
RODER · campioni di raggio per DIACHECK-CT
I calibratori di raggio RODER sono campioni fisici a raggio noto con cui si calibra un archimetro digitale DIACHECK-CT e se ne verifica periodicamente la corretta misura. Due famiglie, 26 raggi nominali per la versione a rulli e 5 per quella a piastrina.
- Due famiglie : appoggio a rulli oppure a piastrina
- A rulli : doppio raggio di verifica, esterno e interno, sullo stesso campione
- A piastrina : singolo raggio di verifica, solo esterno
- Raggi nominali : da 100 a 10000 mm secondo la famiglia
- Identificazione : numero di matricola su tutti i campioni
- Certificato di misura : con tracciabilità Accredia, su richiesta
- Appoggi da banco : tengono il campione orizzontale e referenziato
Un archimetro digitale non misura il raggio confrontandolo con una scala: lo calcola, a partire dalla freccia letta su una corda di lunghezza nota. Perché quel calcolo resti vero nel tempo occorre un termine di paragone materiale, un pezzo la cui curvatura sia nota e stabile. È il ruolo dei calibratori di raggio RODER: archetti di calibrazione a raggio noto, sui quali lo strumento viene azzerato, calibrato e poi periodicamente riverificato.
Il costruttore ne prevede due famiglie, che si distinguono per il tipo di appoggio e per il numero di raggi di verifica disponibili sullo stesso pezzo: la famiglia con appoggio a rulli, che porta due superfici di verifica, e quella con appoggio a piastrina, che ne porta una sola. Entrambe sono adatte tanto alla calibrazione dello strumento quanto alla verifica periodica della corretta misura: sono cioè uno strumento di taratura e insieme uno strumento di controllo qualità.
Tutti i dati riportati in questa pagina provengono dalla documentazione tecnica del costruttore RODER. Le configurazioni e le disponibilità vanno confermate in fase di offerta.

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Le due famiglie a confronto
La differenza sostanziale non è la dimensione, ma quanti raggi di verifica porta un singolo campione e quale estensione di campo copre la famiglia.
| Caratteristica | Calibratore a rulli | Calibratore a piastrina |
|---|---|---|
| Tipo di appoggio | a rulli | a piastrina |
| Raggi di verifica sul campione | due: esterno e interno | uno: solo esterno |
| Verifica del raggio esterno | ✓ | ✓ |
| Verifica del raggio interno | ✓ | – |
| Raggi nominali disponibili | 26 valori, da 100 a 10000 mm | 5 valori, da 100 a 500 mm |
| Numero di matricola | ✓ | ✓ |
| Certificato con tracciabilità Accredia | su richiesta | su richiesta |
| Appoggi da banco | ✓ | ✓ |


Superficie concava e superficie convessa
È il punto che genera più confusione al primo utilizzo, e vale la pena fissarlo prima di scegliere il campione. La regola dichiarata dal costruttore è questa:
| Superficie convessa del campione | serve a verificare la misura di raggi e diametri interni |
| Superficie concava del campione | serve a verificare la misura di raggi e diametri esterni |
La logica è di semplice inversione: quando l’archimetro misura l’interno di un tubo o di una centina appoggia su una superficie che, dal suo punto di vista, è cava; per riprodurre quella condizione su un campione da banco occorre una superficie bombata. E viceversa per la misura esterna. Il calibratore a rulli porta entrambe le superfici sullo stesso pezzo, ed è questa la ragione per cui il costruttore lo descrive come a doppio raggio di verifica.

I raggi nominali disponibili
Il raggio nominale è la caratteristica del campione: identifica il valore che il calibratore materializza e quindi il punto della scala in cui lo strumento viene verificato. Per questo lo pubblichiamo come elenco di valori e non come codice di ordinazione.
| Famiglia | Raggi nominali dichiarati, in millimetri |
|---|---|
| Calibratore a rulli, doppio raggio esterno e interno | 100 · 200 · 300 · 400 · 500 · 600 · 700 · 800 · 900 · 1000 · 1200 · 1400 · 1600 · 1800 · 2000 · 2500 · 3000 · 3500 · 4000 · 4500 · 5000 · 6000 · 7000 · 8000 · 9000 · 10000 — 26 valori |
| Calibratore a piastrina, singolo raggio esterno | 100 · 200 · 300 · 400 · 500 — 5 valori |
Il passo dei valori non è costante, e non lo è per una ragione pratica: fino a 1000 mm i raggi si susseguono di 100 in 100, poi di 200 fino a 2000, di 500 fino a 5000 e infine di 1000 mm. La densità è maggiore dove la freccia da leggere è più ampia e la sensibilità della misura più alta.

