
Impianti termici e HVAC · Analisi dei consumi
Diagnosi energetica degli edifici: dai consumi alle cause
Le bollette dicono quanta energia è stata usata, non dove si perde. La diagnosi energetica mette insieme i consumi storici e i rilievi in campo per attribuire ogni quota di spreco alla sua causa, così che gli interventi si possano ordinare per convenienza invece che per impressione. Le misure che la reggono sono la temperatura delle superfici, l’immagine termica dell’involucro, le condizioni dell’aria interna e il rendimento dei generatori letto all’analizzatore di combustione. La valutazione dell’edificio e gli adempimenti normativi restano lavoro del tecnico incaricato.
La diagnosi energetica degli edifici analizza dove e come un edificio consuma energia, misurando temperature, dispersioni, rendimenti degli impianti e consumi, per individuare gli sprechi e indicare gli interventi di miglioramento. Un edificio consuma energia soprattutto per riscaldamento, raffrescamento, acqua calda, ventilazione e illuminazione, e spesso una parte di questa energia è sprecata per dispersioni dell’involucro, impianti poco efficienti o mal regolati. La diagnosi energetica serve a capire, sulla base di misure e dati oggettivi, dove si concentrano i consumi e le perdite, per stabilire quali interventi, sull’involucro o sugli impianti, portano i maggiori risparmi. È lo strumento per passare da interventi casuali a scelte fondate sui dati. Questa pagina spiega in cosa consiste la diagnosi energetica degli edifici.
Questa pagina appartiene all’area Impianti termici, HVAC e refrigerazione ed è una guida all’analisi energetica degli edifici.
Cosa analizza la diagnosi energetica
La diagnosi energetica ricostruisce il bilancio di un edificio — come l’energia entra, viene usata e si disperde — e riguarda due grandi aree. La prima è l’involucro: pareti, coperture, pavimenti e serramenti, attraverso i quali l’edificio perde calore d’inverno e ne acquista d’estate. La seconda sono gli impianti: rendimento dei generatori, regolazione, dispersioni delle tubazioni. A queste si aggiungono i consumi reali e le condizioni interne, cioè la temperatura e l’umidità relativa che le persone trovano nei locali. Ognuna di queste aree ha i suoi strumenti: la mappatura per immagini dell’involucro si fa con una termocamera, la verifica dei generatori con un analizzatore di combustione, e la lettura puntuale dell’involucro con le due misure che nella diagnosi lavorano sempre insieme, la temperatura di una superficie e la temperatura di rugiada dell’aria del locale in cui quella superficie si trova.

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Superficie e punto di rugiada: la misura che possiamo fare
Un punto debole dell’involucro si manifesta come una superficie interna più fredda di quelle che le stanno intorno: l’angolo di una parete d’angolo, il traverso di un serramento, la fascia di un solaio, il tratto di muro dietro un mobile. Con un termometro a infrarossi si legge la temperatura di quelle superfici e si confrontano fra loro nello stesso momento e nelle stesse condizioni: la differenza fra un punto sospetto e la parete di riferimento è il dato che indica dove il calore se ne va. Con un termoigrometro si leggono nello stesso locale temperatura e umidità relativa dell’aria, dalle quali si ricava la temperatura di rugiada. Il confronto fra i due numeri risponde alla domanda pratica: se la superficie è più fredda del punto di rugiada, su quella superficie l’acqua condensa, ed è lì che nascono le macchie e le muffe. Due avvertenze rendono la misura credibile. La prima riguarda l’emissività: la lettura a infrarossi vale su superfici opache e non riflettenti, e su metalli lucidi o vetri va presa con cautela o non presa affatto. La seconda riguarda le condizioni: la differenza fra dentro e fuori deve essere sufficiente perché i punti deboli emergano, e conviene evitare le ore in cui il sole ha appena battuto sulla facciata.
| Che cosa si misura | Che cosa dice |
|---|---|
| Temperatura di una superficie | Quanto quel punto è più freddo della parete presa come riferimento |
| Temperatura e umidità relativa dell’aria | Le condizioni del locale e la temperatura di rugiada che se ne ricava |
| Confronto fra le due | Se su quella superficie l’acqua condensa, e quindi dove nascono macchie e muffe |
Affidabilità della diagnosi
Perché il rilievo sia difendibile contano tre cose. La prima è il riferimento: una temperatura di superficie da sola non dice nulla, va sempre confrontata con un punto della stessa parete lontano dal difetto, letto nello stesso momento. La seconda è la stabilità delle condizioni: le letture prese mentre l’impianto si sta accendendo, o subito dopo che il sole ha battuto sulla facciata, descrivono un transitorio e non l’edificio. La terza è la registrazione nel tempo: un solo passaggio fotografa un istante, mentre una serie registrata per qualche giorno mostra le oscillazioni fra giorno e notte e permette di confrontare il prima e il dopo di un intervento sulla stessa base. Vale infine la regola generale: gli strumenti vanno verificati con la periodicità indicata dal costruttore, e i risultati vanno letti da chi ha la competenza per interpretarli. Su questo sito diamo i dati e il metodo, non la valutazione dell’edificio.
- Una temperatura di superficie vale solo se confrontata con un riferimento.
- Il punto di rugiada si ricava da temperatura e umidità relativa dell’aria del locale.
- Superficie più fredda del punto di rugiada significa condensa su quella superficie.
- Sulle superfici lucide o riflettenti la lettura a infrarossi non è attendibile.
- Il confronto prima e dopo un intervento richiede una serie registrata, non un passaggio.
Dall’applicazione allo strumento: cosa serve in pratica
Questo tema appartiene all’area Impianti termici, HVAC e refrigerazione del ramo Applicazioni di misura e controllo, ed è collegato all’analisi di combustione in caldaia e alle pompe di calore e verifica del rendimento. È collegato anche all’area Edilizia, tetti e coperture.
Nel catalogo questo tema fa capo a quattro categorie: i termometri a infrarossi, per la temperatura delle superfici; i termoigrometri ambientali, per le condizioni dell’aria e il punto di rugiada; le termocamere, per la mappa termica dell’involucro; e gli analizzatori di combustione, per il rendimento dei generatori. Per seguire un locale nel tempo il riferimento sono i sistemi di monitoraggio continuo e wireless, nel Catalogo prodotti. Se devi impostare una campagna di rilievi su un edificio, il modulo di richiesta consente di ricevere un’indicazione mirata.

