
Legno, biomasse e agroalimentare · Produzione mangimi
Controllo qualità nei mangimifici: dai controlli in accettazione al prodotto finito
Il controllo qualità nei mangimifici accompagna il materiale lungo tutta la lavorazione, a partire dall’accettazione delle materie prime. Il contenuto d’acqua di cereali, farine e sottoprodotti ne determina conservabilità e valore commerciale, e materie prime troppo umide compromettono lo stoccaggio prima ancora di entrare in produzione. Nelle fasi successive contano le condizioni di processo, in particolare le temperature nei trattamenti termici, e l’umidità del prodotto finito, che deve rientrare nei limiti dichiarati per garantire stabilità nel tempo e conformità. Basare il controllo qualità nei mangimifici su campioni rappresentativi e metodi costanti rende i risultati confrontabili tra lotti.
Il controllo qualità nei mangimifici riguarda le misure necessarie a produrre mangimi sicuri, conservabili e conformi, partendo da materie prime agricole, cereali, farine, sottoprodotti, e trasformandole in prodotti per l’alimentazione animale. Anche qui l’umidità è un parametro centrale: le materie prime devono avere l’umidità giusta per essere conservate senza sviluppare muffe e micotossine, e il mangime finito, sfarinato o in pellet, deve avere un’umidità controllata per conservarsi e per rispettare le specifiche. Si controllano inoltre la temperatura nei processi e nello stoccaggio e vari parametri di qualità. Poiché il mangime entra nella catena alimentare, attraverso gli animali da allevamento, i controlli hanno anche valenza di sicurezza. Questa pagina spiega quali controlli si fanno in un mangimificio e perché.
Questa pagina appartiene all’area Legno, biomasse e agroalimentare ed è una guida ai controlli di qualità nella produzione di mangimi.
Dalle materie prime al mangime finito
Un mangimificio riceve materie prime agricole e le trasforma in mangimi. Il controllo qualità comincia in ingresso: le materie prime, cereali, farine, sottoprodotti, vengono controllate per l’umidità, perché da essa dipendono la conservabilità e il rischio di muffe e micotossine, e per altri parametri di qualità e sicurezza. Un ingrediente troppo umido è a rischio di degrado durante lo stoccaggio, e va gestito di conseguenza. Durante la produzione, in cui le materie prime vengono macinate, miscelate e spesso trasformate in pellet, si controllano parametri di processo tra cui l’umidità, che influenza la miscelazione, la pressatura del pellet e le lavorazioni con vapore. Sul prodotto finito, il mangime deve avere l’umidità giusta: un mangime troppo umido si conserva male e sviluppa muffe, uno troppo secco può essere fuori specifica e polveroso; l’umidità incide anche sul peso e quindi sulla correttezza commerciale. Si controlla inoltre la temperatura, perché le lavorazioni possono scaldare il prodotto, che va poi raffreddato prima dello stoccaggio per non favorire condense e muffe. Il controllo qualità accompagna quindi tutta la filiera interna del mangimificio, dall’accettazione delle materie prime alla spedizione del prodotto, con l’umidità come parametro ricorrente e centrale.

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Umidità, temperatura e sicurezza
Nel mangimificio l’umidità si misura in più punti della filiera con strumenti adatti ai diversi materiali, granella, farine, pellet, su campioni rappresentativi. In ingresso serve a decidere l’accettazione e la gestione delle materie prime; in produzione a controllare il processo; sul finito a verificare la conformità e la conservabilità. Per il valore ufficiale si usa il metodo di riferimento, mentre strumenti rapidi permettono controlli frequenti. La temperatura va controllata nelle lavorazioni e nel raffreddamento, e monitorata nello stoccaggio come per i cereali, perché un riscaldamento della massa segnala attività biologica. Il tema della sicurezza alimentare è centrale: il mangime alimenta animali che entrano nella catena alimentare umana, quindi i controlli su umidità, muffe e micotossine hanno implicazioni sanitarie, e i mangimifici operano nell’ambito di sistemi di gestione della qualità e sicurezza che richiedono controlli documentati. Documentare le misure lungo la filiera è quindi non solo una buona pratica ma spesso un obbligo. Grazie al controllo di umidità, temperatura e parametri di qualità dalle materie prime al prodotto finito, i mangimifici possono produrre mangimi sicuri, conservabili e conformi, tutelando la salute degli animali e, attraverso di essi, del consumatore, e rispettando le specifiche commerciali e normative.
| Fase | Controllo |
|---|---|
| Materie prime | Umidità e conservabilità |
| Produzione | Umidità e temperatura di processo |
| Prodotto finito | Umidità conforme e sicurezza |
Affidabilità dei controlli
Per un controllo qualità affidabile nei mangimifici contano la misura dell’umidità nei punti giusti della filiera, l’uso di campioni rappresentativi e di strumenti adatti ai materiali, e il controllo della temperatura. L’umidità va misurata in ingresso, in produzione e sul finito, con strumenti adatti a granella, farine e pellet, su campioni che rappresentino bene le partite. Per i valori ufficiali si usa il metodo di riferimento, mentre gli strumenti rapidi consentono controlli frequenti da interpretare. La temperatura va controllata nelle lavorazioni e monitorata nello stoccaggio. Tutti i controlli vanno documentati, sia per la gestione della qualità sia per gli obblighi di sicurezza alimentare. Grazie a controlli di umidità e temperatura ben impostati lungo tutta la filiera, i mangimifici possono garantire prodotti sicuri, stabili e conformi, prevenendo lo sviluppo di muffe e micotossine, i problemi di conservazione e le non conformità commerciali, in un settore dove la qualità del mangime si ripercuote sulla sicurezza dell’intera catena alimentare.
- Le materie prime si controllano in ingresso.
- L’umidità è il parametro ricorrente della filiera.
- Il prodotto finito deve avere umidità conforme.
- La temperatura si controlla in processo e stoccaggio.
- Il mangime entra nella catena alimentare: sicurezza.
Dall’applicazione allo strumento: cosa serve in pratica
Questo tema appartiene all’area Legno, biomasse e agroalimentare del ramo Applicazioni di misura e controllo, ed è collegato allo stoccaggio dei cereali e all’umidità lungo la filiera alimentare.
Nel catalogo gli strumenti per l’umidità dei materiali e la temperatura fanno capo ai misuratori di umidità e igrometri e a temperatura e termografia, nel Catalogo prodotti. Se devi impostare i controlli di qualità in un mangimificio, il modulo di richiesta consente di ricevere un’indicazione mirata.

