
Tecnologie a infrarossi e termiche · Correzioni di misura
Emissività e misura infrarossi: perché la superficie cambia il risultato
Ogni misura di temperatura senza contatto dipende dalla radiazione che la superficie emette, e non tutte le superfici emettono allo stesso modo. Il legame tra emissività e misura infrarossi spiega perché due punti alla stessa temperatura possono essere letti in modo diverso: una superficie opaca e scura irradia in modo prevedibile, mentre metallo lucido, vetro e vernici riflettenti restituiscono valori falsati dalla radiazione dell’ambiente circostante. Comprendere questo parametro permette di impostare correttamente lo strumento, scegliere il punto di misura più affidabile e riconoscere quando una lettura va corretta o verificata con un metodo a contatto.
L’emissività è il parametro più importante, e più spesso trascurato, della misura di temperatura a infrarossi. Tutti gli strumenti senza contatto, pirometri e termocamere, misurano la radiazione che una superficie emette e la convertono in temperatura; ma a parità di temperatura, superfici diverse emettono quantità di radiazione diverse. L’emissività esprime proprio quanto una superficie emette rispetto a un emettitore ideale: vale da zero a uno, ed è alta per le superfici opache e scure, bassa per quelle lucide e metalliche. Se lo strumento non conosce l’emissività giusta, la misura è sbagliata. Capire cos’è l’emissività e come correggerla è essenziale per ottenere misure a infrarossi affidabili, ed è ciò che distingue una lettura casuale da una misura corretta.
Questa pagina spiega cosa significa l’emissività, perché le superfici lucide ingannano, e come si correggono le misure. È una guida per il tecnico che misura la temperatura senza contatto.
Cosa significa l’emissività
L’emissività è una proprietà della superficie che indica la sua capacità di emettere radiazione termica rispetto a un corpo ideale, detto corpo nero, che emette il massimo possibile ed ha emissività pari a uno. Una superficie con emissività alta, vicina a uno, come la maggior parte dei materiali opachi, verniciati, ossidati o organici, emette molta radiazione e la sua temperatura si misura facilmente. Una superficie con emissività bassa, come un metallo lucido, emette poca radiazione a parità di temperatura, quindi lo strumento riceve meno segnale e, se non corretto, la legge come più fredda di quanto sia. Ogni materiale ha un valore di emissività caratteristico, e gli strumenti a infrarossi permettono di impostarlo. Impostare l’emissività corretta è il primo passo per una misura giusta: usare un valore sbagliato porta a errori anche notevoli.

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Perché le superfici lucide ingannano
Le superfici lucide e metalliche sono le più difficili da misurare a infrarossi, per due motivi legati. Primo, hanno emissività bassa, quindi emettono poca radiazione propria. Secondo, e come conseguenza, riflettono molto la radiazione dell’ambiente: uno specchio non emette quasi nulla ma riflette tutto ciò che ha intorno. Così, puntando uno strumento a infrarossi su una superficie lucida, gran parte della radiazione ricevuta non viene dalla superficie stessa ma da ciò che si riflette su di essa, come oggetti caldi vicini o la stessa persona che misura. Il risultato è una lettura falsata, che può indicare temperature completamente sbagliate. Per questo le superfici lucide vanno gestite con cura: o si conosce e imposta la loro bassa emissività tenendo conto dei riflessi, o, molto meglio, si tratta la superficie applicando un materiale ad alta emissività nota, come una vernice opaca o un nastro adesivo, per renderla misurabile in modo affidabile.
| Superficie | Comportamento |
|---|---|
| Opaca e scura | Emissività alta, facile da misurare |
| Lucida e metallica | Emissività bassa, riflette, difficile |
| Trattata | Emissività nota, misurabile |
Come si correggono le misure
Ci sono diversi modi per ottenere misure corrette. Il più diretto è impostare l’emissività del materiale sullo strumento, usando valori noti o tabelle di riferimento. Sugli strumenti evoluti si imposta anche la temperatura riflessa, cioè quella dell’ambiente circostante, in modo da sottrarre il contributo dei riflessi. Un metodo pratico molto usato è trattare la superficie nel punto di misura con vernice, nastro o altro materiale a emissività alta e nota, eliminando il problema alla radice. In alternativa si può tarare l’emissività per confronto: si misura la temperatura reale con un sensore a contatto e si regola l’emissività dello strumento a infrarossi finché coincide. Per la termografia contano anche l’angolo di vista, la distanza e l’assenza di ostacoli. Applicare queste correzioni trasforma una misura a infrarossi da approssimativa ad accurata.
- Impostare l’emissività corretta del materiale.
- Impostare la temperatura riflessa dall’ambiente.
- Trattare le superfici lucide con vernice o nastro opaco.
- Tarare per confronto con un sensore a contatto.
- Curare angolo, distanza e assenza di ostacoli.
Affidabilità della misura
L’emissività sbagliata è la prima causa di errore nelle misure a infrarossi, spesso senza che l’operatore se ne accorga, perché lo strumento fornisce comunque un numero. Per questo conviene sempre conoscere il materiale, impostare l’emissività giusta, diffidare delle superfici lucide e, nel dubbio, trattarle o verificare con un sensore a contatto. Documentare emissività, temperatura riflessa e condizioni rende le misure affidabili e confrontabili. La consapevolezza dell’emissività è ciò che separa chi «punta e legge» da chi misura davvero la temperatura: è il concetto centrale di tutta la misura termica senza contatto, dai pirometri alle termocamere.
Dalla tecnologia allo strumento: cosa serve in pratica
Questo tema appartiene all’area Tecnologie a infrarossi e termiche del ramo Tecnologie e principi di misura, ed è collegato alla pirometria a infrarossi. Per la strumentazione il riferimento è il Catalogo prodotti.
Nel catalogo gli strumenti che applicano queste correzioni fanno capo ai termometri a infrarossi, nella famiglia temperatura e termografia. Se misuri temperature su superfici difficili, il modulo di richiesta consente di ricevere un’indicazione mirata.

