Chi deve verificare uno spessore di vernice, di zincatura o di resina si trova quasi sempre davanti alla stessa domanda mal posta: quale strumento è il più preciso. La domanda corretta è un’altra, perché il metodo misura spessore rivestimento non si sceglie in base al rivestimento, ma in base al materiale che sta sotto. Un pezzo verniciato in acciaio, uno in alluminio anodizzato e un profilo in PVC laccato richiedono tre principi fisici diversi, e uno strumento tarato per il primo caso semplicemente non legge nulla di sensato negli altri due. L’errore costa tempo, contestazioni con il verniciatore e collaudi ripetuti.
I principi disponibili sono sostanzialmente quattro. Tre sono non distruttivi e si basano su grandezze diverse: la variazione del flusso magnetico, la variazione di impedenza di una bobina percorsa da corrente alternata, il tempo di volo di un impulso acustico. Il quarto è distruttivo e resta il riferimento in caso di controversia. Ciascuno ha un dominio di validità preciso, fuori dal quale la lettura è formalmente un numero ma tecnicamente priva di significato.
Il primo passo, quindi, è stabilire di che cosa è fatto il substrato. Quando non lo si sa, tre verifiche rapide bastano quasi sempre: la prova della calamita, che distingue i ferrosi dai non ferrosi e dagli inox austenitici; l’osservazione di una sezione o di un bordo non verniciato, che rivela il colore del metallo o l’assenza di metallo; la documentazione del pezzo, il disegno o il capitolato di fornitura, che indicano lega e ciclo di rivestimento. Solo dopo questa identificazione ha senso parlare di strumenti.

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Induzione magnetica: rivestimenti non magnetici su substrati ferromagnetici
È il principio più diffuso perché copre il caso più frequente: vernice, zincatura, cromatura, polvere o plastificazione su acciaio al carbonio o ghisa. La sonda genera un campo magnetico e misura la variazione del flusso, che dipende dalla distanza fra il polo e il metallo: quella distanza è lo spessore del rivestimento. Il metodo è rapido, economico, non distruttivo e insensibile al colore. I limiti sono però netti. Non funziona sugli acciai inox austenitici, che non sono ferromagnetici, e dà letture instabili sulle lamiere molto sottili, dove il campo attraversa il pezzo e il metodo perde riferimento: sotto circa 0,5 mm di substrato la taratura va rifatta sullo spessore reale. Anche il magnetismo residuo, tipico dei pezzi movimentati con magneti di sollevamento o saldati, sposta lo zero e va smagnetizzato prima di misurare.
Correnti parassite: strati isolanti su alluminio, rame e ottone
Quando il substrato è metallico ma non ferroso il principio cambia. Una bobina alimentata ad alta frequenza induce correnti parassite nel metallo; la reazione di quelle correnti modifica l’impedenza della bobina in funzione della distanza, cioè dello spessore dello strato isolante interposto. È il metodo giusto per anodizzazione, verniciatura a polvere e vernici liquide su profili in alluminio, su fusioni pressocolate, su rame e ottone. La condizione è che il rivestimento sia elettricamente isolante: un rivestimento conduttivo non produce alcun contrasto utile. La lettura dipende dalla conducibilità della lega, quindi una taratura fatta su alluminio puro sbaglia su una lega da fonderia con alto tenore di silicio, e risente della temperatura del pezzo. La regola pratica è tarare sempre su un campione dello stesso materiale e nelle condizioni termiche di esercizio.
Ultrasuoni: substrati non metallici e cicli multistrato
Quando sotto il rivestimento non c’è metallo, i due metodi elettromagnetici sono inutilizzabili e resta solo l’ultrasuono. Un impulso acustico entra nello strato, viene riflesso dalle interfacce e il tempo di volo, noto la velocità di propagazione, restituisce lo spessore. È l’unica via su plastica, legno, calcestruzzo e compositi, ed è anche l’unico principio che sa separare i singoli strati di un ciclo multistrato, perché ogni interfaccia genera un eco distinto: fondo, intermedio e finitura si leggono uno per uno. I limiti derivano dalla fisica: l’attenuazione nei materiali porosi o carichi riduce l’ampiezza degli echi, serve un accoppiante fra sonda e superficie, esiste uno spessore minimo sotto il quale gli echi non si risolvono e due strati con impedenza acustica simile non si separano, comparendo come un unico valore complessivo.
Taglio a cuneo e sezione metallografica: l’arbitro in caso di contestazione
I metodi distruttivi non sono un residuo del passato: sono il riferimento a cui si torna quando produttore e committente non concordano sul dato. Il taglio a cuneo incide il rivestimento con un utensile ad angolo noto e misura al microscopio la larghezza della traccia, da cui si ricava lo spessore per via geometrica. La sezione metallografica, inglobata, lucidata e osservata al microscopio ottico, è ancora più esplicita: mostra direttamente la successione degli strati, la loro uniformità e i difetti di adesione. La norma ISO 2808 raccoglie e codifica i metodi di misura dello spessore dei rivestimenti, distruttivi e non distruttivi, mentre ASTM D6132 è il riferimento specifico per la misura a ultrasuoni. Citare la norma applicata nel rapporto di prova è ciò che rende il dato difendibile.
Come scegliere il metodo misura spessore rivestimento: schema di decisione
La decisione parte sempre dal substrato e si chiude in tre passaggi. Il pezzo è magnetico? Induzione magnetica. Non è magnetico ma è metallico? Correnti parassite. Non è metallico, oppure serve il valore dei singoli strati? Ultrasuoni. Un caso frequente merita attenzione: la verniciatura su lamiera zincata è un sistema a due strati sopra un substrato ferroso, e i metodi magnetici restituiscono la somma di vernice e zinco, non la sola vernice; se il capitolato prescrive i due valori separati serve l’ultrasuono o una sezione. Sull’incertezza non ci sono scorciatoie: i metodi elettromagnetici stanno tipicamente entro l’1-3% del valore letto dopo taratura su spessori campione certificati, l’ultrasuono dipende dalla velocità impostata nel materiale, e senza azzeramento sul substrato reale ogni cifra decimale è illusoria.
| Substrato | Metodo applicabile | Limiti principali |
|---|---|---|
| Acciaio al carbonio, ghisa | Induzione magnetica | Lamiere sottili, magnetismo residuo, somma degli strati |
| Acciaio inox austenitico | Correnti parassite | Solo rivestimenti isolanti, sensibile alla lega |
| Alluminio, rame, ottone | Correnti parassite | Conducibilità della lega, deriva termica |
| Plastica, legno, compositi | Ultrasuoni | Attenuazione, accoppiante, spessore minimo |
| Calcestruzzo, intonaco | Ultrasuoni | Porosità e rugosità superficiale |
| Qualsiasi, in contenzioso | Taglio a cuneo o sezione | Distruttivo, richiede preparazione del provino |
Per approfondire il principio acustico, i casi multistrato e la scelta della sonda, la pagina dedicata agli spessimetri a ultrasuoni per rivestimenti non metallici raccoglie criteri di selezione e condizioni di impiego.
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