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Gli strumenti per l’umidità delle materie prime del mangimificio
Il controllo del contenuto d’acqua accompagna il mangimificio in accettazione, sui cereali e sui foraggi conferiti, e durante lo stoccaggio in magazzino e in silo. Qui gli strumenti Schaller della famiglia corrispondente, ciascuno con i dati dichiarati dal costruttore.

Accettazione
Schaller humimeter FS1, FS1.1 e FS2
Misura del contenuto d’acqua su granella intera, senza macinazione: curve di taratura per specie con peso di riempimento e campo, campione da 100 ml o da 300 g.

Peso ettolitrico
Schaller humimeter FSW
Strumento da banco che restituisce nella stessa lettura umidità da 5 a 40% e peso ettolitrico da 30 a 90 kg/hl, in meno di tre secondi: i due dati di conferimento in una sola operazione.

Banco verificato
Schaller humimeter FSA
Misuratore da banco in due configurazioni, verificata e non verificata, con peso ettolitrico integrato e otto specie con campo verificato in Austria, come dichiarato dal costruttore.

Più materie prime
Schaller humimeter FS4
Misuratore universale con ventinove curve di taratura più dieci libere e campione da 300 g su granella intera; memoria da 10.000 valori e interfaccia USB incluse.
→ Tutti i modelli, con i dati tecnici del costruttore, nella pagina di catalogo misuratori per cereali, foraggi e paglia.
Domande frequenti
Perché dall’umidità delle materie prime, come cereali, farine e sottoprodotti, dipendono la loro conservabilità e il rischio di sviluppare muffe e micotossine durante lo stoccaggio. Un ingrediente troppo umido è esposto al degrado e va gestito di conseguenza. Il controllo in ingresso serve quindi a decidere l’accettazione e la corretta gestione delle materie prime, oltre a verificarne altri parametri di qualità e sicurezza. È il primo passo del controllo qualità, che poi accompagna produzione e prodotto finito lungo tutta la filiera interna del mangimificio.
Perché un mangime troppo umido si conserva male e sviluppa muffe, mentre uno troppo secco può essere fuori specifica e polveroso; l’umidità incide anche sul peso e quindi sulla correttezza commerciale. Il prodotto finito, sfarinato o in pellet, deve quindi avere l’umidità giusta per conservarsi, rispettare le specifiche ed essere corretto sul piano del peso. Si controlla inoltre la temperatura, perché le lavorazioni scaldano il prodotto, che va raffreddato prima dello stoccaggio per non favorire condense e muffe. Sono controlli che uniscono qualità, conservabilità e correttezza commerciale.
Perché il mangime alimenta animali da allevamento che entrano nella catena alimentare umana, quindi i controlli su umidità, muffe e micotossine hanno implicazioni sanitarie che vanno oltre la semplice qualità commerciale. Un mangime contaminato da micotossine, favorite da umidità e cattiva conservazione, può danneggiare gli animali e riflettersi sulla sicurezza dei prodotti alimentari derivati. Per questo i mangimifici operano nell’ambito di sistemi di gestione della qualità e sicurezza che richiedono controlli documentati lungo tutta la filiera, dall’accettazione delle materie prime alla spedizione del prodotto.
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