Una sala espositiva non è un ambiente qualsiasi: è il contenitore in cui opere realizzate con materiali diversi devono sopravvivere per decenni. La conservazione preventiva parte da un’osservazione semplice e spesso controintuitiva: il danno non nasce quasi mai dal valore assoluto di temperatura o umidità relativa, ma dalla loro variazione. Un ambiente stabile a 22 °C e 55 % UR è molto meno pericoloso di un ambiente che oscilla fra 45 % e 65 % nell’arco della stessa giornata, perché sono i cicli di assorbimento e cessione di vapore a generare le tensioni interne che aprono fessure, sollevano il colore e deformano i supporti lignei.
Il monitoraggio del microclima in ambienti museali serve proprio a rendere visibili queste oscillazioni. Un rilievo isolato con uno strumento portatile fotografa un istante; solo una registrazione continua, distribuita nei punti giusti e prolungata per almeno un ciclo stagionale, permette di capire se una sala è realmente stabile, dove si formano i gradienti e quali eventi ricorrenti li provocano.
Accanto ai parametri igrotermici agiscono altri fattori di degrado: l’illuminamento e la dose luminosa cumulata, la componente ultravioletta, gli inquinanti gassosi e le polveri. Un piano di sorveglianza completo li considera insieme, perché ciascuno ha una sua velocità di azione e un suo bersaglio materico. Le norme UNI 10829 e UNI EN 15757 forniscono il quadro metodologico entro cui impostare misure, elaborazione dei dati e definizione degli intervalli ammessi.

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Intervalli raccomandati per classe di materiale e conflitti nella stessa sala
I materiali igroscopici — legno, carta, pergamena, avorio, tele dipinte — scambiano vapore con l’aria e si muovono con essa: per questi si lavora tipicamente in una fascia di umidità relativa fra il 45 % e il 60 %, con temperature fra 18 °C e 24 °C. I metalli chiedono l’opposto: sotto il 40 % di umidità relativa la corrosione attiva rallenta sensibilmente, e per i reperti archeologici in ferro si scende anche sotto il 30 %. I materiali compositi, che uniscono legno, metallo, tessuto e adesivi, sono i più delicati perché ogni componente reagisce con tempi propri. Nella stessa sala questi requisiti non sono conciliabili: la risposta corretta non è un compromesso generico, ma la separazione delle esigenze in microambienti confinati.
Monitoraggio del microclima in ambienti museali: i controlli e i punti di misura
Il punto di misura deve rappresentare l’ambiente dell’opera, non il centro geometrico della sala né il corridoio di passaggio. Le posizioni significative sono quelle in cui il clima si discosta dalla media: l’interno delle vetrine, il fondo delle nicchie, le pareti perimetrali fredde dove la temperatura superficiale scende e l’umidità relativa locale sale, la fascia d’aria immediatamente sopra i corpi scaldanti e le bocchette di mandata, il retro dei dipinti appesi a muro. A questi si affianca almeno un sensore di riferimento in ambiente e uno all’esterno, indispensabile per correlare le oscillazioni interne agli eventi meteorologici. La quota conta: un sensore a due metri d’altezza non descrive il clima di un reperto posato a cinquanta centimetri dal pavimento.
Gradienti, vetrine e anomalie che la registrazione continua rivela
Una registrazione continua a passo regolare fa emergere ciò che i rilievi sporadici non vedono: il picco di umidità relativa dopo l’apertura al pubblico nelle giornate piovose, la caduta notturna dovuta allo spegnimento dell’impianto, l’oscillazione a dente di sega prodotta da un termostato mal tarato, la deriva lenta di una parete che asciuga dopo un’infiltrazione. La vetrina si comporta come un ambiente a sé: la sua massa d’aria è ridotta, la tenuta può essere buona o pessima, e l’inerzia igroscopica dei materiali interni può tamponare le variazioni oppure amplificarle. Va quindi misurata al suo interno, non dedotta dal clima della sala. Come gradiente giornaliero accettabile si assume in genere un’escursione contenuta entro pochi punti percentuali di umidità relativa.
UNI 10829 e UNI EN 15757: dalla misura agli intervalli ammessi
La UNI 10829 definisce come eseguire la misura e come analizzare i dati ambientali negli ambienti di conservazione: grandezze, collocazione dei sensori, frequenza di campionamento, elaborazione statistica delle serie. La UNI EN 15757 introduce il criterio che ha cambiato l’approccio: l’intervallo ammesso non è un valore assoluto imposto dall’esterno, ma si ricava dal clima storico a cui l’opera si è già adattata, calcolando la media mobile stagionale e una banda di fluttuazione attorno ad essa. Ne discende la logica dell’adattamento graduale: correggere una sala fuori norma non significa portarla di colpo al valore teorico, ma spostarla lentamente, nell’arco di mesi. Per questo il periodo minimo di osservazione prima di intervenire sull’impianto è almeno un ciclo stagionale completo.
Luce, inquinanti e prestiti: gli altri fronti della sorveglianza
Il secondo fattore di degrado è la luce, e va valutato come dose cumulata: il prodotto dell’illuminamento per le ore di esposizione, espresso in lux·ora all’anno. Per i materiali molto sensibili — acquerelli, tessuti, fotografie — si lavora attorno a 50 lux con dose annua contenuta; per legno e pittura a olio si ammettono valori più alti. La componente ultravioletta va misurata a parte e ridotta il più possibile, perché agisce sui leganti anche a illuminamenti bassi. Inquinanti gassosi e particolato completano il quadro, insieme al controllo delle polveri depositate: sono misure che richiedono analizzatori dedicati. Nel prestito e nel trasporto la sorveglianza si sposta sulla cassa, con registrazione del clima per tutto il viaggio; la registrazione di urti e vibrazioni richiede invece accelerometri.
Per approfondire metodi, strumentazione e organizzazione dei dati, consulta la pagina dedicata al monitoraggio del microclima in ambienti museali.
Gli strumenti del nostro catalogo per questa sorveglianza
Gli strumenti si dividono per destinazione d’uso: il rilievo puntuale, con cui si verifica una sala, una nicchia o l’interno di una vetrina in un dato momento; la registrazione nel tempo, che è l’unica a rendere visibili i cicli giornalieri e stagionali richiesti dalla UNI EN 15757; e il monitoraggio distribuito, quando i punti da sorvegliare sono molti e lontani fra loro. Nessuno di questi strumenti regola l’ambiente: lo misura, e i sistemi qui elencati trasmettono le letture a una piattaforma o a un’applicazione. Per il TREMS-10 il costruttore dichiara che la piattaforma può notificare le condizioni avverse, senza che si tratti di un sistema di allarme di sicurezza. Campi e accuratezze dichiarati dal costruttore sono nelle schede.

