
Temperatura e termografia · Termocamere
Come funziona la termocamera per l’analisi termografica
La termocamera per analisi termografica non misura la temperatura di un punto, ma la mostra su un’intera superficie sotto forma di immagine: ogni pixel dell’immagine termica corrisponde alla temperatura di una piccola porzione della scena. È come un termometro a infrarossi con migliaia di sensori disposti a griglia, e l’insieme delle misure forma una mappa a colori. È questo che la rende potente nella diagnosi: una connessione elettrica allentata che scalda, un ponte termico che disperde calore, un cuscinetto surriscaldato diventano subito visibili. Contano la risoluzione del sensore, la sensibilità termica e, come per l’infrarosso, l’emissività e la temperatura riflessa. Questa pagina spiega come la termocamera per analisi termografica costruisce l’immagine dalla radiazione.
La termocamera per analisi termografica non misura la temperatura di un punto, ma la mostra su un’intera superficie sotto forma di immagine: ogni pixel dell’immagine termica corrisponde alla temperatura di un punto della scena, e le differenze appaiono come colori diversi. È lo strumento che rende visibile il calore, permettendo di vedere a colpo d’occhio dove una superficie è più calda o più fredda del resto.
Questa pagina spiega come la termocamera costruisce un’immagine dalla radiazione termica, la differenza tra risoluzione e sensibilità, e perché emissività e temperatura riflessa restano decisive come nel termometro a infrarossi. È rivolta a chi usa la termografia per diagnosi su edifici, impianti elettrici e meccanici.
Dall’infrarosso all’immagine
La termocamera è come un termometro a infrarossi con migliaia di sensori disposti a griglia: ognuno misura la radiazione termica di una piccola porzione della scena, e l’insieme delle misure forma un’immagine in cui il colore rappresenta la temperatura. Il valore di questo strumento sta proprio nell’immagine: non un solo numero, ma una mappa che rivela differenze e anomalie che una misura puntuale non coglierebbe.
È questo che rende la termografia così potente per la diagnosi: un collegamento elettrico che scalda per una connessione allentata, un ponte termico che disperde calore in una parete, un cuscinetto che si surriscalda appaiono come punti caldi evidenti nell’immagine, individuabili prima che il guasto si manifesti.

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Risoluzione e sensibilità
Due caratteristiche, spesso confuse, definiscono la qualità di una termocamera. La risoluzione del sensore è il numero di pixel termici, cioè quanti punti di temperatura compongono l’immagine: più pixel significano dettagli più fini e la capacità di misurare oggetti piccoli o distanti. È diversa dalla risoluzione della fotocamera visibile, che alcune termocamere affiancano.
La sensibilità termica è invece la più piccola differenza di temperatura che la termocamera riesce a distinguere. Una sensibilità elevata rivela differenze minime, indispensabile per cogliere anomalie sottili come un lieve ponte termico. Risoluzione e sensibilità rispondono a esigenze diverse: la prima serve a vedere dettagli piccoli, la seconda a distinguere differenze deboli.
Emissività e temperatura riflessa
Come il termometro a infrarossi, anche la termocamera misura la superficie e dipende dall’emissività: superfici lucide danno letture inaffidabili. In più, la termocamera risente della temperatura riflessa, cioè del calore che la superficie riflette dall’ambiente circostante. Per misure accurate, e non solo qualitative, entrambi questi parametri vanno impostati correttamente, altrimenti l’immagine è bella ma i valori di temperatura sono sbagliati.
Qualitativo e quantitativo
C’è una distinzione importante nell’uso della termografia. Nell’analisi qualitativa interessa il confronto tra zone, per esempio trovare il punto più caldo di un quadro elettrico: qui l’emissività conta meno, perché si confrontano superfici simili. Nell’analisi quantitativa serve invece il valore assoluto di temperatura, e allora emissività, temperatura riflessa e distanza vanno impostati con cura. Sapere quale delle due si sta facendo evita di dare per esatti valori che sono solo indicativi.
Gli usi della termografia
Il campo di applicazione è vastissimo. In edilizia la termografia rivela ponti termici, dispersioni, infiltrazioni e umidità nascosta; negli impianti elettrici individua connessioni allentate e componenti sovraccarichi prima che si guastino; in meccanica scopre cuscinetti e organi surriscaldati. In tutti i casi il vantaggio è lo stesso: vedere un problema termico prima che diventi un guasto, senza contatto e su grandi superfici in poco tempo.
| Caratteristica | Che cosa determina |
|---|---|
| Risoluzione del sensore | Dettaglio e oggetti piccoli o distanti |
| Sensibilità termica | Differenze di temperatura minime |
| Emissività e temperatura riflessa | Esattezza dei valori assoluti |
La termocamera condivide il principio dei Termometri a infrarossi, estendendolo a un’immagine, e in edilizia si usa anche per la ricerca dell’umidità nascosta. Per misure di temperatura puntuali e precise restano i Termometri a contatto e sonde intercambiabili. Fa parte della categoria Temperatura e termografia.
Interpretare l’immagine
La termocamera dà un’immagine suggestiva, ma interpretarla richiede competenza. La scala di colori è arbitraria e va regolata sull’intervallo di temperatura giusto, altrimenti differenze importanti spariscono o piccole variazioni sembrano drammatiche. Riflessi, correnti d’aria, sole e ombre creano falsi punti caldi o freddi. Un buon termografo non si limita a scattare l’immagine, ma la interpreta conoscendo il comportamento termico di ciò che osserva: la termografia è uno strumento diagnostico, non una fotografia da leggere alla lettera.
I modelli
La famiglia Testo copre tre modi diversi di fare termografia. Le camere a ottica fissa — 865s, 868s, 871s e 872s — sono strumenti da sopralluogo: un obiettivo solo, messa a fuoco fissa, e la scelta si gioca su risoluzione del rivelatore, campo di misura e connettività. Le camere a ottiche intercambiabili — 883, 885 e 890 — cambiano categoria: l’obiettivo si sceglie sulla distanza di lavoro e sulla dimensione del dettaglio da misurare. A parte sta la termocamera per smartphone 860i, senza display, dove il telefono è schermo, memoria e strumento di report. I dati completi — risoluzione, NETD, accuratezza, ottiche — sono nelle schede.

