
Edilizia, tetti e coperture · Efficienza energetica
Isolamento termico e dispersioni: come si individuano e si quantificano
La verifica dell’isolamento termico e dispersioni parte dall’osservazione del comportamento reale dell’involucro edilizio in condizioni di esercizio. Differenze di temperatura superficiale, ponti termici in corrispondenza di solai e serramenti, discontinuità dello strato coibente e infiltrazioni d’aria generano perdite di energia che incidono sui consumi e sul comfort interno. Un rilievo strutturato combina misure di temperatura superficiale e ambientale, valutazione dell’umidità relativa e analisi delle condizioni al contorno, così da distinguere anomalie costruttive da effetti transitori legati a irraggiamento o inerzia termica. I dati raccolti permettono di localizzare le aree critiche, stimarne l’estensione e stabilire priorità di intervento. Documentare in modo comparabile i rilievi su isolamento termico e dispersioni consente inoltre di verificare l’efficacia delle opere eseguite, confrontando lo stato ante e post intervento su basi oggettive.
L’isolamento termico e le dispersioni riguardano la verifica di come un edificio trattiene il calore e di dove, invece, lo disperde. Un buon isolamento riduce i consumi per riscaldamento e raffrescamento e migliora il comfort, ma i difetti di isolamento e i ponti termici, cioè le zone dove il calore passa più facilmente, non si vedono a occhio. Il segno misurabile è la temperatura della superficie: dove l’involucro disperde, sul lato interno la parete è più fredda del resto. Il percorso di misura descritto in questa pagina è il confronto fra due letture: il punto di rugiada dell’aria, calcolato da un igrometro, e la temperatura della superficie sospetta, letta punto per punto con un termometro a infrarossi. Dove la superficie è più fredda del punto di rugiada, la condensa è attesa, ed è lì che nasce la muffa.
Questa pagina appartiene all’area Edilizia, tetti e coperture ed è una guida al rilievo delle dispersioni attraverso la temperatura delle superfici.
Dispersioni e ponti termici
Il calore attraversa l’involucro di un edificio passando dalle zone calde a quelle fredde, e un buon isolamento serve a rallentare questo passaggio. Le dispersioni sono le perdite di calore attraverso pareti, tetto, pavimenti e infissi. Alcune sono fisiologiche, altre sono dovute a difetti: isolante mancante, mal posato o bagnato, e soprattutto ponti termici, cioè punti dell’involucro dove il calore passa molto più facilmente, come travi, pilastri, contorni di finestre, balconi e giunzioni, dove la continuità dell’isolamento si interrompe. I ponti termici non solo aumentano i consumi, ma raffreddano localmente le superfici interne, favorendo condensa e muffa. Il problema è che queste dispersioni non si vedono a occhio: una parete può sembrare uniforme ma disperdere molto calore in certi punti. Individuarle richiede quindi di rilevare le differenze di temperatura delle superfici, perché dove si disperde più calore la superficie ha una temperatura diversa. Conoscere dove sono le dispersioni permette di intervenire in modo mirato, migliorando l’isolamento dove serve davvero, invece di intervenire alla cieca. La diagnosi delle dispersioni è quindi la base per migliorare l’efficienza energetica di un edificio.

