Un valore di misura non vale per quello che dice, ma per quello che c’è dietro di esso. Finché nessuno lo mette in discussione, un numero letto su un display sembra un fatto: sta scritto, si trascrive su un rapporto e si passa oltre. Il momento in cui quel numero viene contestato è anche il momento in cui si scopre che cosa lo sostiene davvero, e quasi sempre si scopre in ritardo.
Il vocabolario tecnico che serve per rispondere esiste ed è codificato, ma nella pratica quotidiana viene usato in modo approssimativo. Parole come taratura degli strumenti di misura e riferibilità vengono impiegate come formule di rito, e chi le pronuncia spesso non saprebbe dire che cosa accade concretamente quando una di queste condizioni manca. Il risultato è che si costruiscono archivi di documenti corretti attorno a dati che, tecnicamente, non reggono.
Questo articolo non parla di servizi, di documenti da conservare o di calendari. Parla dei concetti e delle parole: tre termini che vengono scambiati fra loro, la successione di confronti che collega uno strumento a un riferimento riconosciuto, il significato di un valore privo di incertezza dichiarata, il criterio con cui si giudica un risultato che cade vicino al limite di tolleranza. Sono nozioni di metrologia, non di organizzazione, e sono il livello sotto il quale non si può scendere senza perdere il senso di ciò che si sta facendo.

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Tre parole usate come sinonimi che sinonimi non sono
Tarare significa confrontare le indicazioni di uno strumento con quelle di un riferimento e dichiarare lo scostamento trovato: non si aggiusta nulla, si constata e si scrive. Regolare significa invece intervenire sullo strumento per riportarne le indicazioni entro un intervallo voluto: è un’operazione materiale, che modifica l’oggetto. La conferma metrologica, che UNI EN ISO 10012 tratta come atto distinto, è ancora un’altra cosa: è la decisione con cui si stabilisce se quello strumento, con quello scostamento e con quell’incertezza, sia adeguato all’uso previsto. Lo stesso strumento può essere adeguato a un impiego e inadeguato a un altro, senza che nulla di fisico sia cambiato. Il VIM, vocabolario internazionale di metrologia, mantiene i tre termini rigorosamente separati proprio perché la loro sovrapposizione è l’origine della maggior parte degli equivoci: si crede di aver risolto un problema di adeguatezza quando si è solo constatato uno scostamento, oppure si crede di aver documentato qualcosa quando si è solo girata una vite.
La catena di confronti e i punti in cui si spezza
La riferibilità non è una proprietà dello strumento: è una proprietà del risultato, e consiste in una successione documentata di confronti che risale fino a un riferimento riconosciuto. Ogni anello della successione è un confronto reale, e ogni confronto aggiunge la propria quota di incertezza a quella che arriva dall’anello precedente: l’incertezza non si eredita immutata, si accumula. Da qui discende un fatto poco intuitivo, cioè che un riferimento eccellente in cima alla catena non garantisce nulla se un passaggio intermedio è debole. La catena si interrompe in modi silenziosi: un campione di lavoro usato per anni senza essere mai confrontato a sua volta, un valore trascritto a mano fra due passaggi, uno strumento riportato in servizio dopo un urto, un accessorio o una sonda sostituiti senza che il confronto sia stato ripetuto sulla configurazione effettiva. In tutti questi casi lo strumento continua a mostrare numeri, e nessuno si accorge che l’anello mancante c’è.
Un numero senza incertezza dichiarata resta muto
Due strumenti possono indicare lo stesso valore e non dire affatto la stessa cosa. Un risultato espresso come valore singolo comunica una posizione, ma non comunica quanto quella posizione sia stretta: senza incertezza associata non si sa se il valore vada inteso come un punto o come un intervallo largo alcune volte la tolleranza. La guida ISO/IEC 98-3, comunemente citata come GUM, definisce il modo in cui l’incertezza si stima combinando i contributi che agiscono sulla misura e come si esprime, tipicamente attraverso un’incertezza estesa accompagnata dal fattore di copertura adottato. Il punto non è formale: dichiarare l’incertezza significa dichiarare che cosa si è considerato e che cosa è stato trascurato. Un valore privo di questa informazione non è verificabile da nessuno, nemmeno da chi lo ha prodotto, e non consente alcun confronto sensato con un valore ottenuto altrove, in un altro momento o con un altro metodo.
La regola di decisione quando il valore cade vicino al limite
Finché il risultato sta comodamente dentro la tolleranza, l’incertezza sembra un dettaglio accademico. Il problema nasce quando il valore cade a ridosso del limite: lì l’intervallo di incertezza attraversa la soglia, e affermare la conformità oppure la non conformità diventa una scelta, non una lettura. UNI EN ISO 14253-1 affronta esattamente questo caso stabilendo il principio delle zone di accettazione e di rifiuto ridotte, cioè il fatto che l’incertezza va sottratta all’intervallo di tolleranza da parte di chi deve dimostrare la conformità. La condizione tecnica è che la regola sia definita prima di misurare e non scelta a posteriori sul valore trovato. Qui si vede la ragione concreta per cui un dato non riferibile non regge: senza catena documentata l’incertezza non è nemmeno quantificabile, quindi nessuna regola di decisione è applicabile e il giudizio di conformità resta un’affermazione senza supporto.
Taratura, catena di riferibilità e incertezza: che cosa sostiene davvero il dato dei tuoi strumenti di misura
Quando un risultato viene messo in discussione, a sostenerlo sono poche cose e sempre le stesse: l’identificazione univoca dello strumento e della configurazione effettivamente impiegata, lo scostamento constatato con la sua incertezza, la successione di confronti che collega quello scostamento a un riferimento riconosciuto, la regola di decisione fissata in anticipo e le condizioni in cui la misura è stata eseguita. Non lo sostengono affatto, invece, l’età recente dell’acquisto, la reputazione del costruttore, la ripetibilità delle letture, il fatto che lo strumento sia sempre stato usato così o che i risultati siano coerenti fra loro: la coerenza interna è compatibile con uno scostamento sistematico condiviso da tutte le letture. Chiarito il vocabolario, la scelta degli strumenti e dei campioni diventa un problema affrontabile: il catalogo prodotti raccoglie le famiglie di strumentazione e i riferimenti materiali su cui questi concetti si applicano.
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