Una cella frigorifera che deriva di due gradi per una notte non si manifesta con un guasto evidente: il compressore continua a girare, il display sulla porta mostra un valore plausibile e il danno emerge settimane dopo, quando qualcuno chiede di dimostrare in quali condizioni l’ambiente è stato tenuto. Il monitoraggio continuo di magazzini e celle con controlli documentati nasce esattamente da questo problema: sostituire una fotografia istantanea, letta una volta al giorno da un operatore, con una serie storica che copre le ventiquattro ore e che resta disponibile a distanza di mesi.
Il principio è semplice ma spesso frainteso. L’aria fredda è più densa e tende a stratificarsi verso il basso, la merce ha un’inerzia termica molto maggiore dell’aria che la circonda e ogni apertura di porta introduce un carico di calore e di umidità che il sistema deve smaltire. La temperatura non è quindi una grandezza unica: dipende dal punto in cui la si misura e dal supporto su cui la sonda è applicata.
Un impianto di monitoraggio efficace mette insieme tre elementi: una campagna di rilievo che stabilisce dove misurare, una rete di sonde fisse che registrano a intervalli regolari e rendono le letture consultabili a distanza, e un piano di taratura periodica che tiene i dati confrontabili nel tempo. Sotto trovate che cosa controllare, come si imposta la mappatura del volume, quali anomalie si leggono nei grafici e che cosa serve perché le serie restino leggibili a distanza di mesi. Una precisazione di perimetro: qui si parla del clima dell’ambiente — l’aria di un magazzino, di un deposito o di una cella — e non della temperatura del prodotto conservato.

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Che cosa si misura davvero: aria, materiali e umidità relativa
In una cella convivono tre grandezze distinte. La temperatura dell’aria risponde in pochi minuti a ogni apertura di porta e a ogni ciclo della macchina frigorifera; la temperatura del prodotto varia molto più lentamente ed è quella che governa la conservazione. Per questo, nel controllo del prodotto, le sonde si annegano in un simulatore di prodotto, cioè un corpo con inerzia termica paragonabile alla merce, che smorza le oscillazioni transitorie: è una pratica del controllo sulla merce. Gli strumenti di cui parliamo qui misurano l’aria dell’ambiente. La terza grandezza è l’umidità relativa: nelle celle di conservazione determina il calo peso della merce esposta e la formazione di brina sulle superfici fredde, nei magazzini non refrigerati è il parametro dominante perché carta, legno, cartone e tessuti sono materiali igroscopici che scambiano acqua con l’aria e cambiano dimensioni, peso e resistenza meccanica.
La mappatura termica del volume: il rilievo che precede l’installazione
Prima di decidere dove fissare le sonde permanenti serve sapere dove sono i punti caldi e freddi. La mappatura è una campagna temporanea con una griglia di data logger distribuiti sui tre assi del volume, tipicamente per almeno ventiquattro ore continuative e ripetuta in due condizioni: cella vuota e cella a carico nominale. Si registrano l’andamento a regime, la risposta alle aperture di porta e il recupero dopo lo sbrinamento. Il risultato individua le posizioni estreme, che diventano i punti di misura fissi, e mostra gli effetti della disposizione dei pallet: file troppo accostate all’evaporatore o accatastate contro le pareti bloccano la circolazione e creano sacche stagnanti anche di alcuni gradi. La mappatura va rifatta quando cambiano il layout dello stoccaggio, l’impianto frigorifero o la destinazione d’uso della cella.
Leggere i grafici: sbrinamenti, aperture di porta e stratificazione
Una serie storica ben campionata rende riconoscibili le anomalie dalla loro forma. Il ciclo di sbrinamento lascia una firma regolare: salita rapida della temperatura dell’aria, plateau breve, ritorno al valore di regime con periodicità costante. Se il picco si allarga, si alza o perde regolarità, l’evaporatore è probabilmente in brina o la resistenza di sbrinamento è degradata. Le aperture di porta danno picchi irregolari, correlati agli orari di movimentazione, accompagnati da un salto dell’umidità relativa. Una differenza stabile fra sonda alta e sonda bassa indica stratificazione e ventilazione insufficiente, mentre una deriva lenta e monotona su tutti i punti punta al carico di refrigerante o al condensatore sporco. Se invece oscilla solo l’aria e non il simulatore di prodotto, il rischio reale per la merce è basso.
Taratura riferibile e conservazione dei dati
Un dato vale come prova solo se la catena metrologica è dimostrabile. Le sonde vanno tarate periodicamente, di norma una volta l’anno o secondo l’intervallo fissato nel piano di controllo, con certificato riferibile a campioni nazionali e incertezza dichiarata: senza quel documento la serie storica resta un numero di cui nessuno può ricostruire l’incertezza. La taratura va richiesta a un laboratorio che la esegue. Sul piano documentale, quale peso una serie storica assuma in una contestazione è materia di chi la valuta e non dello strumento. Conviene invece verificare da subito che il sistema esporti i dati in un formato leggibile.
Monitoraggio continuo di magazzini e celle: controlli che il registro cartaceo non copre
Il registro compilato a mano fotografa due o tre istanti al giorno, quasi sempre in orario di presidio, e lascia scoperte proprio le ore notturne e i fine settimana in cui i guasti si manifestano. La registrazione automatica campiona a intervalli regolari e conserva ogni lettura, così che un transitorio si distingua da un’anomalia vera guardando la forma della curva e non un singolo valore. Va detto con chiarezza che cosa questi sistemi sono e non sono: non sono impianti di allarme di sicurezza. I datalogger autonomi registrano e basta: trasmettono le letture a un’applicazione, e qualcuno deve andarle a guardare. Il TREMS-10 lavora invece con la piattaforma Tramex Cloud, che come dichiara il costruttore può notificare le condizioni avverse. Per l’approfondimento sui criteri di impianto e sulle configurazioni tipiche, consulta la pagina dedicata al monitoraggio continuo di magazzini e celle.
Gli strumenti
Gli strumenti si dividono per destinazione d’uso: il rilievo puntuale, con cui si verifica un punto sospetto prima di installare qualcosa; la registrazione nel tempo, che è l’unica a produrre la serie storica su cui si leggono stratificazione e derive; e il monitoraggio distribuito, quando i punti da tenere sotto controllo sono molti. Due precisazioni: questi strumenti misurano il clima dell’ambiente, non la temperatura del prodotto conservato, e non sono sistemi di allarme di sicurezza — i datalogger autonomi trasmettono le letture a un’applicazione che qualcuno deve consultare, mentre per il TREMS-10 il costruttore dichiara che la piattaforma può notificare le condizioni avverse. Campi e accuratezze dichiarati dal costruttore sono nelle schede.

