
Navale, offshore e oil & gas · Porosità dei rivestimenti
Il controllo della porosità dei rivestimenti protettivi e la continuità della barriera
Un rivestimento anticorrosivo protegge solo se forma una barriera continua fra il metallo e l’ambiente: basta un poro, un cratere o una discontinuità passante perché l’umidità raggiunga il substrato e la corrosione inneschi proprio nel punto debole, propagandosi poi sotto lo strato apparentemente integro. Per questo il controllo della porosità dei rivestimenti protettivi accompagna sempre la misura dello spessore. I rilevatori di difetti passanti sfruttano la differenza di conducibilità fra rivestimento isolante e metallo esposto, con metodo a bassa tensione per gli strati sottili e ad alta tensione per quelli spessi. Eseguito con scansione sistematica, il controllo della porosità dei rivestimenti protettivi individua i difetti prima della messa in servizio.
Il controllo della porosità dei rivestimenti protettivi individua i difetti passanti (pori, crateri, discontinuità) che espongono il metallo attraverso il rivestimento, per garantire la continuità della protezione anticorrosiva. Un rivestimento protettivo funziona come una barriera continua tra il metallo e l’ambiente aggressivo; se presenta anche piccoli difetti passanti, in quei punti il metallo resta esposto e la corrosione parte proprio da lì. Cercare e individuare questi difetti è essenziale, soprattutto su strutture immerse o in ambienti severi. Questa pagina spiega come si controlla la porosità dei rivestimenti protettivi.
Questa pagina appartiene al settore Navale, offshore e oil & gas ed è una guida al controllo della porosità dei rivestimenti protettivi.
Perché controllare la porosità
Un rivestimento protettivo svolge la sua funzione anticorrosiva solo se forma una barriera continua e ininterrotta tra il metallo e l’ambiente. Anche un rivestimento dello spessore corretto e ben aderente, però, può presentare piccoli difetti passanti: pori, micro-crateri, bolle scoppiate, discontinuità, zone non coperte, spesso invisibili a occhio nudo. In questi punti, chiamati talvolta con il termine tecnico inglese, il rivestimento non copre completamente il metallo, che resta esposto all’ambiente. Il problema è grave perché la corrosione parte proprio da questi punti deboli: l’ambiente aggressivo attacca il metallo esposto nel difetto, e la corrosione può poi propagarsi sotto il rivestimento circostante, provocando distacchi e degrado. Su strutture immerse, come scafi e parti offshore sott’acqua, o in serbatoi che contengono liquidi corrosivi, dove il rivestimento è la barriera critica, anche un solo difetto passante può innescare corrosione localizzata pericolosa. Per questo, dopo l’applicazione, si cercano attivamente questi difetti su tutta la superficie rivestita. Il controllo serve a garantire la continuità del rivestimento, individuando i difetti perché vengano riparati prima della messa in servizio. È un controllo particolarmente importante sui rivestimenti ad alte prestazioni delle strutture più critiche, ed è spesso richiesto dai capitolati. Controllare la porosità dei rivestimenti protettivi è dunque essenziale per assicurare che la barriera anticorrosiva sia realmente continua e priva di punti deboli.

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Come si controlla
La porosità dei rivestimenti si controlla con rilevatori di difetti passanti (detti anche cercafori o rilevatori di porosità), strumenti che sfruttano il fatto che il rivestimento è isolante mentre il metallo sottostante è conduttivo. Dove il rivestimento è integro, isola il metallo; dove c’è un difetto passante, il metallo è esposto e in quel punto si stabilisce un contatto elettrico. Per i rivestimenti sottili si usa il metodo a bassa tensione, con una spugna bagnata con una soluzione conduttiva passata sulla superficie: dove c’è un difetto, il liquido raggiunge il metallo e lo strumento rileva il passaggio di corrente, segnalando il difetto con un allarme. Per i rivestimenti spessi si usa il metodo ad alta tensione, con un elettrodo che scorre sulla superficie applicando una tensione elevata: in corrispondenza di un difetto passante, la tensione provoca una scarica visibile e udibile tra l’elettrodo e il metallo, segnalando il punto. La tensione va scelta in funzione dello spessore del rivestimento, secondo le norme, per rilevare i difetti senza danneggiare il rivestimento sano. L’operatore passa lo strumento su tutta la superficie, in modo sistematico, marcando i difetti individuati perché vengano riparati. Lo strumento va tarato e usato correttamente. I risultati vanno documentati. Controllando la porosità con rilevatori a bassa o alta tensione adatti allo spessore, passati sistematicamente su tutta la superficie, si individuano i difetti passanti, garantendo la continuità e l’efficacia della protezione.
