Una lettura di velocità sbagliata di un fattore due non si vede a occhio: si vede a valle, quando un impasto resta grumoso, un film si assottiglia oltre tolleranza o un cuscinetto arriva a fine vita mesi prima del previsto. Nelle verifiche rapide su alberi, giranti, mandrini e rulli lo stroboscopio è lo strumento più immediato, ma proprio la sua immediatezza favorisce interpretazioni affrettate. La maggior parte degli errori stroboscopi non nasce dallo strumento: nasce dal modo in cui l’operatore legge l’immagine ferma e la accetta senza conferma.
Il principio è semplice. Una lampada emette lampi di durata brevissima a frequenza regolabile; quando la frequenza dei lampi coincide con la frequenza di rotazione dell’organo osservato, ogni lampo illumina il pezzo sempre nella stessa posizione angolare e l’occhio percepisce un’immagine immobile. La stessa immobilità apparente si ottiene però anche a metà, a un terzo o a un multiplo di quella frequenza, e questo è il punto in cui la misura può deragliare.
Gli strumenti citati in questo articolo sono due stroboscopi portatili Shimpo: il DT-735, con regolazione fine della frequenza dei lampi e possibilità di trigger esterno, e il DT-366, modello compatto a LED CREE per verifiche rapide in reparto. Entrambi lavorano con base tempi al quarzo — il DT-735 dichiara un’accuratezza di ±0,01% del fondo scala — e restano affidabili solo se usati con una procedura di conferma. I cinque errori che seguono sono quelli che ricorrono con maggiore frequenza nelle verifiche in campo.

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Leggere un’armonica o un sottomultiplo e crederlo il valore reale
È l’errore più comune e il più insidioso, perché l’immagine appare perfettamente ferma anche quando la frequenza dei lampi è metà, un terzo o un multiplo intero della velocità di rotazione. Un albero a 1500 giri al minuto si presenta immobile a 1500, 750, 500 e 3000 lampi al minuto. La conferma richiede due passaggi obbligatori: dimezzare e poi raddoppiare la frequenza dei lampi e contare le immagini. Se dimezzando compare ancora una sola immagine ferma, il valore precedente era un multiplo e la velocità reale è più bassa; se raddoppiando compaiono due immagini equidistanti, il valore di partenza era corretto. La velocità reale è la frequenza più alta alla quale si osserva una sola immagine ferma. Senza questa doppia verifica il rischio di sbagliare di un fattore due o tre resta elevato.
Usare un riferimento non univoco sull’organo rotante
Il secondo errore riguarda ciò che si guarda, non lo strumento. Una girante con otto pale identiche, una puleggia dentata o un giunto a raggi simmetrici producono un’immagine apparentemente ferma a ogni multiplo del numero di elementi: la stessa geometria si ripresenta ogni 45 gradi, quindi il fermo apparente compare anche a otto volte la velocità reale. La lettura viene interpretata come corretta perché il profilo è nitido e stabile. Il rimedio è applicare un segno singolo e asimmetrico sull’albero o sul mozzo: un tratto di nastro riflettente, una marcatura a pennarello, una vite di colore diverso. La lettura va poi fatta osservando quel segno e non il profilo ripetitivo, verificando che resti unico anche cambiando l’angolo di osservazione.
Durata del lampo troppo lunga e immagine strisciata letta come vibrazione
Il lampo non congela un istante ma un intervallo, e durante quell’intervallo il pezzo continua a muoversi. Lo spostamento apparente si stima moltiplicando la velocità periferica per la durata del lampo: a 10 m/s con un lampo da 10 microsecondi il punto osservato percorre 0,1 mm, valore trascurabile; a 60 m/s con un lampo da 100 microsecondi percorre 6 mm e il bordo appare visibilmente strisciato. La conseguenza tipica è una diagnosi errata di vibrazione o eccentricità su un organo perfettamente equilibrato. Prima di aprire una segnalazione di manutenzione conviene ridurre la durata del lampo o l’energia per impulso, spostare l’osservazione su un raggio minore dove la velocità periferica è inferiore e verificare se lo strisciamento scompare.
Luce ambiente intensa e illuminazione a LED che pulsa: gli effetti di battimento
L’illuminazione di reparto non è continua. Gli apparecchi a LED e le lampade a scarica alimentati dalla rete a 50 Hz pulsano tipicamente a 100 Hz, cioè 6000 volte al minuto, e i driver elettronici a PWM aggiungono componenti a frequenze proprie. Quando questa pulsazione interferisce con i lampi dello stroboscopio nasce un effetto di battimento: l’immagine sembra ferma a una frequenza che non corrisponde alla rotazione, oppure deriva lentamente senza motivo apparente. Una luce ambiente troppo intensa riduce inoltre il contrasto e rende difficile distinguere una da due immagini. In campo si interviene schermando la zona osservata, riducendo l’illuminazione locale, avvicinando lo strumento e verificando che il fermo apparente resti stabile anche spegnendo per pochi secondi l’apparecchio di reparto più vicino.
Deriva termica, batteria scarica e mancata verifica incrociata
Il quinto errore è il più difficile da notare, perché agisce lentamente. Sui modelli portatili la frequenza dei lampi può spostarsi durante la misura per due motivi: il riscaldamento dell’elettronica e della lampada nei primi minuti di funzionamento e la caduta di tensione di una batteria vicina alla scarica, che riduce energia e regolarità degli impulsi. Il risultato è un fermo apparente che si perde da solo e che l’operatore attribuisce alla macchina invece che allo strumento. Le contromisure sono un breve preriscaldamento prima di annotare il valore, batterie cariche o alimentazione da rete e soprattutto una verifica incrociata con un tachimetro ottico o a contatto: due strumenti con principi diversi che concordano entro pochi decimi di punto percentuale chiudono la questione.
Rispetto ai metodi tradizionali il vantaggio resta netto. Il conteggio manuale con cronometro e marcatura richiede accesso all’albero e non dice nulla sul comportamento dinamico; il tachimetro a contatto impone il contatto fisico con l’organo in rotazione, con rischio per l’operatore e frenatura del pezzo; l’analisi a posteriori dei dati di azionamento misura il comando, non il moto effettivo a valle di cinghie, riduttori e slittamenti. Lo stroboscopio misura senza contatto, a macchina in produzione, e in più rende visibile il moto: consente di osservare gioco, slittamento e sfarfallamento mentre accadono. Per gamme, durate del lampo e criteri di selezione, la panoramica completa è nella pagina dedicata agli stroboscopi.
Gli strumenti di cui parla questo articolo
Sotto ci sono tre stroboscopi a catalogo, scelti perché ciascuno interviene su un errore diverso fra i cinque descritti sopra. Nessuno dei tre li elimina: l’ambiguità fra armoniche e sottomultipli è una proprietà del metodo, non un difetto dello strumento, e un’immagine ferma non garantisce in nessun caso che la frequenza di lampeggio sia quella di rotazione. La conferma per dimezzamento e raddoppio, il segno asimmetrico sull’albero e la verifica incrociata restano necessari con qualunque modello.