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Due letture da confrontare: aria e superficie
Il rilievo che si esegue in cantiere si regge su due letture che vanno prese insieme. La prima descrive l’aria del locale: un igrometro dà temperatura, umidità relativa e, da queste, il punto di rugiada, cioè la temperatura alla quale il vapore contenuto in quell’aria comincia a condensare. La seconda descrive la superficie: un termometro a infrarossi legge senza contatto la temperatura di angoli, davanzali, cassonetti e contorni di finestra, punto per punto, e la si confronta con quella di una zona di riferimento della stessa parete. Presi da soli i due numeri dicono poco. Confrontati dicono molto: dove la superficie è più fredda del punto di rugiada dell’aria, la condensa è attesa, e quel margine è il dato da annotare. Lo scarto di temperatura fra la zona sospetta e il resto della parete indica invece dove l’isolamento è interrotto. Sono misure puntuali, non immagini: delimitano il punto debole, non ne restituiscono la mappa continua.
| Lettura | Che cosa dice |
|---|---|
| Punto di rugiada dell’aria | La temperatura sotto la quale il vapore condensa |
| Temperatura della superficie | Quanto quel punto della parete è freddo |
| Confronto fra le due | Se su quella parete la condensa è attesa |
Affidabilità dell’indagine
Perché il rilievo sia affidabile contano una sufficiente differenza di temperatura fra interno ed esterno, l’assenza di irraggiamento solare diretto sulle superfici misurate e una lettura corretta. Senza salto termico il punto debole non si distingue dal resto della parete: per questo l’indagine si fa tipicamente in inverno, con l’edificio riscaldato, o nelle ore fredde. Vanno evitate la pioggia recente e il vento forte. Vanno considerati l’emissività del materiale e i riflessi, che condizionano ogni misura di temperatura senza contatto: su superfici lucide o metalliche la lettura a infrarossi non è attendibile senza correzione. Le letture vanno annotate punto per punto, con la posizione e le condizioni dell’aria del momento, perché il loro valore sta nel confronto: fra superficie e punto di rugiada, fra zona sospetta e zona di riferimento, e fra il rilievo prima dell’intervento e quello dopo, ripetuto negli stessi punti e nelle stesse condizioni. È il confronto fra due rilievi confrontabili a dire se l’intervento ha funzionato, non un singolo valore.
- Le dispersioni non si vedono a occhio.
- I ponti termici disperdono e favoriscono la muffa.
- Si confrontano punto di rugiada dell’aria e temperatura della superficie.
- Serve un buon salto termico fra dentro e fuori.
- Vanno evitati l’irraggiamento solare diretto e le superfici riflettenti.
Dall’applicazione allo strumento: cosa serve in pratica
Questo tema appartiene all’area Edilizia, tetti e coperture del ramo Applicazioni di misura e controllo, ed è collegato alla diagnosi dell’umidità nei tetti piani e alle perizie, relazioni tecniche e documentazione.
Il catalogo copre le due letture puntuali su cui si regge il confronto descritto qui: i termoigrometri ambientali, che danno temperatura, umidità relativa e punto di rugiada dell’aria, e i termometri a infrarossi, che danno la temperatura della superficie da confrontare con quel punto di rugiada. Per l’indagine per immagini, che restituisce la mappa continua delle temperature superficiali invece di singoli punti, il riferimento sono le termocamere. Poiché i punti freddi sono spesso legati a problemi di umidità, il percorso si collega anche ai misuratori di umidità per edilizia e murature. Se devi impostare un rilievo su un edificio, il modulo di richiesta consente di ricevere un’indicazione mirata.

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Gli strumenti di questo rilievo
Le due letture di questa pagina corrispondono a due strumenti distinti, divisi per destinazione d’uso: quello che descrive l’aria del locale, e quindi il punto di rugiada, e quello che legge la temperatura della superficie senza toccarla. Dove serve la mappa continua delle temperature invece della lettura punto per punto, il rilievo si fa con una termocamera. I dati tecnici completi sono nelle schede.

Aria del locale
Tramex MRH3
Con la sonda di umidità relativa mostra umidità, temperatura e punto di rugiada su un solo display: è il valore da confrontare con la temperatura della parete fredda.

Temperatura di superficie
Tramex IRT2
Termometro a infrarossi a doppio laser: legge senza contatto la temperatura di angoli, davanzali e contorni di finestra, punto per punto e a distanza.

Immagine termica
Testo 871s
Rivelatore 240 x 180 pixel e Bluetooth: i valori di un termoigrometro o di una pinza amperometrica Testo entrano senza fili nell’immagine termica. Compaiono qui la modalità umidità, la solare e l’elettrica.
Le famiglie complete si vedono nelle pagine di catalogo dei termoigrometri ambientali, dei termometri a infrarossi e delle termocamere. Dove il punto freddo è anche bagnato, il riferimento sono i misuratori di umidità per edilizia e murature.
Domande frequenti
Un ponte termico è un punto dell’involucro dove il calore passa molto più facilmente che nel resto, come travi, pilastri, contorni di finestre, balconi e giunzioni, dove la continuità dell’isolamento si interrompe. È un problema perché aumenta le dispersioni e quindi i consumi, ma anche perché raffredda localmente le superfici interne, favorendo la formazione di condensa e muffa. Non si vede a occhio, ma il suo segno è misurabile: sul lato interno la superficie è più fredda del resto della parete, e quello scarto si legge punto per punto con un termometro a infrarossi.
Con due letture da confrontare. Un igrometro dà temperatura, umidità relativa e punto di rugiada dell’aria del locale; un termometro a infrarossi dà la temperatura della superficie sospetta, da confrontare con quella di una zona di riferimento della stessa parete. Lo scarto fra le due zone indica dove l’isolamento è interrotto; il confronto con il punto di rugiada dice se su quella superficie la condensa è attesa, ed è quel margine il dato da riportare in un rapporto. Sono misure puntuali: delimitano il punto debole, non ne restituiscono la mappa continua.
Va eseguito quando c’è una sufficiente differenza di temperatura fra interno ed esterno, tipicamente d’inverno con l’edificio riscaldato o nelle ore fredde, perché senza salto termico il punto debole non si distingue dal resto della parete. Vanno evitati l’irraggiamento solare diretto sulle superfici, che le scalda mascherando le dispersioni, la pioggia recente e il vento forte. Vanno considerati emissività e riflessi, che condizionano ogni misura di temperatura senza contatto: su superfici lucide o metalliche la lettura a infrarossi non è attendibile senza correzione.
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