Rilievo puntuale
Tramex MRH3
Legge temperatura e umidità relativa dell’ambiente con la sonda Hygro-i2: serve a verificare un punto singolo — il fondo di una nicchia, la fascia sopra un corpo scaldante — prima di decidere dove lasciare un registratore.

Registrazione nel tempo
Tramex Feedback DL-RHTA
Registra fino a 100.000 punti dato di umidità relativa, temperatura e punto di rugiada con intervallo regolabile fra 10 minuti e 1 ora: è la serie storica su cui si calcolano la media mobile stagionale e la banda di fluttuazione.

Registrazione nel tempo
Tramex Feedback DL-RHTX
Stessa capacità di memoria e stessi campi del RHTA, con esportazione di fogli di calcolo, grafici e report dall’applicazione: utile quando i dati vanno consegnati insieme al piano di conservazione.

Registrazione nel tempo
Kit Tramex Feedback DataLogger
Riunisce in una valigetta il datalogger DL-RHTX, la sonda Hygro-i2, il cavo di interfaccia, il treppiede e il supporto a parete: la dotazione minima per avviare una campagna in una sala o dentro una vetrina.

Monitoraggio distribuito
Tramex TREMS-10
Dieci sensori senza fili e una stazione che inoltra le letture alla piattaforma Tramex Cloud, consultabile da browser: risponde alla necessità di sorvegliare insieme sale, depositi e vetrine; il costruttore dichiara che la piattaforma può notificare le condizioni avverse.
Il confronto completo fra i modelli e i dati dichiarati dal costruttore è nelle pagine di catalogo dei termoigrometri ambientali e dei sistemi di monitoraggio continuo e wireless.
Maggiori informazioni e contatti
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