Nel rilievo dell’umidità su intonaci, mattoni e murature storiche la misura è rapida, ma l’interpretazione è tutt’altro che immediata. Gli errori misuratori di umidità per edilizia e murature nascono quasi sempre dallo stesso equivoco: si tratta un numero prodotto da un principio fisico indiretto come se fosse un contenuto d’acqua assoluto. Gli strumenti resistivi e quelli a impedenza elettrica restituiscono infatti grandezze correlate all’acqua, non l’acqua stessa, e la correlazione dipende dal materiale, dai sali disciolti, dalla densità e dalla geometria del punto sondato.
Il risultato è noto a chi si occupa di diagnosi del degrado: perizie che attribuiscono a risalita capillare quadri che dipendono da condensa o da infiltrazioni puntuali, interventi di risanamento dimensionati su valori non confrontabili, monitoraggi che non dimostrano nulla perché eseguiti con strumenti diversi in punti mai marcati. La norma EN 16682 sulla determinazione dell’umidità nei materiali del patrimonio costruito è chiara nel distinguere metodi diretti e indiretti, e nel ricordare che solo i primi forniscono un contenuto d’acqua vero.
Le cinque sezioni che seguono descrivono gli sbagli che ricorrono con maggiore frequenza nei cantieri e nelle diagnosi su murature. Per ciascuno viene indicato che cosa si sbaglia, perché il dato ne risulta falsato e come si evita, con il riferimento normativo pertinente. Non sono osservazioni teoriche: sono le condizioni minime perché un rilievo di umidità su muratura sia difendibile davanti a un committente o a un collaudatore.

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Errori misuratori di umidità per edilizia e murature: i sali letti come acqua
Il misuratore resistivo non misura acqua: misura la conducibilità elettrica fra due puntali. I sali igroscopici che risalgono con l’acqua nelle murature soggette a risalita capillare, nitrati, cloruri e solfati, aumentano moltissimo quella conducibilità. Una parete fortemente salata restituisce perciò valori altissimi anche quando l’acqua libera presente è modesta, e il rilievo sembra confermare una risalita che in realtà è già esaurita o molto più contenuta. È l’errore che porta al maggior numero di diagnosi sbagliate e di interventi di risanamento sovradimensionati. Si evita non fermandosi mai al dato resistivo su muratura: se il valore è anomalo si preleva materiale e si determina il contenuto d’acqua per via ponderale secondo UNI 11085, affiancando l’analisi del profilo salino. Solo il confronto fra i due dati distingue l’acqua dai sali.
Lo strumento a impedenza usato senza conoscere il supporto
Lo strumento a campo elettrico non ha puntali e non buca l’intonaco, ma legge un volume di materiale profondo alcuni centimetri, e su quel volume pesa tutto ciò che ne modifica il comportamento dielettrico. Densità del laterizio, spessore e composizione dell’intonaco, vuoti e distacchi, tondini di armatura, tubazioni idriche, cassette elettriche incassate: ognuno di questi elementi altera la lettura. Un tondino che passa sotto il punto di misura produce un picco che l’operatore inesperto legge come umidità concentrata. Si evita conoscendo il supporto prima di misurare: stratigrafia, epoca costruttiva, posizione degli impianti, eventuale scansione preliminare con rilevatore di metalli e cavi. Il dato a impedenza va usato come strumento di screening per individuare le aree da approfondire, mai come valore assoluto da mettere a verbale. Vanno infine conosciuti i limiti dichiarati dal costruttore: la lettura è comparativa e va riferita a una zona nota asciutta dello stesso supporto, e la scansione a impedenza non è applicabile sulle finiture con rete o lamiera stirata metallica e sullo hard coat stucco, né sulle membrane in EPDM e in gomma butilica che si incontrano sugli involucri esterni.
Umidità superficiale e umidità di massa scambiate fra loro
Una parete asciutta al tatto e in superficie può essere satura a due centimetri di profondità, e il caso opposto è altrettanto comune: dopo una pulizia a umido o una giornata di pioggia battente la superficie è bagnata mentre la massa è in equilibrio. Un solo valore rilevato in superficie non descrive lo stato della muratura e non consente di stabilire se il degrado sia attivo. Serve il profilo in profondità: prelievo a carotaggio o a percussione con raccolta della polvere a quote successive, oppure sonde alloggiate in foro e lasciate stabilizzare. Il confronto fra i valori alle diverse quote indica la direzione del flusso d’acqua e distingue condensa superficiale, infiltrazione e risalita. EN ISO 12571 e UNI 10351 forniscono i riferimenti igroscopici e di massa volumica dei materiali da costruzione utili a interpretare quel profilo.
Condizioni ambientali non registrate durante il rilievo
Un valore di umidità su muratura senza il contesto ambientale in cui è stato rilevato non è un dato: è un numero. Temperatura e umidità relativa dell’ambiente, stagione, esposizione della parete, presenza di ventilazione o di riscaldamento influenzano sia il contenuto d’acqua reale del materiale sia la risposta dello strumento. Lo stesso muro misurato a febbraio e ad agosto restituisce quadri diversi senza che nulla sia cambiato nelle cause del degrado. Un rilievo privo di queste informazioni non è ripetibile e non è confrontabile con la campagna successiva, quindi non dimostra né l’efficacia né il fallimento di un intervento. Si evita registrando in scheda, per ogni punto, temperatura dell’aria e della superficie, umidità relativa e ora del rilievo. ISO 8502-4 mostra come dai valori ambientali si ricavi la temperatura di rugiada e il margine rispetto alla condensa.
Confronti fra scale e strumenti non omogenei
Le scale relative dei misuratori, spesso espresse in digit o in punti da zero a cento, non sono intercambiabili fra costruttori diversi né fra principi di misura diversi: un valore resistivo e un valore a impedenza non si sommano e non si confrontano. Ancora più insidiosi sono i valori percentuali riferiti alla curva del legno, presenti su molti strumenti universali, che sui materiali da costruzione non hanno alcun significato fisico. Il monitoraggio nel tempo va quindi eseguito con lo stesso strumento, negli stessi punti marcati in modo permanente e documentati fotograficamente, e ancorato almeno una volta al metodo ponderale di UNI 11085, secondo l’impostazione di EN 16682. Gli strumenti adatti a questo tipo di diagnosi, resistivi con puntali per muratura e a impedenza elettrica per lo screening, sono raccolti nella categoria dedicata ai misuratori di umidità per edilizia e murature.
Gli strumenti che questi cinque errori chiamano in causa
Non è l’elenco della categoria: sono i modelli che rispondono agli errori descritti sopra. Nessuno di essi misura direttamente il contenuto d’acqua, e nessuno sostituisce il metodo ponderale quando serve un dato vero: restituiscono grandezze correlate, da leggere per scostamento. Campi, profondità e accuratezze restano nelle schede di prodotto.

Strumento
Tramex ME5
Per il secondo errore: doppia profondità e scale di sensibilità su quadrante analogico, cioè una lettura comparativa da tarare su una zona nota asciutta, non un valore assoluto.

Strumento
Tramex MEX5
Contro il terzo e il quarto errore: ingressi per puntali e per sonde di umidità relativa in situ, e igrometro con termometro a infrarossi di superficie per registrare il contesto ambientale.
La famiglia completa si vede nella pagina di catalogo dei misuratori di umidità per edilizia e murature.
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