Un film plastico può sembrare limpido e non esserlo, oppure lasciar passare quasi tutta la luce e restare lattiginoso. L’occhio confonde tre grandezze che gli strumenti separano con precisione, e sapere come misurare trasparenza opacità e velo significa prima di tutto sapere che cosa si sta misurando.
La trasmittanza totale è la frazione di luce incidente che attraversa il campione, diffusa e non diffusa insieme. Il velo, o haze, è la quota di luce trasmessa che viene diffusa ad ampio angolo, convenzionalmente oltre 2,5 gradi rispetto alla direzione del fascio: è il parametro che rende il materiale lattiginoso e velato. La nitidezza, o clarity, riguarda invece la diffusione a piccolo angolo e descrive quanto distintamente si vede un oggetto guardandolo attraverso il materiale.
Le tre grandezze sono indipendenti fra loro. Un film può avere trasmittanza elevata e velo alto, perché la luce passa quasi tutta ma esce diffusa; un altro può avere velo basso e nitidezza mediocre, e restare inadatto a un imballaggio in cui il prodotto deve vedersi con precisione. Per questo il metodo prescrive letture separate e non un giudizio unico, e per questo un capitolato che chieda genericamente un materiale trasparente non è verificabile. Le pagine che seguono descrivono la procedura completa su film e lastre secondo ASTM D1003 e ISO 14782, dalla preparazione del campione alla verifica periodica dello strumento.

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Preparazione del campione e condizionamento
Il campione deve essere piano, privo di pieghe, ondulazioni e tensioni residue che deviino il fascio. Si maneggia sui bordi o con guanti: un’impronta digitale genera diffusione locale e falsa la lettura. I materiali plastici accumulano carica elettrostatica e attirano polvere, quindi si puliscono con panno antistatico e si misurano subito dopo. Lo spessore va misurato e dichiarato insieme al risultato, perché il velo cresce con lo spessore e un dato senza spessore non è confrontabile. Il condizionamento avviene in atmosfera normalizzata secondo ISO 291, tipicamente 23 gradi centigradi e 50 per cento di umidità relativa, per il tempo previsto dalla specifica di prodotto. Su lastre rigide si verifica anche l’assenza di rigature superficiali dovute al taglio.
Il provino deve coprire interamente l’apertura di misura dello strumento senza sporgere nella sfera.
Come misurare trasparenza opacità e velo con la sfera integratrice
Lo strumento di riferimento è il misuratore a sfera integratrice, che raccoglie la luce trasmessa in tutte le direzioni. Il metodo prevede quattro letture: il fascio senza campione con trappola chiusa, il fascio senza campione con trappola aperta, il campione inserito con trappola chiusa e il campione inserito con trappola aperta. Dalle prime due si ricava la trasmittanza totale, dal rapporto fra le altre si ricava la quota diffusa. Prima della sequenza si esegue l’azzeramento e la normalizzazione con porta campione vuoto, verificando la stabilità della sorgente. Il riferimento normativo per la trasmittanza totale di plastiche trasparenti è ISO 13468-1, mentre la nitidezza si rileva secondo ASTM D1746 con strumento a piccolo angolo.
Esecuzione dei rilievi sul provino
Il campione si posiziona perpendicolare al fascio, appoggiato senza forzature, con la faccia esterna sempre rivolta dallo stesso lato e annotata. Si eseguono almeno cinque rilievi in punti diversi della superficie, distribuiti e non concentrati al centro, evitando bordi e zone di afferraggio. I film estrusi e orientati sono anisotropi: il velo cambia con la direzione, quindi si ripete la lettura ruotando il provino di novanta gradi e si registrano entrambi gli orientamenti. Si calcola la media dei valori e si valuta la dispersione: uno scarto anomalo su un solo punto indica di norma un difetto locale, non una proprietà del lotto. Fra un rilievo e l’altro si controlla che non si sia depositata polvere sulla superficie.
Lettura dei risultati e criteri di accettazione
I risultati si esprimono in percentuale: trasmittanza totale e velo come rapporto fra luce diffusa e luce trasmessa. Vanno letti insieme, mai isolati. Un aumento di velo a trasmittanza invariata rimanda quasi sempre al processo: cristallinità eccessiva o disomogenea per raffreddamento lento, migrazione di additivi come scivolanti e antiblocking verso la superficie, umidità nel polimero, contaminazione della massa o del rullo di calandratura. Un calo di trasmittanza indica invece assorbimento, pigmentazione o cariche. Il criterio di accettazione si definisce sulla specifica di prodotto, con valore limite e tolleranza riferiti a uno spessore nominale dichiarato e al metodo applicato; confrontare valori rilevati su spessori diversi, o con strumenti di principio differente, non ha significato tecnico. In caso di non conformità si ripete la prova su un secondo provino prima di aprire una segnalazione al processo.
Registrazione dei dati e verifica periodica dello strumento
La registrazione riporta identificazione del lotto, spessore misurato, faccia e orientamento del provino, condizioni di condizionamento, metodo applicato, numero di punti, valori singoli e media. Senza lo spessore il dato non è ricostruibile. Lo strumento si verifica periodicamente con standard certificati di velo e di trasmittanza, a più livelli lungo la scala, registrando gli scostamenti e definendo un criterio di intervento; sorgente e sfera invecchiano e vanno controllate nel tempo. I campioni di riferimento si conservano puliti, piani e al riparo dalla luce, e si sostituiscono quando la superficie mostra segni di usura. La tracciabilità si completa collegando ogni rapporto di prova al lotto di produzione e alla verifica strumentale in corso di validità alla data del rilievo. Per un quadro degli strumenti e dei criteri applicativi si può consultare la pagina dedicata a trasparenza, opacità e velo.
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