Il display di linea dice 4.812 metri. Il numero non oscilla, si ripete uguale su tre rocche consecutive e coincide con quello del turno precedente. Poi il cliente sbobina, misura e ne trova quasi novanta in meno. Nessuno strumento si è guastato e nessun allarme è comparso: il conteggio è semplicemente riferito a una condizione del filo diversa da quella in cui la lunghezza verrà poi usata.
È la difficoltà specifica di questa misura. Un filato non è un corpo rigido: si allunga sotto tiro, scivola se lubrificato, oscilla se lasciato libero fra due guide, e passa su organi che si consumano proprio dove lui li tocca. Gli errori dei misuratori di velocità e lunghezza per filati e fili non nascono quasi mai da un difetto elettronico, ma da un riferimento meccanico o operativo che è cambiato senza che il numero cambiasse aspetto.
Questo è il punto scomodo: uno scostamento di questo tipo resta stabile e ripetibile, quindi supera senza problemi qualunque controllo di ripetibilità. Le cinque situazioni descritte qui sotto sono quelle che ricorrono in produzione. Per ciascuna: che cosa si fa in buona fede, quale numero ne esce e perché sembra corretto, da che cosa ci si accorge dell’errore e che cosa conviene fare al suo posto.

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Errori che nascono a monte dei misuratori: la lunghezza contata sotto tiro, la velocità di linea e la resa reale per filati e fili a riposo
Il primo errore è il più costoso e il meno visibile: si contano i metri con il filo teso dalla linea e si consegnano come metri di prodotto. Un filato sotto tiro è allungato, e quando torna a riposo sulla rocca si ritira. Il numero letto in macchina è corretto per la condizione in cui è stato preso, ma non è quello che il cliente misurerà sul suo banco. Ci si accorge dello scarto solo al reclamo, perché la linea è coerente con sé stessa. La via d’uscita è dichiarare la tensione di riferimento del conteggio e correlarla al comportamento del materiale: la UNI EN ISO 2062 descrive le prove di trazione su filati, e la UNI EN ISO 139 le atmosfere normalizzate in cui i confronti restano validi. Senza una tensione dichiarata, due misure sullo stesso lotto non sono confrontabili.
Il filo scivola sulla ruota di trascinamento e il totale resta sempre in difetto
Il secondo errore riguarda l’accoppiamento fra materiale e organo di conteggio. Filati lisci, bindati, lubrificati o bagnati non trascinano bene: la ruota gira un po’ meno del filo che le passa sopra. Lo slittamento non è casuale, quindi non si compensa nella media: agisce sempre nello stesso verso e il totale risulta sistematicamente inferiore al reale. La spia c’è ed è leggibile: se si confronta il conteggio con una lunghezza campione nota, lo scarto cresce in proporzione ai metri passati, non resta costante. Rimedi concreti: rivestimento adatto al tipo di filo, angolo di avvolgimento sufficiente sull’organo di trascinamento, verifica del comportamento con il materiale davvero in produzione e non con un filo di prova asciutto e ruvido che trascina molto meglio. Va rifatta la verifica ogni volta che cambia il tipo di filato, la finitura superficiale o il grado di lubrificazione, perché lo stesso impianto si comporta in modo diverso con materiali diversi.
La gola incisa dal passaggio cambia il diametro efficace di conteggio
Il terzo errore è puramente meccanico. Milioni di metri di filo scavano la propria sede nella gola dell’organo di misura: il filo appoggia su un raggio leggermente minore, ogni giro corrisponde a qualche frazione di millimetro in meno e il conteggio si sposta. Lo spostamento è piccolo, monotono e distribuito su mesi, quindi il confronto fra due turni vicini non lo mostra mai. Il controllo che lo intercetta è il confronto periodico con una lunghezza campione, registrato nel tempo e letto come serie: la UNI EN ISO 10012 tratta proprio la conferma metrologica dei sistemi di misura, e la OIML R 66 è il riferimento internazionale per gli strumenti misuratori di lunghezza. Insieme al confronto va ispezionato il profilo della gola, che spesso racconta l’usura prima dei numeri.
Avvii, cambi rocca e frenate: sotto la soglia minima il conteggio si ferma
Il quarto errore sta nelle fasi transitorie. Ogni sistema ha una soglia inferiore sotto la quale non riesce più a risolvere il moto: in avviamento, in frenata e durante il cambio rocca il materiale continua a scorrere, ma quei metri non entrano nel totale. Sono anche le fasi in cui si taglia e si chiude il lotto, quindi l’ammanco cade sempre nello stesso punto e cresce con il numero di fermate: una linea con molti cambi accumula uno scarto molto maggiore di una linea che gira continua, a parità di produzione. Il segnale d’allarme è questo: lo scostamento correla con il numero di partenze, non con i metri. Si affronta registrando le rampe, verificando la soglia minima dichiarata e confrontando il totale con un riferimento indipendente sul lotto chiuso. Dove i cambi sono frequenti conviene contare le fermate accanto ai metri: quel dato rende visibile un ammanco che altrimenti resta anonimo dentro il totale.
Fra due guide troppo distanti il filo forma un palloncino e allunga il percorso
Il quinto errore è di layout. Se il tratto libero prima del punto di rilievo è lungo, il filo non viaggia diritto: oscilla lateralmente e descrive un percorso reale più lungo di quello che il sistema attribuisce. L’ampiezza dell’oscillazione cresce con la velocità di linea, quindi lo scarto non è una costante da tarare una volta: cambia con la ricetta. Il sintomo tipico è un errore che si comporta bene in prova lenta e peggiora a regime. Si corregge riducendo il tratto libero, aggiungendo guide vicine al punto di rilievo e ripetendo il confronto con la lunghezza campione alle velocità realmente usate, non solo a quella comoda. Anche la stabilità della tensione a monte conta: un filo mal governato oscilla di più, e l’oscillazione entra nel conteggio come metri che non esistono.
Nessuno di questi cinque casi si scopre leggendo il display: si scoprono solo confrontando il totale con un riferimento esterno, a intervalli regolati e con i risultati archiviati come serie storica, secondo l’impostazione della UNI EN ISO 10012. Per inquadrare gli strumenti disponibili e le grandezze che rilevano, si può partire dalla pagina dedicata ai misuratori di velocità e lunghezza per filati e fili.
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