| Metodo | Impiego |
|---|---|
| Bassa tensione (spugna) | Rivestimenti sottili |
| Alta tensione (scarica) | Rivestimenti spessi |
| Scansione sistematica | Copertura di tutta la superficie |
Affidabilità del controllo
Per un controllo affidabile della porosità contano il metodo adatto allo spessore, la tensione corretta e la scansione sistematica. Per i rivestimenti sottili si usa il metodo a bassa tensione con spugna conduttiva, per quelli spessi il metodo ad alta tensione a scarica; la tensione va scelta in funzione dello spessore secondo le norme, per rilevare i difetti senza danneggiare il rivestimento sano. Lo strumento sfrutta la differenza tra il rivestimento isolante e il metallo conduttivo esposto nel difetto. L’operatore passa lo strumento su tutta la superficie in modo sistematico, marcando i difetti perché vengano riparati. Lo strumento va tarato e i risultati documentati. Grazie a controlli eseguiti con rilevatori adatti, tensione corretta e scansione completa, il settore navale e offshore garantisce la continuità dei rivestimenti protettivi, eliminando i punti deboli da cui partirebbe la corrosione.
- I difetti passanti espongono il metallo.
- La corrosione parte proprio dai punti deboli.
- I rilevatori sfruttano la conduttività del metallo esposto.
- Bassa tensione per rivestimenti sottili, alta per spessi.
- La scansione copre sistematicamente tutta la superficie.
Dal settore allo strumento: cosa serve in pratica
Questo tema appartiene al settore Navale, offshore e oil & gas del ramo Settori industriali, ed è collegato alla verniciatura navale e cicli protettivi e alla preparazione superficiale e sabbiatura.
Del ciclo protettivo il Catalogo prodotti copre la misura dello spessore, con gli spessimetri magnetici e induttivi per ferrosi e non ferrosi della famiglia spessimetri di rivestimento e finitura superficiale: la continuità della barriera dipende anche dallo spessore effettivamente applicato, e i punti in cui lo strato risulta più sottile sono quelli da cui la corrosione parte per prima. Se devi controllare la porosità dei rivestimenti protettivi, il modulo di richiesta consente di ricevere un’indicazione mirata.

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I modelli
Dello stesso ciclo protettivo il catalogo copre la misura dello spessore, il parametro da cui dipende la continuità della barriera. I dati completi sono nella scheda.
Domande frequenti
I difetti passanti sono discontinuità del rivestimento che lo attraversano completamente, mettendo a nudo il metallo sottostante. Possono essere pori, micro-crateri, bolle scoppiate, inclusioni o zone troppo sottili, spesso non visibili a occhio nudo. In corrispondenza di questi difetti la barriera protettiva è interrotta e il metallo resta esposto all’ambiente aggressivo. La corrosione tende a iniziare proprio da questi punti deboli: l’agente corrosivo raggiunge il metallo esposto e lo attacca, e la corrosione può propagarsi sotto il rivestimento circostante, causando distacchi. Per questo i difetti passanti, anche piccoli, vanno individuati con appositi rilevatori e riparati, per ripristinare la continuità della protezione.
Funziona sfruttando la differenza di conduttività tra il rivestimento, isolante, e il metallo sottostante, conduttivo. Dove il rivestimento è integro, isola il metallo e non passa corrente; dove c’è un difetto passante, il metallo è esposto e si stabilisce un contatto elettrico. Per i rivestimenti sottili si usa il metodo a bassa tensione: una spugna con soluzione conduttiva viene passata sulla superficie, e dove c’è un difetto il liquido raggiunge il metallo chiudendo un circuito che lo strumento rileva. Per i rivestimenti spessi si usa il metodo ad alta tensione: un elettrodo applica una tensione elevata e in corrispondenza di un difetto si produce una scarica visibile e udibile. In entrambi i casi lo strumento segnala il punto esatto del difetto.
Perché la tensione deve essere sufficiente a rilevare i difetti attraverso lo spessore, ma non così elevata da danneggiare il rivestimento sano. Nel metodo ad alta tensione, l’obiettivo è che si produca una scarica sui difetti passanti, mentre il rivestimento integro deve resistere senza essere perforato. Se la tensione è troppo bassa, alcuni difetti potrebbero non essere rilevati; se è troppo alta, potrebbe perforare il rivestimento sano ma sottile, creando difetti che prima non c’erano. Per questo le norme forniscono i valori di tensione in funzione dello spessore: più il rivestimento è spesso, più alta è la tensione necessaria. Impostare la tensione corretta è essenziale per un controllo efficace e non distruttivo.
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