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Elemento piezoelettrico e tipi di sonda: confronto fra le costruzioni

Molatura metallo scintille

Le costruzioni di una sonda a ultrasuoni non sono intercambiabili: monoelemento a contatto, doppio cristallo, linea di ritardo e immersione rispondono a compiti diversi. Confronto fra zona morta, materiale dell’elemento, smorzamento, frequenza, superficie ammessa e temperatura di lavoro, con una tabella di sintesi.

Due sonde appoggiate sullo stesso punto della stessa lamiera possono restituire due letture diverse, ed entrambe essere corrette. Non è un paradosso: è la conseguenza del fatto che una sonda a ultrasuoni non è un accessorio intercambiabile, ma la parte della catena di misura che decide che cosa lo strumento riesce a vedere. La costruzione interna, il modo in cui l’onda viene generata e raccolta, il percorso che l’impulso compie prima di entrare nel materiale: sono queste scelte a definire lo spessore minimo leggibile, la profondità raggiungibile e il comportamento su una superficie corrosa.

Chi lavora in officina o in impianto lo sperimenta quando un pezzo sottile smette di dare una lettura stabile, quando su una parete ossidata il valore salta, quando su un tubo di piccolo diametro il contatto non si stabilisce. In tutti questi casi il problema non è l’elettronica: è la geometria e il comportamento acustico della sonda. Conoscere i tipi di elemento piezoelettrico per gli ultrasuoni e le costruzioni che li ospitano significa capire in anticipo quale limite si sta per incontrare.

Questo articolo mette a paragone le costruzioni della sonda, non i prodotti: monoelemento a contatto, doppio cristallo, linea di ritardo, immersione, insieme ai parametri che le caratterizzano — materiale dell’elemento, smorzamento, frequenza, superficie ammessa, temperatura di lavoro. I riferimenti tecnici richiamati sono la UNI EN 12668-2 per la verifica delle sonde a ultrasuoni, la UNI EN ISO 16809 per la misura di spessore e la UNI EN ISO 22232 per la caratterizzazione dei trasduttori.

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La grandezza in gioco è un tempo. Lo strumento eccita un cristallo, il cristallo si deforma e lancia un impulso meccanico nel materiale, l’impulso viaggia, incontra la faccia opposta, torna indietro e rimette in vibrazione il cristallo. Da quel tempo di volo, nota la velocità del suono, si ricava una lunghezza. Il problema è che lo stesso elemento non può trasmettere e ascoltare nello stesso istante: subito dopo l’emissione continua a vibrare, e finché vibra non distingue nulla. Nasce così la zona morta a ridosso della superficie, il tratto in cui gli echi arrivano mentre l’elemento è ancora occupato. Tutte le costruzioni che si incontrano nella pratica sono risposte diverse a questo stesso vincolo, e ognuna paga il vantaggio che ottiene con una rinuncia da qualche altra parte: sensibilità, dimensione della zona esplorabile, comodità d’impiego, tolleranza alla superficie reale del pezzo.

La costruzione monoelemento a contatto: semplice, sensibile, cieca da vicino

Nella soluzione più diretta un solo cristallo, protetto da una faccia di usura, svolge entrambi i ruoli. Il vantaggio è reale: pochi elementi fra il cristallo e il pezzo significano poca energia dispersa, quindi buona sensibilità e capacità di attraversare spessori consistenti o materiali che attenuano molto. La costruzione è robusta, l’appoggio semplice, il segnale pulito quando la superficie è regolare e il materiale omogeneo. Il limite è altrettanto netto: la zona morta subito sotto la superficie. Sugli spessori sottili il primo eco utile arriva mentre l’elemento sta ancora smorzando la propria vibrazione, e la lettura o non compare o compare instabile. Un secondo limite riguarda la geometria: su una faccia interna corrosa, irregolare o inclinata, l’eco di ritorno si disperde e non rientra tutto nel cristallo. La monoelemento a contatto resta la scelta naturale su pareti sane e accessibili, con spessori lontani dal limite inferiore dello strumento.

