In un quadro elettrico, in una cabina di trasformazione o a bordo di una macchina, la misura di tensione e di corrente sembra l’operazione più banale che un tecnico possa fare: due puntali, una ganascia, un numero sul display. In realtà gli errori multimetri e pinze amperometriche sono fra le cause più frequenti di diagnosi sbagliate, di interventi ripetuti e di collaudi che vengono accettati o rifiutati senza che il dato lo giustifichi. Il numero letto non è mai neutro: dipende dallo strumento, dal punto in cui si misura e da come lo si impugna.
La ragione è fisica. Un multimetro misura una grandezza inserendosi nel circuito e, così facendo, lo modifica; una pinza amperometrica ricostruisce la corrente dal campo magnetico che il conduttore genera attorno a sé, e quindi risente della geometria della ganascia. Le forme d’onda reali degli impianti moderni, deformate dall’elettronica di potenza, si allontanano dalla sinusoide su cui molti strumenti economici basano il proprio calcolo. In queste condizioni un errore di metodo non produce un guasto evidente, ma un valore plausibile e sbagliato.
Le cinque sezioni che seguono ripercorrono i cinque errori più ricorrenti nelle misure elettriche generali: strumento a valore medio impiegato dove serve il vero valore efficace, categoria di misura inadeguata al punto dell’impianto, uso scorretto della pinza, effetto di carico e portata sbagliata, accessori e manutenzione trascurati. Per ciascuno vale lo stesso schema: che cosa si sbaglia, perché il dato ne risulta falsato, come si evita.

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Valore medio dove serve il vero valore efficace
Il primo errore è usare uno strumento a valore medio raddrizzato, calibrato sulla sinusoide, su una forma d’onda che sinusoidale non è. Questi strumenti misurano il valore medio del segnale raddrizzato e lo moltiplicano per un fattore di forma fisso, valido soltanto per un’onda pura. Su carichi con elettronica di potenza — azionamenti a inverter, alimentatori switching, regolatori a parzializzazione di fase, illuminazione LED — la corrente è ricca di armoniche e il fattore di forma reale è diverso: l’errore di lettura può diventare molto rilevante, tipicamente per difetto sulle correnti impulsive. Si evita impiegando uno strumento a vero valore efficace (True RMS), verificandone sulla documentazione la banda passante e il fattore di cresta ammesso, e diffidando di un valore che sembra troppo basso rispetto alla potenza dichiarata del carico.
Categoria di misura e tensione nominale inadeguate al punto dell’impianto
Il secondo errore riguarda prima la sicurezza dell’operatore e solo dopo la qualità del dato. La categoria di misura definita dalla IEC 61010-2-033 descrive l’energia dei transitori che lo strumento è costruito per sopportare nel punto in cui viene usato: CAT II per le prese e i circuiti terminali, CAT III per i quadri di distribuzione e i circuiti fissi, CAT IV per l’origine dell’impianto e le linee di alimentazione. Uno strumento CAT II collegato a un quadro di distribuzione può cedere davanti a una sovratensione impulsiva, con arco elettrico e rischio grave per chi lo impugna. Va verificata anche la tensione nominale associata alla categoria, che non è la stessa per tutte. Si evita scegliendo la categoria del punto più severo dell’impianto su cui si opera, puntali compresi, e non quella più comoda.
Uso scorretto della pinza amperometrica: centratura, conduttori e zero
Il terzo errore è geometrico. La pinza ricostruisce la corrente dal campo concatenato dalla ganascia: se il conduttore non è centrato, ma appoggiato a un lato o vicino allo snodo, la lettura si scosta in modo apprezzabile dal valore reale. Se nella ganascia finiscono più conduttori dello stesso circuito, i campi si sommano algebricamente e il risultato tende a zero, indipendentemente dalla corrente che circola davvero. Anche un traferro sporco, ossidato o deformato da una caduta impedisce la chiusura magnetica e falsa la misura per difetto. Sulle pinze a effetto Hall usate in corrente continua si aggiunge la deriva dello zero: se non si esegue l’azzeramento a ganascia chiusa e vuota prima di ogni serie di letture, l’offset residuo si somma a tutti i valori raccolti.
Effetto di carico, portata sbagliata e tensioni fantasma
Il quarto errore nasce dal fatto che lo strumento fa parte del circuito che sta misurando. Un multimetro ha un’impedenza d’ingresso finita, tipicamente dell’ordine di 10 MΩ: su circuiti ad alta impedenza, segnali di sensori o partitori, questo assorbimento abbassa la tensione letta rispetto a quella presente prima del collegamento. Il fenomeno speculare sono le tensioni fantasma: un cavo scollegato ma posato accanto a conduttori in tensione si carica per accoppiamento capacitivo e lo strumento ad alta impedenza legge decine di volt che non possono erogare corrente, portando a dichiarare in tensione un circuito che non lo è. Si aggiunge la scelta della portata: una portata troppo ampia sacrifica la risoluzione, una portata di corrente usata al posto di quella di tensione mette in corto il circuito. Ingresso a bassa impedenza, funzione di autorange verificata e conferma con un rivelatore bipolare risolvono la maggior parte dei casi.
Puntali, fusibili e verifica periodica: l’errore che matura nel tempo
Il quinto errore non è un gesto sbagliato ma una manutenzione mancata. Puntali con isolamento screpolato, coccodrilli allentati o cavi di sezione inadeguata introducono resistenze di contatto che, sulle misure di bassa tensione e di resistenza, si sommano al valore letto. Un fusibile interno interrotto sulla portata di corrente fa leggere zero ampere a circuito perfettamente funzionante, e la diagnosi viene attribuita all’impianto invece che allo strumento. Una batteria quasi scarica altera l’alimentazione dell’elettronica di misura e produce derive difficili da riconoscere. Sopra tutto questo c’è la verifica periodica: uno strumento mai controllato a fronte di un riferimento noto non offre alcuna garanzia sul dato, e per gli strumenti destinati alla verifica degli impianti la IEC 61557 stabilisce requisiti di incertezza operativa che decadono se la conferma metrologica non viene mantenuta nel tempo.
Per orientarsi fra portate, categorie di misura e tipologie costruttive nella scelta dello strumento, è utile partire dalla pagina di catalogo dedicata ai Multimetri e pinze amperometriche.
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