Il manometro dell’apparecchio di trazione segna un valore plausibile, il dolly si è staccato, la prova sembra conclusa. Poi si guarda la superficie del tassello e si scopre che non è venuto via il rivestimento: è venuta via la colla. Il numero letto è entrato comunque nel foglio di raccolta dati, magari come il valore più basso della serie, e da lì rischia di finire in un rapporto come se fosse la resistenza del sistema verniciante. Non lo è.
Questo è l’errore più insidioso della prova pull-off, perché non produce un dato palesemente anomalo. Non c’è uno strappo mancato, non c’è un rumore fuori scala: c’è un valore dentro l’intervallo atteso, che per questo non allarma nessuno. Chi legge solo la cifra sul display, senza fermarsi a guardare dove il tassello si è separato, lo tratta come un dato buono. È la differenza fra misurare l’aderenza del rivestimento al substrato e misurare, senza saperlo, la tenuta dell’incollaggio del dolly.
Vale la pena raccontarlo per esteso, perché capita a chiunque esegua questa prova con una certa regolarità, e perché la differenza fra un dato accettato e uno scartato dipende da un’osservazione di pochi secondi che però va fatta ogni volta, non solo quando il risultato sembra sospetto.

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Che cosa si vede quando la prova sembra riuscita e non lo è
Il dolly si stacca con un valore di trazione compreso nell’intervallo che ci si aspetta per quel ciclo di verniciatura, né troppo basso da destare sospetto né così alto da sembrare fuori scala. L’operatore segna il numero e passa al punto successivo. La superficie del tassello, però, non mostra il colore del primer o del fondo: mostra uno strato sottile e lucido di adesivo, spesso uniforme su tutta l’area, a volte con una lieve bombatura al centro. È la traccia della colla che ha ceduto, non del rivestimento.
L’errore passa inosservato proprio perché il valore letto non è anomalo: rientra nella variabilità normale della serie, magari appena più basso della media, e nulla nel comportamento dello strumento segnala che si è misurata la resistenza di un incollaggio anziché quella di un sistema verniciante. Solo l’ispezione visiva del tassello subito dopo lo strappo distingue le due situazioni.
Perché la colla del dolly cede prima del rivestimento
La causa più frequente è il tempo di indurimento non rispettato: si tira il tassello prima che l’adesivo abbia raggiunto la resistenza dichiarata, soprattutto a temperature basse, dove l’indurimento si allunga in modo non lineare rispetto al valore di scheda a temperatura ambiente. La seconda causa è lo spessore del velo di colla: uno strato troppo sottile lascia zone non bagnate, uno troppo spesso introduce un giunto elastico che cede prima ancora di trasferire il carico al rivestimento.
Contano anche fattori più banali ma altrettanto comuni: adesivo bicomponente miscelato in proporzioni imprecise, confezione scaduta o già parzialmente indurita, superficie del dolly non sgrassata o contaminata da polvere di sabbiatura residua, aria intrappolata sotto il tassello per una pressione di posa insufficiente. Ognuno di questi fattori, singolarmente, riduce la tenuta dell’incollaggio senza modificare in nulla la qualità reale del ciclo di verniciatura sottostante.
Come si riconosce nella prova pull-off la rottura dell’adesivo
Il segno più chiaro è sulla superficie del dolly: se compare uno strato di colla continuo, lucido, senza tracce del colore sottostante, l’incollaggio ha ceduto prima del rivestimento. Se invece si vede il colore del fondo o del primer, con eventuali sfumature verso strati diversi del ciclo, la rottura ha interessato il sistema verniciante e il dato è valido. Va controllata anche la superficie residua sul pezzo, che deve essere speculare a quella del tassello.
Un secondo segno è la forma della rottura: una superficie del dolly con bordi netti e distacco uniforme su tutta l’area è compatibile con un cedimento della colla; una rottura irregolare, con isole di materiale colorato residuo, è più tipica di un cedimento del rivestimento. Nel dubbio, il confronto fotografico fra più tasselli della stessa serie aiuta a distinguere l’anomalia isolata dal comportamento sistematico.
Come si evita che l’incollaggio diventi il punto debole
La condizione principale è rispettare per intero il tempo di indurimento dichiarato dal produttore dell’adesivo, misurato alla temperatura effettiva della zona di prova e non a quella di scheda: in cantiere o in ambienti non climatizzati vale la pena prevedere un margine, non il minimo indicato. Va usata una quantità di colla sufficiente a coprire l’intera superficie del dolly, applicata con uno spessore uniforme e pressata per espellere l’aria, senza eccedere fino a creare un giunto spesso.
Il resto è disciplina di magazzino e di preparazione: adesivo conservato secondo le indicazioni del produttore e usato entro la scadenza, componenti bicomponenti dosati con la proporzione corretta, dolly sgrassato e privo di residui prima dell’incollaggio. Sono condizioni semplici da rispettare e, quando lo sono davvero, rendono il cedimento della colla un evento raro, non una variabile di fondo della prova.
Che cosa si scrive nel rapporto quando la prova va rifatta
Quando il tassello mostra cedimento dell’incollaggio, il valore non va né scartato in silenzio né registrato come dato valido: va annotato come esito non significativo, con la causa individuata, e la prova va ripetuta in un punto vicino con un nuovo tassello. Nel rapporto compaiono comunque il valore letto e la percentuale di area interessata dal cedimento della colla, accanto all’annotazione che il risultato non è rappresentativo del rivestimento e che la misura è stata ripetuta.
Questa tracciabilità ha un valore concreto: se il fenomeno si ripete su più tasselli della stessa giornata, il problema non è più il singolo dato ma la procedura di incollaggio, e va corretto a monte prima di proseguire il controllo. Per la strumentazione dedicata alla prova a strappo e alla preparazione dei tasselli, la pagina di riferimento è Strumenti per prova di adesione e pull-off.
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