
Restauro e conservazione · Ambienti di deposito
Condizioni di conservazione di archivi e depositi: cosa tenere sotto controllo
Le condizioni di conservazione di archivi e depositi incidono direttamente sulla durata dei materiali custoditi, spesso in grandi quantità e per periodi molto lunghi. Carta, pergamena, cuoio e supporti fotografici reagiscono sia a valori estremi di umidità relativa sia alle oscillazioni ripetute, che generano tensioni interne e favoriscono deformazioni. A differenza degli spazi espositivi, questi ambienti sono poco frequentati: un’anomalia può protrarsi a lungo prima di essere notata, quando il danno è già avvenuto. Un rilievo continuo, distribuito su più punti e comprensivo delle zone più critiche, permette di riconoscere per tempo derive e situazioni ricorrenti, rendendo governabili le condizioni di conservazione di archivi e depositi.
Le condizioni di conservazione di archivi e depositi riguardano il controllo dell’ambiente negli spazi che custodiscono documenti, libri, materiali d’archivio e oggetti conservati, spesso in grandi quantità e per lunghi periodi. Come negli ambienti museali, le grandezze chiave sono temperatura e umidità relativa, ma archivi e depositi hanno caratteristiche proprie: sono ambienti a volte poco frequentati, con grandi masse di materiale, dove le condizioni possono variare da zona a zona e i problemi, come la comparsa di muffe, possono svilupparsi inosservati. Un’umidità troppo alta favorisce muffe e degrado biologico di carta e pergamena; una troppo bassa rende i materiali fragili. Per questo il monitoraggio delle condizioni ambientali è essenziale per la conservazione a lungo termine. Questa pagina spiega cosa si controlla negli archivi e nei depositi e perché.
Questa pagina appartiene all’area Restauro e conservazione ed è una guida al controllo ambientale di archivi e depositi.
Le esigenze specifiche di archivi e depositi
Archivi e depositi conservano grandi quantità di materiali sensibili, come carta, pergamena, cuoio, fotografie e oggetti vari, per lunghi periodi. Le condizioni ambientali che li proteggono sono, come per i musei, una temperatura e un’umidità relativa adeguate e stabili. L’umidità è particolarmente critica: se è troppo alta, favorisce la crescita di muffe e il degrado biologico, che rovinano carta e materiali organici; se è troppo bassa, i materiali si seccano e diventano fragili, e la carta si infragilisce. Gli archivi e i depositi hanno però esigenze specifiche. Sono spesso ambienti poco frequentati, dove un problema può svilupparsi a lungo prima di essere notato: una zona che diventa umida per un’infiltrazione può dar luogo a muffe che intaccano interi scaffali prima che qualcuno se ne accorga. Contengono grandi masse di materiale, che influenzano il microclima e creano differenze tra le zone, ad esempio tra ripiani alti e bassi o vicino ai muri. Possono trovarsi in seminterrati o locali a rischio di umidità. Per questo il monitoraggio deve coprire l’ambiente in più punti e in continuo, per cogliere sia le condizioni generali sia le situazioni locali a rischio, e rendere visibili gli scostamenti a chi rilegge le serie, prima che causino danni.

