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Corrosione sotto isolamento: come si individua prima che diventi un guasto

Canna fumaria acciaio inox

Sotto la coibentazione l’acciaio non è visibile e raramente è asciutto: la corrosione sotto isolamento avanza per anni senza segni esterni. Intervalli di temperatura critici, punti di ingresso dell’acqua, screening termografico e radiografico, criteri di accettazione e documentazione secondo API RP 583 e NACE SP0198.

Sotto un rivestimento coibente l’acciaio non è visibile e quasi mai è asciutto. L’acqua piovana, il vapore disperso, il condensato che scorre lungo una linea fredda entrano dai giunti, dai passaggi dei supporti, dalle lattonerie mal sigillate e restano intrappolati contro la parete metallica, a contatto con un materiale isolante che si comporta come una spugna. Il degrado procede lentamente, al riparo dallo sguardo, e diventa visibile solo quando una perdita o un assottigliamento localizzato obbligano a fermare l’impianto.

Negli impianti chimici e di processo il fenomeno è particolarmente insidioso perché colpisce apparecchiature considerate affidabili e sottoposte a manutenzione regolare, ma mai aperte. Per questa ragione servono un piano di controlli dedicato e un metodo di ispezione capace di stimare il rischio prima di rimuovere la coibentazione: la corrosione sotto isolamento non si scopre guardando l’esterno della lamierina di finitura.

Le linee guida di settore, dalla API RP 583 alla NACE SP0198, descrivono un approccio basato sul rischio: individuare gli intervalli di temperatura critici, mappare i punti dove l’acqua entra e ristagna, scegliere fra screening non invasivo e ispezione visiva diretta, definire criteri di accettazione dichiarati prima del rilievo. Questo articolo segue quella logica applicata alla realtà di stabilimento, dalla progettazione dell’ispezione fino all’evidenza documentale da conservare.

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Corrosione sotto isolamento: controlli e rischio nascosto negli impianti di processo

Il meccanismo richiede tre condizioni contemporanee: acqua liquida a contatto con il metallo, ossigeno e una temperatura che mantenga il film umido senza farlo evaporare. La API RP 583 individua per gli acciai al carbonio una finestra di rischio che va all’incirca da meno venti a circa centosettantacinque gradi, con la velocità massima quando l’esercizio oscilla attorno ai sessanta-cento gradi; sopra quella soglia l’acqua evapora, ma i cicli di fermata riportano l’apparecchiatura nella zona pericolosa. Sugli acciai inossidabili austenitici il problema cambia natura e diventa tensocorrosione da cloruri, alimentata dai sali rilasciati dall’isolante bagnato. Sbagliare la valutazione significa perdere spessore in punti che nessuna ispezione esterna raggiunge, con conseguenze che vanno dal rilascio di prodotto al fermo impianto non programmato.

Dove nasce il problema lungo la vita dell’impianto

L’esigenza nasce molto prima dell’esercizio. In fase di progettazione la scelta del sistema coibente e della protezione anticorrosiva sotto di esso, insieme alle prescrizioni della EN ISO 12241 sulla posa e sulla continuità della barriera al vapore, decide se l’acqua troverà o meno una via d’ingresso. Durante il montaggio i punti deboli sono sempre gli stessi: sovrapposizioni della finitura orientate contro pioggia, giunti di dilatazione, staffe e selle passanti, strumentazione e sfiati che perforano il rivestimento. In esercizio si aggiungono i danni meccanici da calpestio e le riaperture per manutenzione richiuse senza ripristinare la sigillatura. Ogni intervento successivo su una linea coibentata è quindi un’occasione di ispezione: chi apre, guarda e registra.

Che cosa si verifica e con quali criteri di accettazione

Il controllo si articola su due livelli. Lo screening senza rimozione della coibentazione serve a selezionare i tratti sospetti: l’analisi termografica evidenzia le zone in cui l’isolante bagnato conduce calore in modo anomalo, la radiografia in scansione consente di stimare il profilo della parete attraverso il rivestimento, l’ispezione visiva della finitura individua sigillature aperte e macchie di percolazione. Il secondo livello è la verifica diretta: rimozione localizzata, esame visivo della superficie e misura di spessore residuo. Il criterio di accettazione non si improvvisa: si confronta lo spessore rilevato con lo spessore minimo richiesto calcolato secondo la API 570, tenendo conto della velocità di corrosione stimata fra due campagne e della vita residua che se ne ricava.

Come si organizza l’ispezione in stabilimento

Non si ispeziona tutto: si ispeziona per priorità. Il primo passo è una mappa del rischio che incrocia temperatura di esercizio, materiale, ambiente esterno classificato secondo la ISO 12944-2 e storico dei danni, così da assegnare a ciascun circuito una classe. Dalla classe discendono la periodicità delle campagne e la percentuale di finestre ispettive da aprire. I punti di misura vanno fissati e marcati, con coordinate riferite a un disegno isometrico, perché il confronto fra campagne successive ha senso solo sullo stesso punto. L’operatore che esegue rilievi ultrasonori e valutazioni radiografiche deve essere qualificato secondo la ISO 9712 al livello richiesto dal metodo, e le procedure di ispezione devono essere approvate da chi risponde dell’integrità dell’apparecchiatura.

Documentazione e accettazione lungo la filiera

L’evidenza documentale è ciò che rende difendibile una decisione di esercizio. Ogni campagna produce un rapporto che identifica il circuito, il punto di misura, la data, lo strumento impiegato con il riferimento alla sua taratura, il valore rilevato, il criterio di accettazione dichiarato prima del rilievo e l’esito. La NACE SP0198 chiede inoltre di registrare lo stato del sistema coibente e della protezione sottostante, perché il ripristino errato di una finestra ispettiva annulla il beneficio dell’intervento.

Lungo la filiera questi dati alimentano il piano di ispezione della API 570, il registro delle apparecchiature e le decisioni di sostituzione o riparazione, e vanno conservati per l’intera vita utile della linea. Per un quadro applicativo completo del tema, con i punti critici tipici e le modalità di intervento, si rimanda alla pagina dedicata alla corrosione sotto isolamento.

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