In un capannone, in un archivio o in un cantiere di finitura, l’umidità dell’aria è la variabile che decide se un materiale asciuga, se una vernice reticola correttamente, se un imballo si deforma o se su una parete comparirà condensa. È anche la grandezza che viene misurata con più leggerezza: un valore letto di sfuggita su un display, senza sapere a quale temperatura si riferisce, non dice quasi nulla. Capire termoigrometri ambientali: come scegliere il modello adatto significa prima di tutto capire che cosa serve davvero misurare.
Il principio su cui lavora la quasi totalità degli strumenti portatili è capacitivo: un film polimerico igroscopico assorbe e cede vapore acqueo, e la variazione della sua costante dielettrica modifica la capacità di un condensatore miniaturizzato. Il sensore è veloce, stabile su ampi intervalli e insensibile alla condensa breve, ma è un elemento chimico che invecchia. Accanto ad esso lavora un sensore di temperatura, perché senza temperatura l’umidità relativa non è interpretabile.
Sul mercato professionale si trovano tre livelli di strumento: il termoigrometro spot con sonda integrata, adatto a controlli rapidi; lo strumento con sonda remota su cavo, per misurare in condotta o in punti inaccessibili; il registratore con memoria, che resta in posto e si rilegge quando si torna, per seguire l’andamento nel tempo. I criteri che seguono servono a collocare l’acquisto nel livello giusto, senza pagare funzioni inutili né trovarsi con un dato non difendibile.

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Umidità relativa, umidità assoluta e temperatura di rugiada
L’umidità relativa esprime quanto vapore contiene l’aria rispetto al massimo che potrebbe contenere a quella temperatura: è un rapporto, non una quantità. L’umidità assoluta, in grammi di vapore per metro cubo o per chilogrammo di aria secca, è invece la quantità effettiva. La temperatura di rugiada è la temperatura alla quale quel vapore inizia a condensare. La sola umidità relativa non basta quando la temperatura cambia: la stessa aria che a 22 °C segna 55 % di umidità relativa, raffreddata a 15 °C ne segna oltre 85 % pur contenendo esattamente lo stesso vapore. Confrontare due ambienti a temperature diverse usando solo l’umidità relativa produce conclusioni sbagliate. Uno strumento professionale calcola e mostra anche umidità assoluta e punto di rugiada, perché sono queste le grandezze che si conservano nei confronti.
Accuratezza dichiarata e deriva del sensore capacitivo
L’accuratezza si esprime in punti percentuali di umidità relativa, non in percentuale della lettura: una specifica di ±2 % UR significa due punti in più o in meno sul valore indicato. Va letta con attenzione, perché quasi sempre è dichiarata per una fascia centrale — tipicamente fra 20 e 80 % UR a temperatura ambiente — e peggiora agli estremi, dove errori di tre o quattro punti sono normali anche su strumenti seri. Il film polimerico del sensore capacitivo deriva nel tempo, di solito qualche decimo di punto all’anno, più rapidamente in presenza di solventi, polveri fini o condensa prolungata. Per questo contano due caratteristiche pratiche: la possibilità di ricalibrare periodicamente lo strumento con soluzioni saline sature e la disponibilità di sonde o teste sensore sostituibili dall’utente, che evitano di dover rimpiazzare l’intero strumento.
Come si misura in campo: ventilazione, tempo di risposta, autoriscaldamento
Il tempo di risposta di un sensore capacitivo si misura in decine di secondi in aria mossa, ma può superare diversi minuti in aria ferma, perché lo scambio di vapore fra ambiente e film sensibile dipende dal ricambio d’aria sulla superficie. In un magazzino chiuso o in un vano tecnico senza circolazione conviene quindi una sonda ventilata o un movimento lento e continuo dello strumento, e in ogni caso occorre attendere la stabilizzazione della lettura invece di annotare il primo valore che compare. Due errori sistematici falsano quasi sempre le misure rapide: l’autoriscaldamento dell’elettronica, che porta il sensore di temperatura sopra il valore ambiente e fa leggere un’umidità relativa più bassa del reale, e il calore e il vapore ceduti dall’operatore che tiene la sonda in mano o respira vicino ad essa. Sonda distanziata dal corpo e tempi di attesa risolvono entrambi.
Punto di rugiada, condensa sulle pareti e dato riferibile
L’applicazione più frequente in edilizia è la previsione della condensa: si calcola il punto di rugiada dell’aria dell’ambiente e lo si confronta con la temperatura della superficie sospetta, misurata a contatto o con un termometro a infrarossi. Se la superficie è più fredda del punto di rugiada, la condensa si forma; è così che si documentano ponti termici, spallette di finestre e angoli non isolati prima che compaiano muffe. Quando il dato finisce in un rapporto vale per quello che si può dimostrare: strumento verificato secondo le modalità e gli intervalli indicati dal costruttore, condizioni ambientali annotate, punti di misura identificati e ripetibili. Senza queste tre cose la lettura resta un’indicazione interna, e nessuno può ripeterla mesi dopo ottenendo un confronto che regga.
Termoigrometri ambientali: come scegliere rispetto ai sensori di impianto
I sensori integrati negli impianti di climatizzazione misurano dove sono installati, di norma nella ripresa dell’aria o in un punto scelto per comodità di cablaggio, e raramente vengono ritarati dopo la messa in servizio: descrivono il funzionamento della macchina, non le condizioni reali del punto che interessa. Uno strumento portatile permette invece di verificare l’ambiente dove il problema si manifesta, e con una sonda remota su cavo di raggiungere condotte, controsoffitti e vani difficilmente accessibili. La scelta finale si riduce a poche domande: serve una lettura singola o una registrazione continua da rileggere in un secondo momento, basta la sonda integrata o serve quella remota, quale grado di protezione e quale campo di lavoro servono per ambienti freddi, polverosi o molto umidi.
Per il confronto fra le tipologie disponibili e le relative caratteristiche tecniche si può consultare la pagina dedicata ai termoigrometri ambientali.
I modelli
Gli strumenti che rispondono a questa domanda si dividono in tre famiglie, secondo il momento in cui il dato serve: la lettura sul posto, quando la condizione dell’aria va fotografata durante il sopralluogo; la temperatura della superficie, che è l’altra metà della verifica di condensa; la registrazione nel tempo, quando la singola lettura non basta e serve l’andamento delle ore in cui non c’è nessuno. I dati tecnici completi sono nelle schede.

Lettura sul posto
Tramex MRH3
Legge umidità relativa, temperatura e punto di rugiada in una sola misura; con la sonda prevista dal costruttore passa in modo igrometro, senza sonda legge l’umidità dei materiali da costruzione.
→ Il confronto fra le tipologie e le caratteristiche dichiarate è nella pagina di catalogo dei termoigrometri ambientali.
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