Un progetto termico ben fatto non garantisce un edificio ben coibentato. Fra il calcolo depositato e l’involucro che esce dal cantiere si apre uno spazio in cui finiscono giunti mal serrati, pannelli tagliati a misura approssimativa, fissaggi passanti, cavedi lasciati aperti e riprese di posa fra squadre diverse. Per questo i controlli su isolamento termico e dispersioni non sono un adempimento burocratico ma la sola prova che l’opera realizzata corrisponda a quella prevista.
Il tema di questa pagina non è la diagnosi energetica di un edificio in esercizio, che parte dai consumi e cerca margini di miglioramento. Qui il punto di partenza è il capitolato: esiste uno strato isolante progettato con una certa continuità, un certo spessore e certi dettagli di nodo, e occorre stabilire se è stato eseguito così. La domanda non è «quanto consuma», ma «è conforme a ciò che abbiamo comprato».
Cambia tutto: cambia il momento del rilievo, che deve cadere quando gli strati sono ancora ispezionabili o comunque prima del saldo; cambiano le condizioni al contorno, perché un edificio non ancora abitato ha un regime termico diverso; cambia il destinatario del documento, che è la direzione lavori e non il gestore. E cambia la conseguenza: un esito negativo apre una richiesta di ripristino, non un piano di efficientamento.

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Perché nell’edilizia i controlli su isolamento termico e dispersioni pesano sul collaudo
Nell’edilizia il difetto di coibentazione è quasi sempre invisibile a opera finita e diventa evidente molto dopo, quando l’immobile è occupato e le responsabilità sono difficili da ricostruire. Un tratto di isolante interrotto in corrispondenza di un solaio, un fissaggio metallico ripetuto senza rottura di ponte termico, una intercapedine non riempita: nessuno di questi difetti compromette la stabilità, ma tutti spostano il comportamento reale dell’involucro rispetto al progetto. Le conseguenze sono muffa sui nodi più freddi, disomogeneità di comfort fra locali, contestazioni sul saldo dei lavori e, quando l’intervento è legato a incentivi o a un capitolato prestazionale, il rischio che la prestazione dichiarata non sia dimostrabile. Verificare al momento giusto costa una frazione di quanto costa demolire e ripristinare.
Dove nasce l’esigenza lungo il ciclo di vita dell’opera
L’esigenza compare in tre momenti distinti. Il primo è in corso d’opera, con lo strato isolante ancora a vista: qui la verifica è geometrica e visiva, si controllano continuità, spessore, aderenza al supporto e trattamento dei nodi, ed è l’unico momento in cui la correzione è economica. Il secondo è alla chiusura dei pacchetti, prima di intonaci e finiture, quando conviene eseguire una prova di permeabilità all’aria secondo la UNI EN ISO 9972 perché le perdite sono ancora raggiungibili. Il terzo è il collaudo, a edificio completo, dove si lavora per differenze di temperatura superficiale e per misure in opera. Programmare i rilievi solo alla fine significa rinunciare ai primi due, e trasformare ogni anomalia in un contenzioso.
Che cosa si verifica in opera e con quali criteri di accettazione
Tre oggetti distinti. La continuità dello strato isolante si indaga per via termografica secondo la UNI EN ISO 6781 e la UNI EN 13187, che descrivono come riconoscere irregolarità qualitative dell’involucro: il metodo individua l’anomalia e la sua estensione, non un valore. La trasmittanza dell’elemento opaco si misura in opera con il metodo del termoflussimetro descritto dalla ISO 9869-1, che richiede una campagna continua di più giorni e restituisce un valore confrontabile con quello di calcolo. I ponti termici si valutano rispetto alla modellazione della UNI EN ISO 10211, verificando che quelli rilevati siano quelli previsti. Il criterio di accettazione non si improvvisa in cantiere: va scritto nel capitolato prima dell’inizio dei lavori, con lo scostamento ammesso e l’incertezza dichiarata del metodo.
Come si organizza la campagna di rilievo in cantiere
Una campagna vale quanto valgono le sue condizioni al contorno. Serve un salto termico stabile fra interno ed esterno per tutta la durata del rilievo, assenza di irraggiamento solare diretto sulle superfici indagate e di pioggia recente, e un regime sufficientemente costante: per questo si registrano con datalogger temperatura e umidità dei due ambienti per l’intero periodo, e non solo all’istante dello scatto. I punti di misura si fissano in pianta e si ripetono uguali a ogni campagna: campate correnti, nodi strutturali, spallette dei serramenti, attacchi a terra e in copertura, con un numero di punti proporzionato alle superfici omogenee e alle squadre di posa intervenute. L’operatore deve essere qualificato per il metodo termografico applicato all’edilizia, e la periodicità segue le fasi di cantiere, non il calendario.
Documentazione e accettazione dell’involucro lungo la filiera
Il documento finale deve permettere a un terzo di rifare il rilievo. Vanno riportati identificazione univoca dell’edificio e dei punti indagati su pianta, metodo dichiarato prima dell’esecuzione con la norma applicata, strumenti impiegati con estremi del certificato di taratura in corso di validità, condizioni al contorno registrate per tutta la campagna, esito rispetto al criterio di accettazione concordato e incertezza associata. Le immagini termografiche vanno conservate nel formato radiometrico originale, non come sola immagine visibile, altrimenti non sono rielaborabili in contraddittorio. Quando la prestazione entra nel fabbisogno calcolato secondo la UNI EN ISO 52016, il riscontro in opera va allegato agli elaborati energetici e non tenuto separato.
Su questi criteri si costruisce il passaggio di accettazione fra impresa, direzione lavori e committente: chi firma sa che cosa è stato verificato, quando e con quale margine. Per un quadro delle applicazioni e degli strumenti impiegati in questo ambito è disponibile la pagina dedicata a Isolamento termico e dispersioni.
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La categoria raccoglie le termocamere per l’indagine qualitativa delle superfici, con le caratteristiche che contano nel rilievo dell’involucro: risoluzione del sensore, sensibilità termica, ottiche disponibili e formato radiometrico dei file, indispensabile per rielaborare le immagini in un secondo momento.
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Datalogger ambientali e sistemi di monitoraggio
Qui si trovano i registratori di temperatura e umidità e i sistemi di monitoraggio continuo che documentano le condizioni al contorno di una campagna: intervallo di registrazione, autonomia, canali disponibili ed esportazione dei dati sono gli elementi che rendono il rilievo difendibile.
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