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Gli strumenti che applicano questa tecnologia
L’emissività si imposta sullo strumento. La rendono regolabile i termometri a infrarossi palmari, che raccolgono con la loro ottica l’energia emessa, riflessa e trasmessa dalla superficie — ed è per questo che il riflesso falsa la lettura — e le termocamere, che accanto all’emissività permettono di impostare anche la temperatura riflessa dell’ambiente. Se la misura riguarda l’aria e non la superficie, il riferimento sono i termoigrometri ambientali; se va seguita nel tempo, i sistemi di monitoraggio continuo. I dati tecnici completi sono nella scheda.

Termometro palmare
Tramex IRT2
Emissività regolabile dall’utente e memorizzata, con il valore preimpostato per le superfici opache e verniciate; sulle superfici metalliche lucide il costruttore indica di applicare nastro o vernice opaca.

Termometro palmare
Testo 830-T1 e 830-T4
Emissività regolabile da 0,1 a 1,0 nello spettro 8-14 µm, campo a infrarossi da -30 a +400 °C. Ottica 10:1 sul T1 e 30:1 a 0,7 m sul T4, con puntatore a un raggio laser sul primo e a due raggi che delimitano l’area di misura sul secondo; il T4 accetta sonde a contatto tipo K da -50 a +500 °C, utili per tarare l’emissività per confronto.

Termometro palmare
Testo 835-T1 e 835-T2
Emissività regolabile da 0,10 a 1,00 a passi di 0,01, con tabella di 20 valori memorizzabili; il costruttore dichiara la determinazione automatica dell’emissività tramite la sonda a contatto collegata. Ottica 50:1, quattro raggi laser che disegnano gli angoli dell’area misurata; campo da -30 a +600 °C sul T1 e da -10 a +1500 °C sul T2.

Termocamera
Testo 871s
Emissività impostabile da 0,01 a 1 e temperatura riflessa a impostazione manuale; la funzione testo ε-Assist determina automaticamente entrambi i parametri. Rivelatore 240 x 180 pixel, sensibilità termica minore di 0,08 °C (80 mK), campi da -30 a +100 °C e da 0 a +650 °C, obiettivo 35° x 26° a fuoco fisso.

Termocamera
Testo 883
Emissività e temperatura riflessa regolabili, con emissività da 0,01 a 1. Rivelatore 320 x 240 pixel, sensibilità termica minore di 40 mK, campo unico da -30 a +650 °C, accuratezza ±2 °C o ±2% del valore misurato. Ottiche intercambiabili 30° x 23°, 42° x 32° e 12° x 9°: il costruttore dichiara che si possono usare esclusivamente obiettivi inizializzati con la relativa camera.
Vedi tutte le categorie: termometri a infrarossi e termocamere.
Domande frequenti
È una proprietà della superficie che indica quanta radiazione termica emette rispetto a un corpo ideale, il corpo nero, che ha emissività pari a uno. Vale da zero a uno ed è alta per le superfici opache, verniciate o ossidate, bassa per i metalli lucidi. A parità di temperatura una superficie a bassa emissività emette meno radiazione, quindi lo strumento la legge più fredda se non è impostato con il valore corretto.
Perché hanno emissività bassa, quindi emettono poca radiazione propria, e come conseguenza riflettono molto la radiazione dell’ambiente, come uno specchio. Puntando uno strumento a infrarossi su una superficie lucida, gran parte della radiazione ricevuta viene dai riflessi di oggetti caldi vicini o dell’operatore, non dalla superficie, dando letture falsate. Conviene trattare la superficie con vernice o nastro opaco a emissività nota per renderla misurabile.
Si imposta l’emissività del materiale sullo strumento usando valori noti o tabelle, e sugli strumenti evoluti anche la temperatura riflessa dall’ambiente per sottrarre i riflessi. Un metodo pratico è trattare la superficie con vernice o nastro a emissività alta e nota. In alternativa si tara per confronto: si misura la temperatura reale con un sensore a contatto e si regola l’emissività dello strumento finché coincide. Contano anche angolo, distanza e assenza di ostacoli.
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