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Monitorare temperatura e umidità nel tempo
Le condizioni di conservazione di archivi e depositi si controllano con il monitoraggio continuo di temperatura e umidità relativa, tramite termoigrometri e data logger distribuiti negli ambienti. Trattandosi di spazi ampi e poco frequentati, è importante coprire più punti, incluse le zone potenzialmente più critiche, come gli angoli, le pareti esterne, i seminterrati e i ripiani meno ventilati, dove l’umidità tende a concentrarsi. I data logger registrano in automatico i valori, costruendo l’andamento nel tempo che permette di verificare la stabilità e di individuare le derive prima che diventino pericolose. I datalogger registrano: le letture arrivano all’applicazione del costruttore quando ci si torna vicino, e uno scostamento si vede quando qualcuno le guarda. Per il sistema remoto TREMS il costruttore dichiara che la piattaforma può notificare le condizioni avverse, e non si tratta comunque di un sistema di allarme di sicurezza. Anche per questo in un deposito la consultazione va messa in calendario come si mette una ronda: è la rilettura periodica della serie a permettere di intervenire prima che il danno biologico si sviluppi, regolando la climatizzazione, migliorando la ventilazione, individuando e risolvendo infiltrazioni. Il monitoraggio nel tempo aiuta anche a comprendere il comportamento del deposito nelle diverse stagioni e a valutare l’efficacia degli interventi di climatizzazione. Documentare le condizioni è parte della corretta gestione conservativa. Grazie al monitoraggio continuo e capillare di temperatura e umidità, archivi e depositi possono mantenere le condizioni adeguate alla conservazione a lungo termine, prevenendo muffe, degrado biologico e infragilimento dei materiali custoditi.
| Rischio | Causa |
|---|---|
| Muffe e degrado biologico | Umidità troppo alta |
| Infragilimento | Umidità troppo bassa |
| Problemi non notati | Ambienti poco frequentati |
Affidabilità del controllo
Per un controllo affidabile delle condizioni di archivi e depositi contano la copertura in più punti, incluse le zone critiche, il monitoraggio continuo con strumenti tarati, e una rilettura periodica delle serie registrate. I data logger vanno distribuiti per rappresentare sia le condizioni generali sia i microambienti a rischio, come angoli, pareti esterne e seminterrati. La registrazione continua permette di seguire l’andamento e cogliere le derive, ma il dato registrato non si fa vivo da solo: va fissato chi guarda le curve e ogni quanto, perché in un ambiente poco frequentato è questo passaggio, e non lo strumento, a rendere preventivo il controllo. Gli strumenti vanno tarati per fornire valori attendibili. Documentare le condizioni nel tempo supporta la gestione conservativa e la verifica degli interventi. Grazie al monitoraggio continuo e capillare di temperatura e umidità, letto con regolarità, le condizioni di conservazione di archivi e depositi possono essere mantenute adeguate, proteggendo carta, pergamena e materiali dal degrado biologico e dall’infragilimento, e cogliendo per tempo i problemi che, in ambienti poco frequentati, rischierebbero di svilupparsi inosservati.
- Umidità alta: muffe e degrado biologico.
- Umidità bassa: materiali fragili.
- Ambienti poco frequentati: problemi non notati.
- Si monitora in più punti e nelle zone critiche.
- Gli strumenti registrano: la serie va riletta con regolarità.
Dall’applicazione allo strumento: cosa serve in pratica
Questo tema appartiene all’area Restauro e conservazione del ramo Applicazioni di misura e controllo, ed è collegato al monitoraggio del microclima in ambienti museali e al trasporto e prestito di opere d’arte.
Nel catalogo la misura di temperatura e umidità relativa dell’aria fa capo ai sistemi di monitoraggio continuo e wireless e, per la verifica in mano, ai termoigrometri ambientali. Gli intervalli adeguati ai materiali li stabilisce chi ha in carico il fondo. Se devi monitorare le condizioni di un archivio o deposito, il modulo di richiesta consente di ricevere un’indicazione mirata.

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Gli strumenti per un ambiente in cui non passa nessuno
In un deposito la domanda non è quanto sia preciso lo strumento, ma quanto tempo passa fra il dato e chi lo legge. Per questo qui entrano tre destinazioni d’uso: la registrazione autonoma di un punto critico, da riprendere quando si scende in archivio, la lettura sul posto, con l’andamento recente già sul display dello strumento, e la consultazione da remoto, che toglie il viaggio dal ciclo del dato quando i locali sono molti o lontani. La serie del datalogger la legge chi ha in carico il fondo. Per il TREMS il costruttore dichiara che la piattaforma può notificare le condizioni avverse, e non si tratta comunque di un sistema di allarme di sicurezza. I dati tecnici completi sono nelle schede.

