Un circuito frigorifero non restituisce mai un numero da solo. Il surriscaldamento non è una grandezza che si legge: nasce dal confronto fra una temperatura sull’aspirazione e una pressione convertita in temperatura di saturazione per quel refrigerante. Il sottoraffreddamento funziona allo stesso modo, sul lato alta. Ne segue che capire come scegliere gli strumenti per impianti frigoriferi e pompe di calore significa, prima di tutto, decidere quante grandezze si vogliono vedere nello stesso istante.
Chi lavora con una dotazione minima misura un punto per volta e ricostruisce il ciclo a memoria. Chi ha una dotazione coerente vede il ciclo mentre l’impianto lavora, e riconosce se una deriva viene dalla carica, dallo scambio termico o dall’organo di laminazione. La differenza non sta nella precisione dichiarata: sta nella capacità di leggere insieme grandezze che hanno senso solo insieme.
A questo si aggiunge un secondo vincolo, che negli ultimi anni ha cambiato le scelte più della metrologia: i fluidi. Refrigeranti a bassa infiammabilità e fluidi ad alta pressione richiedono componenti dichiarati compatibili, non semplicemente funzionanti. E la fase di vuoto, che decide la vita del compressore, si giudica con uno strumento che il gruppo manometrico tradizionale non possiede. Le pagine che seguono mettono in fila i criteri di scelta, non una classifica: ogni criterio ha un costo e un compromesso, e vale la pena renderlo esplicito prima dell’acquisto.

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Dal collaudo alla manutenzione: che cosa deve saper fare la dotazione
Gli scenari d’uso portano a dotazioni diverse. Chi mette in servizio un impianto nuovo lavora soprattutto su vuoto, tenuta e carica: gli servono una pompa dimensionata, un vacuometro indipendente e una bilancia che gestisca la quantità prevista dal costruttore. Chi fa manutenzione programmata su parco installato lavora invece su confronti nel tempo: gli serve registrare pressioni e temperature in condizioni ripetibili e archiviarle. Chi interviene su guasto ha bisogno di velocità di collegamento e di una lettura immediata del ciclo. La norma UNI EN 378 descrive il quadro tecnico dei sistemi di refrigerazione e delle pompe di calore, mentre la UNI EN 14511 definisce le condizioni con cui si dichiarano le prestazioni: sono i due riferimenti che dicono quali grandezze hanno senso rilevare e in quali condizioni. Una dotazione scelta su un solo scenario funziona male negli altri due, ed è la ragione più frequente per cui uno strumento appena comprato resta in furgone.
Come scegliere il campo, la risoluzione e l’accuratezza degli strumenti per impianti frigoriferi e pompe di calore
Il primo parametro decisivo è il numero di canali. Due pressioni e due temperature sono il minimo per ricavare surriscaldamento e sottoraffreddamento contemporaneamente; canali aggiuntivi permettono di seguire anche l’aria sugli scambiatori, e quindi di distinguere un problema di carica da un problema di scambio termico. Il secondo parametro è il campo di pressione: i fluidi ad alta pressione richiedono trasduttori con fondo scala adeguato, e usare uno strumento tarato su campi inferiori non è una scelta economica ma un limite operativo. Sul lato temperatura contano risoluzione e classe delle sonde: un decimo di grado è utile solo se la sonda ha un’incertezza coerente, altrimenti si legge rumore. Il gruppo manometrico digitale, rispetto a quello analogico, non è più preciso per definizione: cambia il fatto che contiene archivi di refrigeranti aggiornabili, converte pressione in temperatura di saturazione senza tabelle cartacee e registra la sessione.
Fluidi, ambiente e vincoli di impiego: quando il contesto detta la scelta
La compatibilità con i refrigeranti a bassa infiammabilità è oggi un criterio di selezione a sé: riguarda tubi, valvole, guarnizioni e la dichiarazione d’idoneità dello strumento, non solo la presenza del fluido nell’archivio del display. Uno strumento che elenca un refrigerante fra quelli calcolabili non è per questo dichiarato adatto a lavorarci. Va poi considerato il contesto fisico: coperture, centrali termiche, celle, cabine tecniche impongono portabilità, resistenza alle cadute, tenuta all’umidità e leggibilità del display in piena luce o al buio. Il regolamento UE 517/2014 fissa il quadro dei controlli di tenuta sui gas fluorurati, e determina quindi la frequenza con cui gli strumenti vengono usati e trasportati: una dotazione che resta in officina serve poco. Anche i capitolati incidono, quando richiedono di consegnare valori rilevati in condizioni definite e non semplicemente una dichiarazione di buon funzionamento.
Vuoto, bilance e ricerca fughe: gli accessori che decidono davvero l’acquisto
Il vuoto è il punto in cui la dotazione si misura per davvero. Il manometro composto del gruppo non ha risoluzione utile sotto la pressione atmosferica: il vuoto si giudica su un vacuometro dedicato, che legge nel campo dei microbar e mostra se il valore tiene a pompa isolata. Senza quello strumento non si distingue una perdita residua da umidità ancora in evaporazione. La pompa va scelta per portata e vuoto finale in rapporto al volume del circuito e alla lunghezza delle linee. Sulla carica, la bilancia si valuta su risoluzione e portata insieme: una portata alta con risoluzione grossolana rende impossibile dosare piccole quantità, e il recupero richiede fondo scala adeguato alla bombola. Per la ricerca fughe conta la sensibilità effettiva rispetto al fluido presente in impianto e la capacità di localizzare il punto, non solo di segnalare la presenza.
Costo totale, taratura e trasferimento dei dati nel tempo
Il prezzo d’acquisto è la parte più visibile e spesso la meno rilevante. Nel costo totale entrano la taratura periodica dei trasduttori di pressione e delle sonde, i ricambi soggetti a usura, l’olio della pompa, le batterie e i tubi. Entra anche l’obsolescenza: uno strumento con archivio dei refrigeranti aggiornabile dura oltre l’introduzione del fluido successivo, uno con tabella fissa no.
Il criterio finale è la documentazione. Un dato che resta solo sul display non alimenta il registro dell’apparecchiatura né un confronto fra due interventi: serve poter esportare la sessione, associarla all’impianto e conservarla. La UNI EN 13313 tratta la competenza del personale come parte della qualità del servizio, e la registrazione ordinata è ciò che la rende verificabile. Per orientarsi fra le tipologie disponibili si può partire dalla pagina dedicata agli strumenti per impianti frigoriferi e pompe di calore, dove le famiglie sono organizzate per funzione.
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MANOMETRI E PRESSIONE
Manometri e strumenti per misura di pressione
Raccoglie manometri, vacuometri e trasduttori per la lettura della pressione nei circuiti. È la categoria da consultare quando il criterio di scelta è il campo di misura o la risoluzione richiesta in fase di vuoto e di carica.
DATALOGGER DI TEMPERATURA
Datalogger di temperatura
Contiene registratori autonomi per acquisire temperature nel tempo. Utile quando l’obiettivo non è il rilievo istantaneo ma la documentazione di un andamento fra due interventi, con dati esportabili e associabili alla singola apparecchiatura.
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