Per smartphone
Testo 860i
Termocamera senza display: rivelatore 256 x 192 pixel, NETD 50 mK, campo -20 … +350 °C. Immagine, misura e report vivono nella testo Smart App, con DeltaHeat, DeltaCool e modalità umidità.

Ottica fissa
Testo 865s
Rivelatore 160 x 120 pixel, NETD < 0,1 °C, campo unico -20 … +280 °C, ottica fissa 31° x 23°. Una sola interfaccia dichiarata, USB 2.0 Micro B.

Ottica fissa
Testo 868s
Stesso rivelatore 160 x 120 pixel, NETD < 0,08 °C, due campi di misura fino a +650 °C, fotocamera nel visibile da 5 MP e WiFi verso la testo Thermography App.

Ottica fissa
Testo 871s
Rivelatore 240 x 180 pixel, IFOV 2,6 mrad, ottica 35° x 26°. Con il Bluetooth arrivano i parametri esterni e le modalità umidità, solare ed elettrica.

Ottica fissa
Testo 872s
Rivelatore 320 x 240 pixel, NETD < 0,05 °C, campo visivo 42° x 30°. Aggiunge misura d’area, puntatore laser classe 2 e zoom digitale 2x e 4x.

Ottiche intercambiabili
Testo 883
Messa a fuoco manuale e tre ottiche intercambiabili, da 12° x 9° a 42° x 32°. Rivelatore 320 x 240 pixel, NETD < 40 mK, campo -30 … +650 °C e testo SiteRecognition.
Un’avvertenza che vale per tutta la famiglia: sensibilità termica e accuratezza non sono la stessa cosa. La NETD dice quanto piccola può essere una differenza di temperatura perché la camera la distingua; l’accuratezza dice quanto il valore letto può scostarsi da quello vero. Salendo di modello la NETD migliora, ma l’accuratezza dichiarata resta ±2 °C oppure ±2% del valore misurato su quasi tutta la gamma.
Domande frequenti
Il termometro a infrarossi misura la temperatura di un solo punto; la termocamera ha migliaia di sensori a griglia e mostra la temperatura di un’intera superficie come immagine, in cui il colore rappresenta la temperatura. È la mappa, non il singolo numero, a rivelare anomalie e differenze.
La risoluzione del sensore è il numero di pixel termici e determina il dettaglio e la capacità di misurare oggetti piccoli o distanti; la sensibilità termica è la più piccola differenza di temperatura distinguibile. La prima serve a vedere dettagli piccoli, la seconda a distinguere differenze deboli.
Solo se emissività, temperatura riflessa e distanza sono impostati correttamente. Nell’analisi qualitativa, in cui si confrontano zone simili, l’emissività conta meno; nell’analisi quantitativa, in cui serve il valore assoluto, va impostata con cura. Sapere quale delle due si fa evita di dare per esatti valori indicativi.
A vedere un problema termico prima che diventi un guasto: in edilizia rivela ponti termici, dispersioni e umidità nascosta; negli impianti elettrici connessioni allentate e componenti sovraccarichi; in meccanica cuscinetti e organi surriscaldati. Il tutto senza contatto e su grandi superfici in poco tempo.
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