Una mail arriva alle nove del mattino: la centrale d’acquisto di una catena distributiva ha ricevuto una segnalazione su un lotto di prodotto refrigerato e chiede, entro fine giornata, di sapere che cosa è stato misurato su quel lotto, quando, da chi e con quale strumento. Non chiede se il prodotto era conforme: chiede di vedere la registrazione. Il pomeriggio prima, nello stesso stabilimento, un autotreno di cereali era stato contestato sul peso netto perché l’umidità rilevata dal ricevente non coincideva con quella del venditore.
Sono due richieste diverse, che arrivano da soggetti diversi, e hanno in comune una sola cosa: nessuna delle due si risolve rifacendo la misura. Si risolvono, o non si risolvono, con quello che era già stato scritto. Nella filiera alimentare, agricola e delle biomasse i controlli documentati non sono un adempimento successivo alla produzione: sono la forma in cui la produzione diventa opponibile a chi la compra e a chi la verifica.
Questa pagina guarda fuori dai cancelli dello stabilimento. Non descrive il piano di controllo interno, trattato altrove: descrive che cosa la grande distribuzione, l’autorità di controllo e la controparte commerciale chiedono tipicamente di poter vedere, dove le richieste divergono e che cosa accade quando una registrazione, semplicemente, non c’è.

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Tre interlocutori, tre domande diverse sullo stesso lotto
Il capitolato di una catena distributiva, la visita ispettiva e il contratto di compravendita di una partita agricola nascono da esigenze che non coincidono. Il cliente distributivo ragiona per specifica di prodotto e per capacità di risposta: vuole sapere in quanto tempo si risale da un codice a barre alla lavorazione, e quali parametri erano sotto sorveglianza in quel turno. La verifica ispettiva parte invece dal sistema, e usa il principio di rintracciabilità a monte e a valle richiamato dal regolamento CE 178/2002 e i requisiti igienici del regolamento CE 852/2004 come chiave di lettura di quello che trova in campo.
La controparte commerciale, infine, non guarda né la sicurezza né il sistema: guarda un numero che modifica una fattura. Quando le tre fonti chiedono cose diverse sullo stesso lotto, il problema non è scegliere quale accontentare, ma accorgersi che i dati raccolti per una sola non bastano alle altre due. Uno schema come UNI EN ISO 22000 aiuta a tenerle insieme, ma non le fonde: che cosa registrare si decide sapendo chi verrà a chiederlo.
Controlli su filiera alimentare e biomasse: quali dati restano documentati
La distanza fra «lo abbiamo controllato» e «possiamo dimostrarlo» si misura in campi compilati. Un valore di temperatura su un registro, da solo, non sostiene nessuna affermazione: sostiene qualcosa quando è collegato a un lotto identificato, a un’ora, a uno strumento riconoscibile e alla persona che lo ha usato. È questo insieme che consente di rispondere in poche ore, e non in una settimana.
Le affermazioni che tipicamente devono reggere sono poche e ricorrenti: che il prodotto sia rimasto entro un intervallo di temperatura per tutto il periodo dichiarato; che l’umidità di una partita sia stata determinata con un metodo definito e su un campione rappresentativo; che chi ha eseguito il rilievo fosse la persona prevista; che lo strumento fosse in condizione di dare un numero attendibile. Ciò che manca a questo elenco, in genere, non è il valore: sono i quattro elementi che lo rendono verificabile da qualcun altro.
Quando l’umidità diventa prezzo: il campionamento si concorda prima
Esiste una zona di questa filiera in cui la misura non certifica nulla, ma quantifica un pagamento. Il tenore di umidità di una partita di cereali o di cippato non dice se il prodotto è buono: dice quanta acqua si sta comprando, e quindi quanto vale il carico. L’ambiguità tipica dei contratti sta proprio qui, ed è quasi sempre la stessa: si indica un valore limite e una tolleranza, non si indica come si arriva al campione da cui quel valore esce.
Su un autotreno o su un cumulo eterogeneo, il punto di prelievo, il numero di incrementi e la loro riduzione a campione di laboratorio pesano quanto lo strumento. La famiglia UNI EN ISO 18134 per l’umidità dei biocombustibili solidi definisce metodi di determinazione, ma il piano di prelievo resta materia dell’accordo fra le parti. Le altre clausole da chiarire prima: chi conserva il campione di riserva, per quanto tempo, e quale determinazione fa fede se le due divergono.
Carico respinto in accettazione: come si dirime una divergenza sul dato
Quando il ricevente rifiuta un carico, la discussione si sposta immediatamente dal prodotto ai due numeri. Il primo elemento che rende opponibile il proprio è la sua tracciabilità strumentale: uno strumento identificato, con evidenza della sua verifica periodica, vale in discussione quanto il suo dato. Il secondo è il campione di riserva, se il contratto lo prevedeva e se è stato conservato in condizioni che non ne alterino il tenore di acqua.
La terza determinazione, affidata a un laboratorio indipendente concordato, è la via ordinaria di uscita, e la clausola che manca più spesso è quella sul costo. Sul trasporto refrigerato la contestazione ha una forma diversa: il registratore di bordo, per il quale UNI EN 12830 definisce prestazioni e prove, produce una serie temporale, e una serie con interruzioni non è una serie con qualche dato in meno. È una serie che non consente più di affermare nulla sull’intervallo mancante.
Dopo il consumo: per quanto tempo il lotto continua a chiedere risposte
La vita commerciale di un prodotto alimentare finisce presto; la possibilità che qualcuno faccia domande su quel lotto finisce molto più tardi. L’orizzonte di conservazione si stabilisce quindi guardando al contratto e alla durabilità dichiarata, non allo spazio in archivio, e anche il formato conta: un registro elettronico illeggibile fra due anni equivale a un registro perduto. Ciò che accompagna fisicamente la fornitura è poco; dietro deve esserci tutto il resto, recuperabile su richiesta.
Su ciascun controllo il dettaglio operativo è trattato a parte. Per capire come si determina il tenore di acqua di una partita e in quali punti si preleva lungo la catena che va dalla mietitura al silo, il riferimento è Umidità dei cereali: controllo qualità dal campo allo stoccaggio. Se la domanda riguarda invece la sorveglianza della temperatura lungo il trasporto e lo stoccaggio refrigerato, e quali registrazioni ne derivano, se ne parla in Catena del freddo.
Per come si organizzano le verifiche di igiene in stabilimento e quali evidenze producono i controlli sulle superfici e sugli ambienti di lavorazione, il rimando è a Igiene e controlli HACCP: come impostare le verifiche in stabilimento. E quando la merce contestata non è cibo ma combustibile — cippato in ingresso a una centrale, pellet, legna — il metodo di rilievo dell’acqua e la sua ricaduta sul potere calorifico sono descritti in Cippato, pellet e legna da ardere: il controllo dell’umidità in impianto.
Resta il punto che tiene insieme i tre interlocutori: quando un dato manca, nessuno dei tre lo interpreta come una dimenticanza formale. Lo interpreta come un controllo non eseguito, e da lì in avanti si discute di quello. Per una panoramica dei controlli applicati a questa filiera, dalla materia prima agricola al prodotto trasformato fino alle biomasse, la pagina di riferimento è Alimentare, agricoltura e biomasse.
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Qui si trovano gli strumenti per determinare il tenore di acqua su granella, foraggi e balle, dal campo al silo. Sono i dispositivi che producono il numero su cui si regolano conferimenti, stoccaggio e, molto spesso, il valore riconosciuto alla partita.
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