LED, rilevamento della velocità
SHIMPO ST-5100
Stroboscopio a LED con rilevamento automatico della velocità dichiarato dal costruttore. Risponde al primo errore dando un valore di partenza che non nasce dall’occhio dell’operatore, e quindi non da un fermo apparente. Non elimina però l’ambiguità: la conferma per dimezzamento e raddoppio descritta sopra resta la procedura da seguire.

LED, sfasamento regolabile
SHIMPO DT-366
Stroboscopio a LED con sfasamento regolabile. Serve al terzo e al quarto errore: lo sfasamento sposta l’istante osservato senza cambiare la frequenza, e una sorgente a LED dà un’immagine su cui il contrasto contro la luce di reparto si valuta a occhio. Campo di lampeggio e durata del lampo dichiarati sono nella scheda: servono a verificare che il raddoppio della frequenza resti dentro il campo dello strumento.

Xeno da rete, trigger esterno
SHIMPO DT-311D
Stroboscopio allo xeno alimentato da rete, con ingresso di trigger esterno. Risponde al quinto errore per la parte che riguarda la batteria: da rete quella causa non si presenta. Il trigger esterno permette inoltre di far scattare i lampi da un riferimento indipendente, che è il modo più diretto di togliere l’operatore dalla catena della lettura.
I modelli sono raccolti nella pagina di catalogo Stroboscopi. Campi di lampeggio, durata del lampo, autonomia e accessori sono dichiarati nelle singole schede. Lo stroboscopio è uno strumento di ispezione visiva: non misura il livello di vibrazione, non produce uno spettro e non è un dispositivo certificato per funzioni di sicurezza né per atmosfere potenzialmente esplosive.
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