Un rotolo di nastro adesivo esce dal laboratorio con una forza di distacco di 4,8 N su 25 mm: valore pulito, dentro la specifica, ripetuto su tre provini con una dispersione minima. Tre settimane dopo lo stesso lotto viene riprovato dal cliente e restituisce 3,6 N. Nessuna delle due misure è sbagliata nel senso banale del termine: la macchina era tarata in entrambi i casi, la cella di carico aveva il suo certificato, l’operatore aveva seguito il metodo che gli era stato insegnato. A cambiare non è stato il materiale, ma la catena di prova attorno al materiale.
È la caratteristica scomoda di questa famiglia di prove: la forza di distacco, la resistenza a trazione di un film, la tenuta di una saldatura non sono proprietà che si leggono, sono risultati che si producono. Il numero descrive tanto il campione quanto il modo in cui è stato applicato, afferrato, tirato ed elaborato. Quando qualcosa in quella catena si muove senza essere registrato, il dato non diventa rumoroso: diventa sistematicamente spostato, sempre nella stessa direzione, e per questo continua a sembrare credibile.
Gli errori sistemi per prove su film adesivi e imballaggi che si incontrano più spesso non stanno nella macchina. Stanno nei cinque punti in cui il metodo lascia una libertà che nessuno ha chiuso per iscritto: la preparazione del campione, il dimensionamento del carico, il tratto di curva che si sceglie di mediare, il comportamento dell’afferraggio e la storia del substrato. Cinque punti, cinque numeri plausibili, cinque contestazioni evitabili.

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Quando è la mano dell’operatore ad applicare il campione
Il provino viene steso sul pannello e fatto aderire premendo con il pollice, o passando due volte un rullo tenuto liberamente. Sembra un gesto neutro, e il valore che ne esce è sempre plausibile: la dispersione fra provini resta bassa, perché lo stesso operatore ripete lo stesso gesto. Il problema emerge quando cambia la persona, il turno o il laboratorio, e la forza di distacco si sposta di frazioni di newton senza spiegazione. La pressione di applicazione, il numero di passaggi e soprattutto il tempo che intercorre fra applicazione e prova governano il grado di bagnatura dell’adesivo sul substrato: un adesivo sensibile alla pressione continua a fluire per ore. UNI EN ISO 29862 fissa questi parametri proprio perché sono determinanti. Ci si accorge del problema confrontando due serie prodotte da operatori diversi sullo stesso lotto. Si evita fissando per iscritto rullo di massa definita, numero e verso dei passaggi, e un tempo di attesa unico, registrato insieme al risultato.
Lavorare nel primo per cento del fondo scala
Il banco disponibile monta una cella capace di qualche kilonewton, perché serve anche per altre prove. Il film richiede pochi newton. La macchina è regolarmente verificata secondo UNI EN ISO 7500-1 e il certificato è in ordine: nessuno ha motivo di dubitare del numero. Ma l’accuratezza dichiarata di una cella si riferisce al valore letto solo entro il campo utile, e sotto una certa frazione del fondo scala l’incertezza relativa cresce rapidamente. Misurando all’uno per cento della portata si legge un numero stabile e privo di significato metrologico: la risoluzione basta a mostrare cifre, non a distinguere lotti. Il sintomo è una curva anomala, piatta, con gradini di quantizzazione visibili, oppure valori che non separano campioni notoriamente diversi. Si evita scegliendo la catena di misura in funzione del carico reale atteso e verificando che il valore di lavoro cada nella parte alta del campo, non nella sua soglia inferiore.
La media calcolata su tutta la curva invece che sul tratto stabile
Il software restituisce una forza media sull’intera acquisizione e quel valore finisce nel rapporto di prova. È l’errore più silenzioso di tutti, perché non lascia nessuna traccia visibile: il numero è ben formato, riproducibile e coerente con sé stesso. Solo che la curva di distacco non è omogenea. Il picco iniziale di innesco dipende dall’avviamento e dalla geometria di partenza, la coda finale dipende dall’uscita del provino: nessuna delle due appartiene alla zona di distacco stazionario, che è l’unica confrontabile fra laboratori. Includerle sposta il risultato in modo sistematico, e la direzione dello spostamento dipende dal materiale: un film rigido alza la media, un adesivo tenace la abbassa. Ci si accorge sovrapponendo la curva grezza all’intervallo effettivamente mediato. Si evita definendo per iscritto il tratto utile, escludendo le porzioni iniziale e finale come previsto dai metodi di riferimento, e riportando sempre l’intervallo insieme al valore.
Lo slittamento nelle ganasce scambiato per cedimento del materiale
Sul grafico compare un calo dolce e progressivo del carico, con un ginocchio arrotondato: la lettura immediata è che il film abbia iniziato a snervare. In realtà il campione sta uscendo lentamente dall’afferraggio. Un film sottile, liscio o siliconato scorre sotto pressione, e lo scorrimento produce esattamente la firma di una deformazione plastica. L’errore è particolarmente insidioso perché genera valori più bassi e quindi conservativi: nessuno li contesta, e intanto il materiale viene giudicato peggiore di quanto sia. UNI EN ISO 527 e, come riferimento generale sulle prove di trazione, UNI EN ISO 6892-1 richiamano la necessità che la rottura avvenga nella zona utile. Il segno diagnostico si trova sul provino, non sulla curva: si segna con un tratto di penna la linea di ingresso nelle ganasce prima della prova e si controlla dopo. Se il segno si è spostato, il dato si scarta; velocità e angolo di distacco restano quelli fissati dal metodo, ma la presa va cambiata.
Substrato non normalizzato: gli errori che nei sistemi per le prove su film, adesivi e imballaggi restano invisibili
Il pannello su cui si applica l’adesivo viene pulito e riutilizzato, magari per mesi. Ma quel pannello ha una storia: microresidui di adesivi precedenti, ossidazione, rigature da pulizia meccanica, e soprattutto un solvente di lavaggio che può non essere lo stesso di sei mesi fa. La forza di distacco misura l’interfaccia, quindi misura anche tutto questo. Il risultato è una deriva lentissima, di pochi punti percentuali al mese, che nessun grafico di controllo attribuisce al substrato perché si confonde con la naturale variabilità di produzione. Ci si accorge solo tenendo da parte un pannello vergine di riferimento e riprovandolo periodicamente in parallelo.
La contromisura è documentale prima che tecnica: definire il tipo di substrato, il criterio di sostituzione, il solvente e la procedura di pulizia, e registrarli nel rapporto di prova insieme alla catena di misura. UNI EN ISO 10012 offre l’impianto per tenere insieme conferma metrologica dello strumento e controllo del processo di misura, che qui sono inseparabili.
Quando i cinque punti sono chiusi, il numero torna a parlare del materiale. Per un quadro delle soluzioni disponibili e delle configurazioni tipiche di laboratorio, la pagina dedicata ai sistemi per prove su film adesivi e imballaggi raccoglie le famiglie di prodotto pertinenti.
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