Un capannone che di notte scende di dieci gradi, un archivio che resta fuori intervallo per giorni, un ambiente in asciugatura che smette di asciugare senza che nessuno se ne accorga: in tutti questi casi il danno non nasce dall’assenza di sensori, ma dall’assenza di qualcuno che guardi il dato mentre l’evento sta accadendo. È una precisazione da fare subito: nessuno di questi strumenti è un sistema di allarme di sicurezza. Rendono il dato consultabile e, per il sistema remoto, il costruttore dichiara che la piattaforma può notificare le condizioni avverse.
Qui sta la differenza rispetto al datalogger autonomo, che registra in memoria e si scarica a fine campagna: utile per una verifica a termine, cieco durante l’evento. La domanda operativa riguarda quindi i sistemi di monitoraggio continuo e wireless e come sceglierli, cioè reti di sonde radio che trasmettono a un gateway e da lì a un software di supervisione, con soglie di riferimento e storico consultabile da browser in qualunque momento.
La scelta non si gioca sull’accuratezza della singola sonda, che in gran parte dei casi è comparabile fra le soluzioni serie, ma su portata radio reale, autonomia delle batterie, comportamento del sistema quando qualcosa si guasta e solidità della registrazione dal punto di vista documentale. Sono questi quattro assi a separare un impianto che regge cinque anni di esercizio da uno che diventa una raccolta di serie interrotte e di dati incompleti.

Vuoi un aiuto nella scelta del prodotto ?
Sistemi di monitoraggio continuo e wireless: come scegliere l’architettura
L’architettura tipica ha tre livelli. Le sonde radio, alimentate a batteria, misurano temperatura e spesso umidità relativa a intervalli programmabili e trasmettono il valore. Il gateway raccoglie le trasmissioni di una zona e le inoltra alla rete aziendale. Il software di supervisione, installato in locale su un server dell’azienda oppure erogato in cloud, tiene lo storico, applica le soglie e le rende leggibili sui grafici. La scelta fra locale e cloud non è solo economica: l’installazione in locale mantiene il dato dentro il perimetro aziendale e non dipende dalla connettività esterna, ma richiede backup, aggiornamenti e un referente informatico interno. Il cloud sposta questi oneri sul fornitore in cambio di un canone ricorrente che va valutato sull’intera vita dell’impianto, non sul primo anno.
Portata radio dichiarata e copertura reale
Le portate di catalogo si riferiscono quasi sempre allo spazio libero. In campo la propagazione cambia radicalmente: una cella frigorifera è di fatto una gabbia metallica, i pannelli sandwich con lamiera attenuano fortemente il segnale, una scaffalatura piena di merce si comporta in modo diverso da una vuota e i solai in cemento armato tagliano la comunicazione fra piani. Le bande sub-GHz penetrano meglio degli apparati a 2,4 GHz a parità di potenza, ma nessuna scelta di frequenza compensa un layout sbagliato. L’unico modo serio di dimensionare l’impianto è il rilievo di copertura preliminare, fatto con la merce in posizione e le porte chiuse, misurando il livello di segnale in ogni punto candidato prima di fissare la stazione e i sensori. La portata dichiarata dal costruttore è riferita al campo libero: sul posto va confermata sensore per sensore, con la stazione già accesa, prima di lasciare il cantiere.
Intervallo di trasmissione, autonomia e continuità della registrazione
L’autonomia dipende quasi interamente dall’intervallo di trasmissione: è il compromesso principale del wireless. Trasmettere ogni minuto dà una risoluzione temporale che serve solo in pochi processi rapidi e consuma la batteria in una frazione del tempo; intervalli di cinque o quindici minuti coprono la quasi totalità delle applicazioni di conservazione e allungano l’autonomia a diversi anni. Che cosa succeda alle letture quando la stazione diventa irraggiungibile è una domanda da porre al costruttore, non da dare per scontata. La continuità della serie si verifica guardando la piattaforma e accorgendosi se un punto ha smesso di aggiornarsi.
Soglie, storico e integrità del dato
Su questo punto conviene essere espliciti. Questi sistemi non sono sistemi di allarme di sicurezza: i sensori trasmettono le letture a una stazione, la stazione le porta su una piattaforma consultabile da browser, e lì le soglie servono a rendere evidente su un grafico il periodo in cui la condizione è uscita dall’intervallo. Il costruttore dichiara che la piattaforma può notificare le condizioni avverse. Stabilire chi guarda la piattaforma e ogni quanto resta comunque parte del piano di controllo, non della dotazione dello strumento. Sul piano documentale conta invece che cosa si riesce a portare fuori: la serie completa del periodo, con l’intervallo di registrazione e l’identificativo del punto, in un formato che si possa allegare a un verbale.
Scalabilità, verifica dei sensori e costo nel tempo
Prima di decidere conviene chiedere due cose: quanti sensori regge una singola stazione e che cosa comporta aggiungerne uno in seguito. Molti impianti nascono con dieci punti e ne contano quaranta dopo tre anni. Va chiarito anche come si tiene in efficienza il sistema: la verifica dei sensori si esegue secondo le modalità e gli intervalli indicati dal costruttore, e conviene sapere in anticipo se un sensore si può sostituire senza interrompere la serie degli altri. Il costo va poi valutato su tutta la vita dell’impianto e non sul primo anno. Infine, un rilievo preliminare dell’ambiente fatto con lo strumento palmare resta la base per decidere dove mettere i sensori: il punto più freddo, la zona sospetta e un ambiente di riferimento non interessato dai lavori si scelgono prima di scegliere la tecnologia.
Per un quadro completo delle soluzioni disponibili, delle configurazioni tipiche e delle possibilità di integrazione, si può consultare la pagina dedicata ai sistemi di monitoraggio continuo e wireless.
I modelli
Del monitoraggio remoto copriamo due passaggi: il rilievo preliminare, con cui si decide dove mettere i sensori, e il sistema di monitoraggio remoto, che porta le letture su una piattaforma consultabile da browser. La differenza rispetto al datalogger sta tutta nel tempo che passa fra il dato e chi lo legge: qui è il tempo di aprire una pagina, non quello di tornare in cantiere. Per il sistema remoto il costruttore dichiara che la piattaforma può notificare le condizioni avverse. I dati tecnici completi sono nelle schede.
→ Che cosa il costruttore dichiara è nella pagina di catalogo dei sistemi di monitoraggio continuo e wireless.
Maggiori informazioni e contatti
Partner divisione sistemi e integrazione sensori : www.roder.it
Partner divisione visione artificiale : www.rodervision.com
Maggiori informazioni su INNOVACHECK : chi siamo
Contatto per informazioni generali : info@roder.it
Contatto per informazioni su questi prodotti : info@innovacheck.com
Visita la pagina Linkedin
Le informazioni contenute in questa pagina web sono fornite a scopo puramente informativo. Pur essendo state elaborate con la massima cura, non costituiscono un’offerta contrattuale né un impegno vincolante per la fornitura. Possono contenere errori di trascrizione, traduzione o refusi. Per informazioni precise e aggiornate, si invita a contattare direttamente la nostra azienda.








Devi effettuare l'accesso per postare un commento.