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Illuminamento e luminanza: la procedura di rilievo negli ambienti di lavoro

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Guida operativa al rilievo fotometrico negli ambienti di lavoro: la differenza fra illuminamento in lux e luminanza in cd/m2, la preparazione degli apparecchi, la costruzione della griglia di misura, il calcolo di media e uniformita, la valutazione dell’abbagliamento e la taratura degli strumenti.

Sapere come misurare illuminamento e luminanza significa, prima di tutto, tenere separate due grandezze che il linguaggio comune confonde di continuo. L’illuminamento si esprime in lux e descrive il flusso luminoso che arriva su una superficie: si rileva appoggiando il sensore sul piano di lavoro, con la finestra di misura rivolta verso la sorgente. La luminanza si esprime in candele al metro quadrato e descrive la luce che una superficie emette o riflette in direzione di chi guarda: si rileva puntando lo strumento sulla superficie stessa, da una posizione che riproduce quella dell’osservatore. Sono due letture diverse, con due strumenti diversi e due significati diversi.

Da questa distinzione discende tutta la procedura. Il rilievo di illuminamento serve a stabilire se il compito visivo dispone della quantità di luce prescritta e se questa quantità è distribuita in modo accettabile sull’area di lavoro. Il rilievo di luminanza serve invece a valutare i contrasti e l’abbagliamento, cioè il modo in cui la luce disturba chi opera. Un ambiente può superare la soglia di lux richiesta e restare inadatto perché una plafoniera o una parete lucida producono luminanze eccessive nel campo visivo.

Le sezioni che seguono descrivono la sequenza operativa: preparazione, costruzione della griglia di misura, esecuzione dei rilievi, calcolo dei valori medi e di uniformità, valutazione dell’abbagliamento e chiusura documentale con verbale e taratura periodica. I riferimenti sono la EN 12464-1, la ISO/CIE 19476 per la caratterizzazione dei fotometri e la CIE S 025 / EN 13032-4 per gli apparecchi a LED.

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Preparazione dell’ambiente, degli apparecchi e del sensore

La preparazione condiziona il risultato più di ogni altra fase. Gli apparecchi di illuminazione vanno accesi e lasciati stabilizzare prima di leggere qualsiasi valore: le sorgenti a scarica richiedono tempi lunghi, quelle a LED tempi minori ma non nulli, perché il flusso varia finché la temperatura di giunzione non si assesta. La luce naturale va esclusa oscurando le aperture, oppure registrata e dichiarata a verbale insieme all’ora e alle condizioni del cielo, se il rilievo deve rappresentare l’uso reale. L’ambiente va portato nelle condizioni d’esercizio abituali, con macchine, arredi e superfici nella posizione di lavoro. Il sensore deve trovarsi a temperatura ambiente da tempo sufficiente e non deve mai ricevere l’ombra dell’operatore, che si posiziona lateralmente e indossa abiti scuri per non riflettere luce sulla cella.

La griglia di misura: indice del locale e quota del piano di lavoro

La griglia di misura non si improvvisa. Si calcola l’indice del locale a partire da lunghezza, larghezza e altezza utile fra piano di lavoro e apparecchi, e da quel valore si ricava il passo massimo consentito fra i punti: locali allungati o bassi richiedono maglie più fitte, ambienti ampi e regolari tollerano maglie più larghe. I punti vanno distribuiti sull’area del compito e sulla zona immediatamente circostante, evitando di farli cadere esattamente sotto ogni apparecchio o esattamente a metà fra due, condizione che falserebbe la media. La quota è quella reale del piano di lavoro: il banco, la scrivania, il nastro. Per le aree di transito si adotta convenzionalmente il piano del pavimento. Griglia e quote si disegnano prima di iniziare e si allegano al verbale.

Come misurare illuminamento e luminanza punto per punto

Con la griglia definita si passa all’esecuzione. Per l’illuminamento il luxmetro si appoggia in ciascun punto con il diffusore orizzontale e rivolto verso l’alto, si attende la stabilizzazione della lettura e si annota il valore senza arrotondamenti prematuri; dove il compito visivo è su piano verticale o inclinato, il sensore assume la stessa giacitura della superficie. Per la luminanza il luminanzometro si colloca all’altezza degli occhi e si punta sulle superfici che entrano nel campo visivo: monitor, piani di lavoro, pareti, soffitto e, separatamente, le parti luminose degli apparecchi. Si registrano posizione e direzione di ogni lettura, perché la luminanza dipende dall’angolo di osservazione. Le due serie di rilievi restano distinte anche sul foglio di raccolta dati.

Illuminamento medio mantenuto, uniformità e abbagliamento

L’elaborazione trasforma i numeri in giudizio. Dai valori di illuminamento si ricava la media sull’area del compito, che va confrontata con il valore mantenuto prescritto per quel compito visivo tenendo conto del fattore di manutenzione dell’impianto. Accanto alla media si calcola l’uniformità, definita come rapporto fra il valore minimo e il valore medio rilevati sulla stessa area: una media conforme con uniformità bassa indica zone d’ombra e affaticamento visivo. Le luminanze servono a valutare l’abbagliamento: si verificano i rapporti fra la superficie del compito, il suo intorno immediato e le superfici più lontane, e si controllano i valori delle sorgenti negli angoli di vista effettivi. Il criterio di accettazione è il rispetto simultaneo di illuminamento, uniformità e limiti di abbagliamento.

Verbale, tracciabilità e taratura periodica degli strumenti

Il rilievo si chiude con la documentazione. Il verbale riporta identificazione dell’ambiente, planimetria con la griglia e le quote, condizioni di prova, tempi di stabilizzazione, presenza o esclusione della luce naturale, strumenti impiegati con numero di serie e data dell’ultima taratura, valori puntuali, medie, uniformità e conclusioni. Luxmetro e luminanzometro vanno tarati periodicamente presso laboratorio accreditato secondo la ISO/IEC 17025: la taratura verifica la correzione della risposta spettrale rispetto alla curva di efficienza luminosa V(λ) e la risposta al coseno, i due scostamenti che più incidono sull’incertezza del risultato; fra una taratura e l’altra è buona pratica un controllo intermedio di funzionalità. Il quadro completo di strumenti e criteri per questo tipo di controllo è descritto nella pagina dedicata a illuminamento e luminanza.

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