Identificazione e certificato di misura
Ogni calibratore porta un numero di matricola. Non è un dettaglio amministrativo: è ciò che permette di collegare una verifica registrata a un campione fisico determinato, e di ripetere nel tempo il controllo sullo stesso riferimento invece che su un pezzo generico.
Il certificato di misura con tracciabilità Accredia è previsto dal costruttore su richiesta: va cioè indicato al momento dell’ordine, perché non è una dotazione automatica. È il documento che chiude la catena di riferibilità e che viene richiesto quando la verifica dello strumento deve essere dimostrabile a un ente terzo o a un cliente.
Calibrazione e verifica periodica: due impieghi, un solo campione
Il costruttore dichiara questi campioni adatti a due usi distinti, che nella pratica quotidiana si alternano.
- Calibrazione dello strumento — si porta l’archimetro a leggere correttamente sul raggio noto del campione. È l’operazione che si esegue alla messa in servizio, dopo un cambio di archetto o dopo la sostituzione del puntalino di misura
- Verifica periodica della corretta misura — si controlla, senza intervenire sulla taratura, che lo strumento restituisca ancora il valore atteso. È il controllo che precede una campagna di misura importante, o che si inserisce a intervalli fissi nel piano di sorveglianza degli strumenti
Gli appoggi da banco forniti con i calibratori servono a entrambe le operazioni: tengono il campione in posizione orizzontale e referenziata durante la verifica, così che il risultato non dipenda da come l’operatore sostiene il pezzo. Su un campione da un metro di raggio, appoggiato male, questo è tutt’altro che secondario.
Come scegliere il campione
Non esiste un campione universale: si sceglie in funzione di come si misura, non della dimensione dello strumento.
- Prima decisione, il tipo di raggio — se in produzione misurate anche raggi interni, la famiglia a piastrina non copre l’esigenza: verifica solo il raggio esterno. Serve il campione a rulli
- Seconda decisione, il valore nominale — conviene scegliere un raggio vicino a quello che misurate abitualmente. Verificare a 200 mm uno strumento impiegato a 4000 mm dice poco sul comportamento nella zona di lavoro reale
- Terza decisione, quanti campioni — chi lavora su un intervallo ampio spesso adotta due o tre valori nominali distribuiti sul campo, invece di uno solo
- Quarta decisione, il certificato — se la verifica deve essere dimostrabile a terzi, il certificato di misura con tracciabilità Accredia va richiesto insieme al campione
Domande frequenti
Che differenza c’è fra il calibratore a rulli e quello a piastrina?
Il tipo di appoggio e il numero di raggi di verifica. Quello a rulli porta un doppio raggio di verifica, esterno e interno, sullo stesso campione, ed è disponibile in ventisei valori nominali da 100 a 10000 mm. Quello a piastrina porta un singolo raggio di verifica, solo esterno, in cinque valori nominali da 100 a 500 mm.
Perché la superficie convessa serve per i raggi interni?
Perché il campione deve riprodurre la condizione di appoggio reale, che nella misura interna è rovesciata rispetto a quella esterna. Il costruttore lo dichiara esplicitamente: superficie convessa per raggi e diametri interni, superficie concava per raggi e diametri esterni.
Il certificato di misura è sempre compreso?
No. Il numero di matricola è presente su tutti i campioni, mentre il certificato di misura con tracciabilità Accredia è previsto dal costruttore su richiesta. Se vi serve, indicatelo in fase di richiesta d’offerta.
Ogni quanto va verificato l’archimetro?
La periodicità non è un dato del costruttore: dipende dal vostro sistema di gestione degli strumenti, dall’intensità d’uso e dalle condizioni di impiego. Ciò che il costruttore dichiara è che questi campioni sono adatti sia alla calibrazione sia alla verifica periodica della corretta misura. Il criterio con cui fissare l’intervallo resta una vostra scelta, o del vostro ente di certificazione.
Serve un campione per ogni archetto?
Non per ogni archetto, ma per ogni zona di misura che volete tenere sotto controllo. Il campione verifica lo strumento in un punto determinato della scala: se impiegate archetti diversi su campi molto distanti fra loro, un solo valore nominale difficilmente rappresenta tutte le condizioni di lavoro.
A che serve l’appoggio da banco?
A mantenere il calibratore in posizione orizzontale e referenziata durante la verifica. È ciò che rende ripetibile l’operazione: senza un sostegno stabile, il modo in cui il campione è tenuto entra nel risultato.
Documentazione e configurazione
Catalogo del costruttore in lingua italiana, scaricabile: comprende gli archimetri digitali DIACHECK-CT e i relativi calibratori. La configurazione — famiglia, raggio nominale, numero di campioni e certificato — viene definita insieme a voi in fase di offerta, in base agli strumenti da verificare e ai raggi su cui lavorate.
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Indicateci quale archimetro dovete verificare, su quali raggi lavorate e se misurate anche raggi interni: vi aiutiamo a individuare famiglia e valore nominale, e a decidere se vi serve il certificato con tracciabilità Accredia. Contattateci.
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