Doppio cristallo, linea di ritardo e immersione: tre modi di aggirare la zona cieca

La costruzione a doppio cristallo separa i due compiti: un elemento trasmette, un altro riceve, divisi da uno schermo acustico e leggermente inclinati l’uno verso l’altro. Il ricevitore non è disturbato dall’emissione, quindi la zona morta si riduce drasticamente e diventa possibile leggere pareti sottili o fortemente corrose; in cambio la sensibilità non è uniforme con la profondità, perché i due fasci si incrociano a una distanza definita dalla costruzione. La sonda con linea di ritardo interpone invece un blocco di materiale a bassa attenuazione fra cristallo e pezzo: l’impulso vi compie un tragitto noto, e quando entra nel materiale l’elemento ha già smesso di vibrare. L’eco superficiale viene così spostato fuori dalla finestra cieca, con un guadagno notevole sulla risoluzione dei sottili. La costruzione per immersione, infine, affida all’acqua il compito di accoppiare e ritardare: nessun contatto meccanico, appoggio irrilevante, ripetibilità elevata su pezzi piccoli o delicati, ma la necessità di una vasca e di un posizionamento controllato.

Tipi di sonda e materiale dell’elemento a confronto: piezoelettrico ceramico, composito o polimerico per gli ultrasuoni

Sotto la costruzione ci sono tre parametri che spostano il risultato quanto la geometria. Il primo è il materiale attivo: la ceramica piezoelettrica offre grande efficienza di conversione e quindi sensibilità, il composito allarga la banda e migliora l’accoppiamento a scapito di parte del segnale, il polimero dà bande molto larghe e impulsi brevi con sensibilità modesta. Il secondo è lo smorzamento: un blocco che assorbe la vibrazione posteriore accorcia l’impulso e migliora la risoluzione sugli spessori sottili, riducendo però l’energia disponibile in profondità. Il terzo è la frequenza: salendo si risolvono dettagli e spessori minori, scendendo si penetra in materiali attenuanti o in pareti spesse. La tabella riassume come queste voci si combinano con le costruzioni descritte.

CriterioMonoelemento a contattoDoppio cristalloLinea di ritardoImmersione
Zona morta vicino alla superficieAmpiaMolto ridottaSpostata fuori dalla finestra ciecaSpostata nel percorso in acqua
Spessori sottiliSfavorevoleBuonoOttimaleOttimale su pezzi piccoli
Penetrazione su spessori elevatiElevataLimitata dalla focalizzazioneRidottaDipende dal fascio impostato
Superficie ammessaPiana e regolareAnche curva o corrosaPiana, meglio se lisciataAnche complessa, immersa
Materiale dell’elemento tipicoCeramicaCeramica o compositoComposito o polimeroComposito
Larghezza di banda e durata dell’impulsoBanda stretta, impulso lungoBanda mediaBanda larga, impulso breveBanda larga
Temperatura di lavoroAmbienteAnche superfici calde con versioni dedicateLimitata dal blocco di ritardoVincolata al liquido
Usura della faccia di contattoProgressiva sull’appoggioProgressiva, faccia divisaInteressa il blocco, sostituibileAssente, nessun contatto
Confronto sintetico fra le costruzioni descritte.

Quando conviene una costruzione e quando l’altra: è il pezzo a decidere

Non esiste una costruzione migliore, esiste quella adatta al pezzo che si ha davanti. Una parete di serbatoio spessa e sana, accessibile da un lato regolare, si legge bene con una monoelemento a contatto. Una tubazione corrosa internamente, con la faccia opposta irregolare, chiede un doppio cristallo. Un particolare sottile, un rivestimento metallico o una lamiera vicina al limite inferiore dello strumento chiedono una linea di ritardo, o comunque una banda larga e un impulso breve. Un componente piccolo, di forma complessa o da controllare in serie, giustifica l’immersione. I casi limite esistono e vanno riconosciuti: superficie molto calda, curvatura stretta rispetto al diametro della faccia, materiale fortemente attenuante, rivestimento non rimosso. In ognuno di questi casi la scelta si sposta su una costruzione dedicata, oppure il rilievo va dichiarato come non rappresentativo.

Due temi restano volutamente fuori da questo confronto e sono trattati altrove: il degrado della faccia di contatto nel tempo, che qui compare solo come voce costruttiva in tabella, e la verifica dell’abbinamento fra sonda e strumento, che è una sequenza operativa a sé. Per un quadro delle costruzioni disponibili e delle rispettive caratteristiche si può consultare la pagina dedicata a sonde e trasduttori a ultrasuoni, dove le famiglie sono raccolte per compito di misura.

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