Nel refitting e nella compravendita di imbarcazioni, la struttura dello scafo è la voce di spesa che può ribaltare una trattativa. Un laminato in vetroresina che ha assorbito acqua per stagioni consecutive perde rigidità, sviluppa bolle osmotiche e impone un ciclo di essiccazione e ripristino che può durare mesi in cantiere, con costi facilmente superiori a diverse migliaia di euro per metro di lunghezza. Per questo un’ispezione di scafi e strutture navali: controlli mirati e documentati vanno programmati prima di ogni intervento importante, non dopo.
La grandezza che dà le indicazioni più utili è il contenuto d’umidità del laminato. I misuratori non invasivi lavorano per impedenza elettrica: due elettrodi appoggiati alla superficie generano un campo elettromagnetico che penetra nello spessore del composito e la costante dielettrica dell’acqua, molto più alta di quella della resina e del vetro, sposta la lettura in modo proporzionale al contenuto d’acqua. Nessun foro, nessun danno al gelcoat, misura ripetibile nello stesso punto a distanza di settimane.
Lo strumento a catalogo per questa misura è il Tramex Skipper 5 SMM5, che il costruttore destina al settore nautico: non distruttivo, con due profondità di indagine, tre campi di sensibilità e due scale di lettura sul quadrante analogico, di cui una comparativa per i materiali diversi dal legno. Su un laminato in vetroresina la lettura va quindi trattata come termine di confronto fra zone omologhe dello stesso scafo, rilevate nelle stesse condizioni, e non come un contenuto d’acqua assoluto né come una diagnosi di osmosi.

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Umidità del laminato in vetroresina e legame con l’osmosi
Il laminato di uno scafo non è impermeabile: il gelcoat rallenta il passaggio dell’acqua ma non lo impedisce. Quando l’acqua raggiunge le zone di resina non completamente reticolata o ricche di residui idrosolubili, si formano soluzioni a concentrazione elevata che richiamano ulteriore acqua per pressione osmotica, fino a scollare localmente il gelcoat e generare le classiche bolle. Il contenuto d’umidità è quindi il precursore misurabile del fenomeno, non il fenomeno stesso: si misura per capire se il laminato è in una condizione che rende l’osmosi possibile e per decidere se lo scafo è pronto a ricevere un nuovo ciclo di verniciatura. Applicare un primer epossidico su un laminato ancora saturo significa sigillare l’acqua all’interno e ripresentare il problema nell’arco di una o due stagioni.
Lettura comparativa e tempo di alaggio: la procedura in cantiere
Su un composito il valore assoluto conta meno del confronto. La procedura corretta parte dalla scelta di una zona di riferimento nell’opera morta, in un punto strutturalmente analogo che non è mai stato immerso: quella lettura definisce lo zero pratico dello scafo, perché tiene conto di spessore, tipo di resina e stratificazione reali. Le letture in carena vengono poi confrontate con quel riferimento e si valuta lo scostamento. Il secondo parametro da controllare è il tempo di alaggio: subito dopo l’uscita dall’acqua la superficie è bagnata e le letture risultano alte in modo non rappresentativo. Si misura dopo un periodo di asciugatura noto, tipicamente da alcuni giorni a qualche settimana in ambiente ventilato, e quel numero di giorni va sempre riportato nel rapporto insieme a temperatura e condizioni ambientali.
Mappatura per griglie: carena, opera morta, chiglia e passascafi
Le letture isolate non producono una diagnosi. Si traccia sullo scafo una griglia regolare, tipicamente con passo di 30-50 cm, e si registra un valore per ogni nodo, riportandolo su uno schema in pianta e in sezione. La griglia va infittita dove l’acqua ha più probabilità di entrare: la zona di chiglia e il torello, dove l’acqua staziona e il laminato è più spesso; l’intorno di passascafi, prese a mare e trasduttori, dove il foro interrompe la continuità del gelcoat; gli attacchi di timone e pinne di deriva; le linee di giunzione fra stampi. Il confronto fra la mappa della carena e quella dell’opera morta rende immediatamente leggibili i gradienti anomali, cioè le aree isolate con valori molto superiori all’intorno.
Sandwich, coperte in teak e scafi metallici: i casi particolari
Nei laminati sandwich con anima in balsa o schiuma di PVC l’infiltrazione è più insidiosa: l’acqua entrata da una vite o da un passascafi si distribuisce nell’anima, la balsa si degrada e la delaminazione fra pelle e anima procede senza segni esterni. La misura d’umidità su queste strutture individua l’estensione della zona umida molto prima che il ponte diventi cedevole al calpestio. Lo stesso vale per ponti in teak e coperte, dove il collante e il sottofondo trattengono acqua sotto i listelli. Sugli scafi metallici la grandezza cambia: qui il controllo complementare è la misura di spessore residuo con spessimetro a ultrasuoni su fasciame, paratie e madieri, per quantificare la perdita di materiale rispetto al valore di progetto.
Ispezione di scafi e strutture navali: controlli documentati e perizia
Rispetto all’esame visivo e alla battitura con martelletto, la misura strumentale ha un vantaggio decisivo: produce un dato numerico ripetibile, che si può riprendere a distanza di mesi per verificare se l’essiccazione sta procedendo. Nella compravendita questo trasforma la perizia da giudizio soggettivo a documento negoziabile, con la mappa d’umidità allegata al rapporto. Restano due limiti da dichiarare sempre: un’umidità elevata non equivale automaticamente a osmosi, perché indica una condizione favorevole e non un danno accertato, e le letture dipendono da spessore e composizione del laminato. Le società di classificazione impostano su questa logica le ispezioni periodiche in secco, con controlli a intervalli programmati sulla stessa griglia di punti.
Per il quadro completo di metodi, strumenti e criteri di valutazione, consulta la pagina dedicata all’ispezione di scafi e strutture navali.
Lo strumento a catalogo per la mappatura dell’umidità dello scafo
Fra i controlli descritti sopra il catalogo copre la misura di umidità del laminato. Gli spessimetri a ultrasuoni per lo spessore residuo degli scafi metallici, citati nel paragrafo sui casi particolari, appartengono a un’altra famiglia e non sono trattati qui. Resta una sola card, che è esattamente lo strumento con cui si costruisce la mappa per griglie e si confrontano carena e opera morta.

Mappatura comparativa dell’umidità del laminato
Tramex Skipper 5 SMM5
Misuratore di umidità a impedenza elettrica, non distruttivo: si appoggia premendo a pieno contatto sulla superficie e la lettura compare istantaneamente sul quadrante analogico. Il costruttore lo destina al settore nautico e dichiara due profondità di indagine, tre campi di sensibilità — Hardwood, Shallow Depth e G.R.P. per il laminato in vetroresina — e due scale: quella superiore in contenuto di umidità del legno, quella inferiore comparativa per i materiali diversi dal legno. Trasmissione Bluetooth verso l’app Tramex. Scale, profondità e funzioni nella scheda.
La scheda completa sta nella pagina di catalogo Misuratori di umidità per scafi e imbarcazioni. Va detto con chiarezza che cosa lo strumento non fa: sui materiali diversi dal legno la scala è comparativa e non restituisce un contenuto d’acqua assoluto, non emette un giudizio sullo stato dello scafo e non diagnostica l’osmosi. Il confronto fra zone omologhe e l’interpretazione delle letture restano di chi conduce il rilievo.
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