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Piano di controllo nel restauro e nella conservazione: monitoraggio e verifiche

Restauro affresco in chiesa

Nel restauro il controllo non ferma una lavorazione: definisce una linea di base, accompagna il cantiere e prosegue nella conservazione ordinaria. Come si costruisce la sequenza, come si stabiliscono le soglie per classe di materiale e che cosa si fa quando il dato esce dall’intervallo.

La domanda che apre un cantiere di conservazione non è quale prodotto applicare, ma se ciò che si sta per fare lascerà l’opera in condizioni verificabili fra dieci anni. È una decisione che si prende prima di toccare qualsiasi cosa, e che nessuna misura successiva può recuperare se in partenza manca il termine di paragone. È qui che nasce un piano di controllo restauro e conservazione: dalla scelta di che cosa registrare prima di intervenire.

Per questo un piano di questo tipo non assomiglia a un piano di fabbrica. Su una linea di produzione il controllo si colloca fra due lavorazioni e decide se si prosegue; qui la lavorazione è un episodio breve dentro una storia lunga, e il controllo la precede, l’accompagna e le sopravvive. Non ci sono punti di fermata su una lavorazione: c’è una linea di base e un andamento nel tempo.

Cambia anche il vincolo che governa tutto il resto. La misura non deve alterare l’oggetto, e questo esclude in partenza metodi che altrove sarebbero i più ovvi e i più economici: nessun prelievo di comodo, nessuna prova distruttiva su un’area che non sia già compromessa, nessun contatto che lasci traccia. Un piano costruito bene sceglie prima quali domande può permettersi di porre all’oggetto, e solo dopo con quali strumenti.

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Che cosa si decide con un piano di controllo nel restauro e nella conservazione

Si decide, in sostanza, tre cose. La prima: se lo stato attuale è stabile o in evoluzione, perché un degrado fermo e un degrado attivo portano a scelte opposte. La seconda: se l’intervento previsto ha prodotto l’effetto atteso, che non coincide con l’essere stato eseguito a regola d’arte. La terza: se l’ambiente in cui l’opera tornerà a vivere è compatibile con il materiale di cui è fatta. Nessuna delle tre è una misura singola: sono confronti fra una condizione registrata prima e una condizione registrata dopo. L’ordine conta perché il termine di paragone si costruisce una volta sola. Chi comincia a intervenire e misura strada facendo si ritrova con dati che non dimostrano nulla, perché manca il valore rispetto al quale leggerli. UNI EN 15898 fissa la terminologia con cui queste condizioni si descrivono senza ambiguità.

Una sequenza senza fermate di lavorazione: la linea di base e ciò che le succede

La sequenza esiste, ma i suoi momenti non bloccano una lavorazione: definiscono un riferimento e poi lo interrogano. Prima di toccare si documenta lo stato di fatto e si rilevano le grandezze non invasive che diventeranno la linea di base: distribuzione dell’umidità nelle murature, temperature superficiali, condizioni termoigrometriche del luogo, mappatura delle alterazioni secondo i criteri di UNI 11182 per i materiali lapidei. Durante il cantiere si sorvegliano le condizioni indotte dal cantiere stesso, che sono quasi sempre peggiori di quelle ordinarie: ponteggi, teli, illuminazione, apporti d’acqua, presenza di persone. A intervento concluso si ripetono le stesse misure nelle stesse posizioni. Poi comincia la parte lunga: il monitoraggio ordinario, continuo e a bassa intensità, e i controlli legati agli eventi eccezionali, quando l’opera si muove per un prestito, un trasporto o un allestimento temporaneo.

Soglie di materiale e non limiti generali: quando un valore si considera accettabile

Qui il criterio di accettazione ha una natura particolare: raramente è un numero fisso, quasi sempre è un intervallo più una velocità di variazione. Un ambiente che resta a un valore non ideale ma costante è spesso meno dannoso di uno che oscilla dentro l’intervallo teoricamente corretto. UNI 10829 fornisce gli intervalli di riferimento distinti per classi di materiale, e proprio per questo capita che due criteri diversi convivano sullo stesso ambiente: una sala che ospita legno dipinto e metalli non può soddisfare entrambi alla lettera, e la scelta di privilegiare l’uno documentando lo scostamento sull’altro è una decisione motivata, non un errore. Il terzo criterio è l’andamento: il confronto con la linea di base dice se il valore isolato è un episodio o una tendenza. UNI EN 16242 definisce come si misura l’umidità dell’aria perché serie diverse siano confrontabili.

Il valore esce dall’intervallo: prima si dubita dello strumento, poi si agisce sull’ambiente

Anche la reazione allo scostamento è diversa dall’industria, dove si ferma la macchina e si rilavora il pezzo. Qui non si rilavora nulla: si interviene sull’ambiente o sull’uso, non sull’oggetto. Il primo passo è sempre mettere in dubbio il dato, perché una sonda spostata, un sensore vicino a una bocchetta o una deriva di taratura producono allarmi più spesso di un degrado reale: si ripete la misura, si verifica la posizione, si confronta con un secondo punto. Se il dato regge, si distingue fra episodio e tendenza guardando la serie storica. Un episodio si annota; una tendenza fa estendere il controllo ad altri punti e a grandezze correlate. La correzione agisce sulle cause governabili: ricambi d’aria, illuminazione, affluenza, movimentazione. La decisione di intervenire fisicamente sull’opera resta di chi ha la responsabilità conservativa, sostenuta dai dati e messa per iscritto con le sue motivazioni.

Chi firma le serie storiche e come si evita di interromperle

La firma qui vale meno del contesto: un valore senza posizione, data, strumento e condizioni al contorno non è riutilizzabile fra vent’anni, quando chi lo ha raccolto non c’è più. Ogni momento del piano produce la sua evidenza: la linea di base produce il fascicolo dello stato di fatto secondo l’impostazione di UNI EN 16095, il cantiere produce il registro delle condizioni ambientali indotte, l’intervento produce la verifica di efficacia, il monitoraggio ordinario produce una serie continua che il valore singolo non sostituisce. La regola pratica è una sola: non interrompere e non ricominciare da capo. Cambiare strumento, posizione o passo di campionamento senza sovrapporre un periodo di confronto azzera il valore di tutto ciò che si è raccolto prima.

Il piano dice quando misurare e che cosa decidere; il come si misura sta altrove. Se la domanda è da dove arriva l’acqua e fin dove risale, il metodo di indagine su strutture antiche è trattato nella diagnostica dell’umidità su murature storiche. Se la domanda riguarda come si struttura una serie continua in una sala espositiva o in un deposito, con quanti punti e con quale passo, la risposta operativa sta nel monitoraggio del microclima in ambienti museali. Se invece si tratta di stabilire se un consolidante ha davvero funzionato, e non solo di attestarne l’applicazione, il confronto prima e dopo è descritto nella verifica dei trattamenti consolidanti. E quando l’opera si muove, il controllo deve viaggiare con lei: che cosa si registra alla partenza, in viaggio e all’arrivo è il tema di trasporto e prestito di opere d’arte.

Messi in fila, questi momenti compongono un unico ciclo che non si chiude alla consegna del cantiere ma prosegue nella gestione ordinaria. Il quadro completo dei controlli applicabili agli edifici storici, agli apparati decorativi e ai beni conservati, con i criteri che li rendono compatibili con l’oggetto, è raccolto nella pagina dedicata a restauro e conservazione.

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