Rilievo puntuale
Tramex MRH3
Con la sonda Hygro-i2 legge temperatura e umidità relativa dell’aria: serve a controllare un singolo punto — una sacca stagnante, la fascia alta di una scaffalatura — prima di decidere dove lasciare un registratore.

Registrazione nel tempo
Tramex Feedback DL-RHTA
Registra fino a 100.000 punti dato di umidità relativa, temperatura e punto di rugiada con intervallo regolabile fra 10 minuti e 1 ora: è la serie storica che copre le ore notturne e i fine settimana lasciati scoperti dal registro.

Registrazione nel tempo
Tramex Feedback DL-RHTX
Stessi campi del RHTA, con esportazione di fogli di calcolo, grafici e report dall’applicazione: utile quando le serie vanno consegnate e non solo osservate.

Registrazione nel tempo
Kit Tramex Feedback DataLogger
Riunisce in una valigetta il datalogger DL-RHTX, la sonda Hygro-i2, il cavo di interfaccia, il treppiede e il supporto a parete: la dotazione minima per una campagna temporanea distribuita sui tre assi del volume.

Monitoraggio distribuito
Tramex TREMS-10
Dieci sensori senza fili e una stazione che inoltra le letture alla piattaforma Tramex Cloud, consultabile da browser: risponde alla necessità di seguire insieme molti punti fissi; il costruttore dichiara che la piattaforma può notificare le condizioni avverse.
Il confronto completo fra i modelli e i limiti dichiarati dal costruttore è nelle pagine di catalogo dei termoigrometri ambientali e dei sistemi di monitoraggio continuo e wireless.
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