Registrazione autonoma
Tramex Feedback DL-RHTA
Per le zone critiche di cui parla questa pagina — l’angolo, la parete esterna, il ripiano meno ventilato: si lascia sullo scaffale e restituisce la serie al telefono alla visita successiva.

Consultazione da remoto
Tramex TREMS-10
Sensori a batteria sulle zone da seguire e una stazione collegata: la serie si rilegge da browser, senza scendere in deposito a scaricare un datalogger alla volta.

Registrazione autonoma
testo 174 T
Mini datalogger di temperatura da 60 × 38 × 18,5 mm e IP65, da -30 a +70 °C: 16.000 valori in memoria, intervallo da 1 minuto a 24 ore e circa 500 giorni di autonomia dichiarati (ciclo 15 min, +25 °C). Si scarica via USB-C o Bluetooth.

Registrazione autonoma
testo 176 T1 e 176 T2
Datalogger con sensore Pt100 classe A e memoria da 2 milioni di valori, per registrazioni lunghe: il 176 T1 ha un canale interno da -35 a +70 °C e custodia metallica IP68, il 176 T2 due canali esterni da -100 a +400 °C e IP65. Autonomia dichiarata 8 anni (ciclo 15 min, +25 °C).

Lettura sul posto
testo 623
Strumento fisso per temperatura e umidità relativa, da -10 a +60 °C e da 0 a 100 %UR, che mostra sul display i valori degli ultimi 90 giorni con un istogramma: chi entra in deposito vede l’andamento senza scaricare dati. Quattro batterie AA per circa 12 mesi (ciclo di misura 20 s).

Consultazione da remoto
testo Saveris 1 e testo 150
Sistema con più sonde collegate a una gestione centrale: sonde di temperatura (NTC, termocoppie, Pt100), sonde termoigrometriche digitali e contatti porta, con moduli LAN/PoE, WLAN o radio testo UltraRange. Con UltraRange il costruttore dichiara fino a 7,2 anni di autonomia e 100 m in edificio secondo le condizioni.
Le famiglie complete si vedono nelle pagine di catalogo dei sistemi di monitoraggio continuo e wireless, dei datalogger di temperatura e dei termoigrometri ambientali.
Domande frequenti
Si controllano soprattutto temperatura e umidità relativa, che devono essere adeguate e stabili per conservare carta, pergamena, cuoio, fotografie e altri materiali sensibili. L’umidità è particolarmente critica: se troppo alta favorisce muffe e degrado biologico, se troppo bassa infragilisce i materiali. Il controllo va esteso a più punti perché le grandi masse di materiale e la conformazione degli spazi creano differenze tra le zone, e riguarda in particolare le aree critiche come angoli, pareti esterne e seminterrati dove l’umidità tende a concentrarsi.
Perché in un ambiente poco frequentato un problema può svilupparsi a lungo prima di essere notato: una zona che diventa umida per un’infiltrazione può dar luogo a muffe che intaccano interi scaffali prima che qualcuno se ne accorga. La bassa frequentazione, unita alle grandi masse di materiale e alla possibile collocazione in seminterrati, rende questi ambienti particolarmente esposti. Per questo servono data logger in più punti, una registrazione continua e, soprattutto, una rilettura periodica delle serie: è la lettura programmata dei dati a far emergere per tempo gli scostamenti.
Dipende dallo strumento. Il datalogger registra e trasferisce le letture all’applicazione del costruttore quando ci si avvicina, quindi il dato va guardato da qualcuno perché produca un effetto. Per il sistema remoto TREMS il costruttore dichiara che la piattaforma può notificare le condizioni avverse; non si tratta comunque di un sistema di allarme di sicurezza. In un deposito poco frequentato conviene perciò fissare per iscritto chi consulta le serie e ogni quanto, e trattare quella consultazione come parte del piano di conservazione.
Maggiori informazioni e contatti
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