Una cella frigorifera che lavora a norma sul display e fuori norma dentro la merce è uno degli scenari più frequenti nelle non conformità della catena del freddo. La sonda di bordo legge l’aria in un punto scelto dal costruttore, non il cuore del prodotto stipato sul ripiano più alto o addossato alla porta. Sapere come misurare temperatura in refrigerazione e catena del freddo significa quindi possedere una procedura ripetibile, non un termometro.
Il principio è semplice ma implacabile: la conservazione dipende dall’inerzia termica della massa, non dal valore istantaneo letto nell’aria. L’aria di una cella risponde in secondi a un’apertura porta o a un ciclo di sbrinamento, il prodotto risponde in decine di minuti. Chi misura l’aria vede escursioni che il prodotto non subisce; chi misura solo a fine turno non vede escursioni che il prodotto ha invece subito. Le due letture vanno lette insieme, con strumenti di tempo di risposta noto.
La procedura che segue si articola in cinque passaggi: definizione dei punti critici, preparazione della strumentazione, esecuzione della misura, interpretazione dei valori rispetto ai limiti di legge e registrazione continua con verifica periodica delle sonde. È lo schema che regge un controllo difendibile in sede di audit, applicabile allo stesso modo a una cella fissa, a un banco di vendita e a un semirimorchio refrigerato.

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I punti critici: dove si misura davvero il freddo
La prima decisione è dove misurare, e non può essere presa per convenzione. Il punto critico è il punto più caldo della cella o del vano di carico, e va individuato con una mappatura preliminare a carico rappresentativo: una griglia di punti distribuiti in altezza e in profondità, registrati per un ciclo completo, dalla quale emerge il volume peggiore. Nella pratica è quasi sempre l’area vicino alla porta, la zona in ombra rispetto al flusso d’aria o il ripiano più alto, dove l’aria calda stratifica. La seconda distinzione è altrettanto decisiva: la temperatura dell’aria non è la temperatura del prodotto. La prima descrive il comportamento dell’impianto, la seconda determina la conservazione e la shelf life ed è quella che va confrontata con i limiti normativi. Un piano di controllo serio le documenta entrambe e dichiara quale delle due sta usando come criterio di accettazione.
Come misurare temperatura in refrigerazione e catena del freddo: la preparazione
La preparazione condiziona il risultato più dello strumento. Va scelta la sonda in funzione dell’oggetto: sonde a immersione o a penetrazione per il prodotto, sonde per aria a bassa massa dove serve seguire il transitorio. Il parametro chiave è il tempo di risposta dichiarato: una sonda lenta appiattisce le escursioni brevi, una sonda molto rapida esposta all’aria restituisce oscillazioni che il prodotto non vive. Per le letture continue si impiega un simulatore di prodotto, cioè una massa di riferimento con capacità termica analoga a quella della merce, dentro cui alloggiare la sonda: evita che l’apertura della porta faccia collassare la lettura e falsi allarmi. Il posizionamento completa il quadro: lontano da evaporatore, da resistenze di sbrinamento, da flussi diretti e da pareti, con il cavo passato in modo da non impedire la chiusura della guarnizione.
Esecuzione: misura non distruttiva, penetrazione e ciclo completo
Sul prodotto imballato la misura di prima istanza è non distruttiva: la sonda si inserisce fra due confezioni contigue, premute l’una contro l’altra, attendendo la stabilizzazione della lettura. È il metodo di riferimento perché non compromette la vendibilità della merce e restituisce un valore molto vicino a quello di massa. La misura a penetrazione, dove ammessa dal piano di autocontrollo, si esegue con sonda sanificata portata a temperatura ambiente controllata, affondata fino al centro geometrico del pezzo, e comporta lo scarto dell’unità campionata. Sulle celle e sui mezzi la registrazione non può limitarsi a un’istantanea: va coperto un ciclo completo, comprensivo di almeno uno sbrinamento e delle aperture porta tipiche del turno, perché è l’unico modo per vedere l’ampiezza reale delle escursioni e la velocità di recupero dell’impianto.
Interpretare le escursioni rispetto ai limiti di legge
I dati raccolti si confrontano con i limiti fissati per la categoria merceologica: i surgelati hanno soglie e obblighi di controllo definiti dal Reg. CE 37/2005, mentre l’impianto generale di autocontrollo e di conservazione discende dal Reg. CE 852/2004 e dal piano HACCP dell’operatore. Il criterio di valutazione non è il singolo valore istantaneo: conta l’escursione, cioè di quanto e soprattutto per quanto tempo la temperatura del prodotto è uscita dalla banda ammessa. Una punta di pochi minuti durante lo sbrinamento, assorbita dall’inerzia della massa, ha un significato diverso da uno scostamento di mezzo grado protratto per ore. Ogni deviazione va gestita in modo documentato: causa individuata, azione correttiva, verifica di efficacia e destino del lotto, con i tracciati allegati come evidenza oggettiva.
Registrazione continua, allarmi e verifica periodica delle sonde
La misura manuale campiona, la registrazione automatica dimostra. Un sistema di monitoraggio continuo, con soglie di allarme distinte per la deviazione istantanea e per la durata, notifica in tempo utile e conserva i tracciati per il periodo richiesto dal piano di autocontrollo, in forma non alterabile. Le prestazioni dei registratori e dei termometri per la catena del freddo sono definite dalla EN 12830 e dalla EN 13485, mentre la EN 13486 stabilisce la verifica periodica in servizio: le sonde di bordo di celle e mezzi vanno confrontate a intervalli programmati con uno strumento di riferimento tarato e riferibile, e lo scostamento va registrato. È il passaggio che chiude il cerchio e rende difendibile l’intero impianto documentale.
Per gli aspetti applicativi, i punti di misura tipici e i criteri di scelta della strumentazione, si rimanda alla pagina di approfondimento Temperatura in refrigerazione e catena del freddo.
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