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Come gli ultrasuoni trovano una cricca dentro il metallo

Saldatura tramoggia metallica conica

Il principio degli ultrasuoni nel controllo dei difetti: perché un difetto si vede solo se orientato bene, e come si confrontano incidenza normale, angolata, mezzo salto, salto intero e tecnica tandem.

Un rilevatore di difetti a ultrasuoni non “vede” una cricca nel senso in cui la vede un occhio: vede solo un fascio che torna indietro prima del previsto. Il principio è semplice da enunciare e più delicato da applicare: un impulso acustico viaggia nel metallo, e ogni volta che incontra una discontinuità di impedenza acustica – un’inclusione, un vuoto, una cricca – una parte dell’energia si riflette e torna al trasduttore, che la trasforma in un’indicazione sullo schermo.

Il punto che sfugge a chi comincia è che questa riflessione non è garantita. Una cricca perpendicolare al fascio riflette bene, la stessa cricca orientata parallelamente al fascio può restare quasi invisibile, perché l’energia riflessa non torna verso la sonda ma prosegue altrove. Il difetto c’è, il segnale no.

Da qui nasce la necessità di più modi di far arrivare il fascio dove serve. Questo articolo mette a confronto i principali: incidenza normale, incidenza angolata con zoccolo, riflessione sulla parete opposta con mezzo salto e salto intero, tecnica tandem, e in chiusura il phased array come estensione elettronica dello stesso concetto.

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Il principio dei difetti nel rilevamento a ultrasuoni

La grandezza fisica in gioco è l’impedenza acustica, cioè la resistenza che un materiale oppone al passaggio dell’onda. Quando il fascio attraversa metallo omogeneo non incontra variazioni e non torna nulla al trasduttore: lo schermo mostra solo l’eco di fondo. Quando incontra una discontinuità – aria in una cricca, un’inclusione non metallica, un vuoto di fusione – l’impedenza cambia bruscamente e parte dell’energia si riflette indietro. La quantità di energia riflessa dipende però anche dall’orientamento: un riflettore perpendicolare all’asse del fascio rimanda la maggior parte dell’energia verso la sonda, un riflettore inclinato la disperde in altre direzioni. È per questo motivo che esistono modi diversi di indirizzare il fascio: non esiste un solo angolo che intercetti tutte le orientazioni possibili di un difetto, e la scelta del percorso acustico è parte integrante del metodo quanto la sonda stessa.

Incidenza normale: il fascio perpendicolare alla superficie

Nell’incidenza normale il fascio entra nel pezzo perpendicolarmente alla superficie di scansione. È il modo più diretto di interrogare il volume del materiale ed è efficace su difetti orientati parallelamente alla superficie stessa: sfogliature, incollature, delaminazioni, vuoti di laminazione. Il punto di forza è la semplicità del percorso acustico, che rende immediata la stima della profondità del riflettore sulla base del tempo di volo. Il limite è altrettanto netto: una cricca verticale, o comunque orientata trasversalmente rispetto al fascio, riflette pochissima energia verso la sonda e può passare inosservata. L’incidenza normale, da sola, non basta quando il difetto atteso ha un’orientazione che non è parallela alla superficie di appoggio, condizione tipica delle saldature e delle zone di concentrazione di sforzo.

Incidenza angolata, salti e tecnica tandem

L’incidenza angolata usa uno zoccolo che inclina il fascio rispetto alla superficie, così da intercettare i difetti orientati trasversalmente: il caso tipico è la ricerca di cricche sulla parete laterale di una saldatura. Il fascio angolato può raggiungere la zona di interesse in modo diretto oppure sfruttando la riflessione sulla parete opposta del pezzo: si parla di mezzo salto quando il fascio tocca il fondo una sola volta prima di incontrare il riflettore, di salto intero quando rimbalza due volte. Questo permette di esplorare zone non raggiungibili in linea diretta, a costo di un percorso acustico più complesso da interpretare. La tecnica tandem impiega due sonde angolate affacciate, una che emette e una che riceve, pensata per difetti verticali che non rimandano energia verso la sonda che li ha generati: solo una seconda sonda, posizionata dove l’energia riflessa arriva davvero, riesce a intercettarla. Il phased array estende lo stesso principio elettronicamente, componendo più angoli senza spostare la sonda: resta comunque, in fondo, la stessa logica di indirizzare il fascio dove il difetto lo rimanda.

Confronto sintetico fra le tecniche di incidenza

La tabella mette a confronto i criteri che contano per scegliere la tecnica: campo di applicazione tipico, capacità di dimensionare il riflettore, accesso richiesto al pezzo, tempo impiegato per unità di lunghezza controllata e qualifica dell’operatore necessaria. Nessuna tecnica copre tutto: l’incidenza normale è rapida ma cieca sui difetti trasversali, l’incidenza angolata copre le saldature ma richiede più formazione, il tandem risolve un caso specifico a costo di complessità operativa maggiore.

CriterioIncidenza normaleAngolata, mezzo salto/salto intero, tandem
Difetti rilevabiliParalleli alla superficie: vuoti, delaminazioniTrasversali e di parete laterale: cricche in saldature
Accesso richiestoUn solo lato, superficie pianaSpazio laterale per lo zoccolo, tandem su due punti
Capacità di dimensionareBuona in profondità, limitata in estensioneRichiede più scansioni e confronto fra angoli
Tempo per metro di saldaturaNon applicabile alle saldatureMaggiore: più passate e più angoli necessari
Qualifica necessariaBaseAvanzata, in particolare per il tandem
Confronto sintetico fra le soluzioni descritte.

Quale tecnica scegliere in base al difetto atteso

La scelta non è mai fra una tecnica migliore e una peggiore, ma fra ciò che il difetto atteso richiede. Su un lamierato in cui si sospettano vuoti di laminazione paralleli alla superficie, l’incidenza normale è sufficiente e la più rapida da eseguire. Su una saldatura di testa fra tubi, dove le cricche più probabili si sviluppano lungo la parete laterale o nella radice, l’incidenza angolata diventa necessaria e spesso serve più di un angolo per coprire le orientazioni possibili. Nei casi limite in cui un difetto verticale non rimanda energia in direzione della sonda che lo ha generato, la tecnica tandem resta l’unica in grado di intercettarlo. Il criterio pratico è sempre lo stesso: definire prima l’orientamento atteso del difetto, poi scegliere il percorso acustico che lo intercetta, non il contrario. Un catalogo aggiornato di strumenti per questo tipo di controllo è disponibile nella pagina Rilevatori di difetti a ultrasuoni (flaw detector), dove sono raccolti gli strumenti impiegati per questo tipo di controllo.

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