, in modo da intercettare la deriva. Si registrano contestualmente temperatura e umidità relativa della sala: senza questi due dati la serie storica è inutilizzabile. L’operatore va qualificato sulla presa dello strumento, sull’angolo di avvolgimento sulle pulegge e sull’azzeramento a filo fermo. Infine la strumentazione richiede una verifica periodica, con taratura dei trasduttori di forza riferita alla ISO 376 e controlli intermedi con carico noto fra una taratura e l’altra.

Documentare il dato e farlo accettare lungo la filiera

Il rapporto di controllo deve consentire a un terzo di ripetere il rilievo. Contiene quindi identificazione del lotto e del titolo, punto e schema di misura, strumento con fondo scala e data dell’ultima taratura, velocità di scorrimento, temperatura e umidità relativa, numero di rilievi, valori e dispersione. Il capitolato fra filatura, tessitura e confezione dovrebbe concordare in anticipo il metodo, non solo il limite: due aziende che misurano in modo diverso litigano su numeri entrambi corretti. Quando il contenzioso nasce, la ricostruzione delle condizioni ambientali è spesso ciò che chiude la questione.

Per approfondire le applicazioni e gli scenari tipici del comparto, in cui il materiale elastico e igroscopico impone regole proprie, si può consultare la pagina dedicata alla tensione di filati e nastri, con il quadro dei controlli lungo la lavorazione tessile.

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