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I modelli
Le cinque schede qui sotto corrispondono alle domande che una diagnosi energetica pone: la temperatura di una superficie, le condizioni dell’aria del locale da cui si ricava il punto di rugiada, la registrazione nel tempo che permette di confrontare il prima e il dopo di un intervento, l’immagine termica che mappa un’intera parete in una volta e il rendimento del generatore letto ai fumi. I dati tecnici completi sono nelle schede.

Temperatura di superficie
Tramex IRT2
Legge senza contatto la temperatura di una superficie: serve a confrontare l’angolo o il traverso sospetto con la parete presa come riferimento.

Aria dell’ambiente
Tramex MRH3
Legge temperatura e umidità relativa dell’aria del locale e le grandezze che se ne ricavano, fra cui il punto di rugiada da confrontare con la superficie.

Registrazione nel tempo
Tramex Feedback DL-RHTA
Lasciato in un locale, registra la serie di temperatura e umidità relativa: è il modo per confrontare il prima e il dopo di un intervento sulla stessa base.
L’elenco completo, con i dati dichiarati dal costruttore, è nelle categorie Termometri a infrarossi, Termoigrometri ambientali, Termocamere e Analizzatori di combustione.
Domande frequenti
Serve ad attribuire i consumi alle loro cause, invece di limitarsi a constatarli. Mettendo insieme i dati storici di consumo e i rilievi in campo si stabilisce quanta parte della spesa dipende dall’involucro, quanta dagli impianti e quanta dal modo in cui l’edificio viene condotto, e da qui si ordinano gli interventi per convenienza. Le misure in campo sono la temperatura delle superfici, l’immagine termica dell’involucro, le condizioni dell’aria interna e il rendimento dei generatori letto ai fumi.
Rispondono a due domande diverse. La termocamera restituisce un’immagine e quindi mappa un’intera parete in una volta: è lo strumento della ricerca, quando ancora non si sa dove sia il punto debole. Il termometro a infrarossi misura un punto per volta, e serve quando si sa già dove guardare o si vuole quantificare la differenza fra un punto sospetto e un riferimento sulla stessa parete. In un rilievo completo si usano insieme: la prima trova, il secondo dà il numero che in una relazione si può scrivere.
Dice se su quella superficie l’acqua condenserà. Il punto di rugiada si ricava da temperatura e umidità relativa dell’aria del locale: se la superficie è più fredda di quel valore, il vapore che tocca la parete torna liquido, ed è lì che compaiono macchie e muffe. Il rimedio può stare da due parti: alzare la temperatura della superficie, intervenendo sull’isolamento, oppure abbassare il contenuto d’acqua dell’aria, ventilando o deumidificando. Il confronto fra i due numeri dice quale delle due strade ha senso.
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