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Lunghezza e conteggio in filatura: il metro dichiarato sulla rocca

Linea imbottigliamento in cantina

In filatura la lunghezza si dichiara ma spesso si calcola: si aspa una matassa, la si pesa e dal titolo si risale ai metri. Il metodo indiretto per pesata, l’allungamento sotto la tensione di aspatura, la tolleranza dichiarata e la gestione del reclamo del cliente, con le norme di riferimento del comparto tessile.

Una rocca di filato si vende a peso e si consuma a metri. Fra le due unità sta il titolo, cioè la massa per unità di lunghezza, e sta un materiale che si allunga appena lo si mette in tensione e che cambia peso al variare dell’umidità dell’aria. Per questo il tema lunghezza e conteggio in filatura controllo qualità non si esaurisce nella lettura di un contametro: è la verifica di una dichiarazione commerciale che il cliente ricontrollerà altrove, con un’altra aspa e in un altro clima.

Il metodo più usato in filatura è indiretto: si aspa una matassa di lunghezza nominale nota, la si pesa e da massa e titolo si risale ai metri presenti sul supporto. È un metodo rapido e adatto al reparto, ma trasferisce sulla bilancia tutta l’incertezza del titolo, e sull’aspa tutta quella della tensione di avvolgimento. Una catena di passaggi corretti singolarmente può comunque produrre uno scarto percentuale sistematico sull’intero lotto.

Il conteggio diretto in linea, con ruota o con sensore ottico, risolve altri problemi ma non gli stessi: misura ciò che passa, non ciò che resta sul supporto dopo tagli, rotture e riprese. Le due strade vanno tenute insieme, dichiarando sempre in quali condizioni il dato è stato rilevato: senza quel contorno, la tolleranza scritta sul cartellino non è difendibile davanti a un reclamo.

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Perché il metro dichiarato sulla rocca pesa sul rapporto commerciale

In filatura la quantità consegnata è un numero scritto: metri per rocca, o massa e titolo da cui il cliente ricava i metri. Chi tesse o chi confeziona programma i propri consumi su quel numero, e un ammanco anche modesto si traduce in cambi di rocca fuori piano, giunzioni aggiuntive e fermi macchina. Sbagliare per difetto genera reclami e note di credito; sbagliare per eccesso significa regalare materiale su ogni collo prodotto. Il punto delicato è che entrambe le parti misurano correttamente e ottengono valori diversi: il filato consegnato in un magazzino secco pesa meno dello stesso filato uscito da un reparto umido, e una matassa aspata con più tensione contiene meno metri reali di quanti ne dichiari la conta dei giri. La dichiarazione regge solo se accompagnata dalle condizioni di rilievo.

Dove nasce l’esigenza lungo il ciclo del filato

L’esigenza compare già in filatura, quando si fissa il titolo nominale e la sua tolleranza: quel valore è il primo anello della catena, perché ogni conversione successiva fra massa e metri lo assume come costante. Prosegue in roccatura, dove la rocca viene formata a peso e la lunghezza diventa un dato calcolato, non misurato. Riemerge in binatura e ritorcitura, dove il titolo risultante va ricalcolato e le riprese dopo rottura alterano il conteggio. Arriva all’imballaggio, momento in cui il numero entra nel documento di trasporto e diventa impegno contrattuale. Infine ricompare a valle, in orditura o in confezione, quando il cliente esaurisce il supporto prima del previsto. Ogni fase eredita l’incertezza della precedente: se il titolo non è verificato periodicamente, l’errore viaggia con il materiale.

Lunghezza e conteggio in filatura: controllo qualità con il metodo indiretto per pesata

Il metodo indiretto si articola in tre grandezze: la lunghezza nominale della matassa aspata, la sua massa e il titolo che le lega. La ISO 2060 descrive la determinazione della massa lineica su matasse aspate e fissa il numero di prelievi; la ISO 1130 regola il campionamento dei lotti; la ISO 7211 serve quando il filato va estratto da un tessuto per risalire al titolo. Il criterio di accettazione riguarda quindi due cose distinte: lo scostamento del titolo dal nominale e lo scostamento della lunghezza dichiarata. Entrambi vanno espressi in percentuale e su un numero dichiarato di rocche, non su un singolo pezzo. Il condizionamento secondo ISO 139 è parte del criterio: una pesata fatta prima che il campione abbia raggiunto l’equilibrio igroscopico non è confrontabile con quella del cliente.

Come si organizza il rilievo in reparto: aspatura, campionamento, operatore

La variabile che l’organizzazione deve tenere ferma è l’allungamento sotto la tensione di aspatura. Il filato avvolto sull’aspa si allunga in modo elastico, e i metri contati sui giri sono metri sotto carico: se la pretensione non è fissata e ripetibile, due operatori ottengono lunghezze diverse dalla stessa rocca. Vanno quindi definiti la pretensione, la velocità di aspatura e il numero di giri, e vanno scritti nella procedura. Il campionamento si fissa per lotto e per posizione di filatura, non a scelta libera dell’operatore, con un numero minimo di rocche per collo e prelievi ripetuti nel turno. Sulle linee continue i contametri vanno verificati con lunghezza campione a intervalli stabiliti; per gli strumenti usati a fini commerciali valgono i requisiti della direttiva MID 2014/32/UE e le prescrizioni OIML R66. La qualifica dell’operatore si chiude con una prova di ripetibilità documentata.

Tolleranza dichiarata, documenti e gestione del reclamo

Il documento che accompagna il lotto deve dire tre cose: quanti metri sono dichiarati, con quale tolleranza percentuale, e in quali condizioni il dato è stato ricavato. Significa indicare il metodo (indiretto per pesata o conteggio diretto), l’atmosfera di condizionamento secondo ISO 139, la pretensione di aspatura e la numerosità del campione secondo ISO 1130. Senza questi elementi la tolleranza è un numero senza contorno e ogni ricontrollo del cliente diventa una contestazione aperta.

Sul reclamo la regola pratica è una sola: si confronta metodo con metodo, mai il proprio calcolo con la misura altrui. Se il cliente ha contato in orditura a tensione di lavoro e il fornitore ha pesato una matassa condizionata, la differenza va scomposta prima di attribuirla. Conservare i registri di pesata, i certificati di taratura della bilancia e le verifiche periodiche dei contametri consente di chiudere la discussione con dati, non con opinioni. Per il quadro applicativo completo si veda la pagina dedicata a Lunghezza e conteggio in filatura.

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