In un ciclo di verniciatura industriale lo spessore del film è la variabile che determina quanti anni durerà la protezione. Un ciclo anticorrosivo progettato per un ambiente marino e applicato con il venti per cento di film in meno non protegge per un tempo proporzionalmente più breve: cede molto prima, perché la barriera contro acqua e cloruri perde continuità proprio nei punti più sollecitati. Sul lato opposto, un film troppo carico non è un margine di sicurezza ma un difetto, perché irrigidisce il rivestimento e lo espone a cricche e distacchi.
Il controllo dello spessore di vernice a umido e a secco risponde a due momenti diversi dello stesso processo. Il film umido si misura durante l’applicazione, con un pettine a denti calibrati, ed è l’unica verifica che permette di correggere mentre si sta ancora verniciando. Il film secco si misura a essiccazione avvenuta, per induzione magnetica sui substrati ferrosi e per correnti parassite su alluminio e leghe non ferrose, e serve a dimostrare che il ciclo applicato corrisponde a quello prescritto.
I due controlli sono legati da una relazione precisa, che passa dal residuo secco in volume del prodotto e dalla diluizione effettivamente impiegata. È qui che si producono la maggior parte dei sottospessori: si diluisce per migliorare la stesura e non si ricalcola il film umido di riferimento. Le norme che governano la materia sono la ISO 2808 per i metodi di misura, la ISO 19840 per i criteri di accettazione sui cicli su acciaio preparato e la ISO 12944-5 per la composizione dei cicli protettivi.

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Film umido e film secco: due grandezze legate dal residuo secco
Il film umido, o WFT, è lo strato di prodotto liquido appena depositato; il film secco, o DFT, è quello che resta dopo l’evaporazione di solventi e diluenti. Il legame fra i due passa dal residuo secco in volume dichiarato nella scheda tecnica: a parità di WFT, un prodotto al cinquanta per cento in volume lascia metà spessore rispetto a uno al cento per cento. La diluizione entra nella stessa relazione e la peggiora, perché aggiunge volume destinato a evaporare. In pratica il film umido necessario si ottiene dividendo il film secco richiesto per il residuo secco in volume e correggendo per la percentuale di diluente aggiunta. Diluire senza ricalcolare il WFT di riferimento produce sistematicamente sottospessore, anche quando l’applicatore è convinto di aver dato la stessa mano di sempre.
Come si esegue il controllo dello spessore di vernice a umido e a secco
A umido si opera con il pettine a denti calibrati: si appoggia perpendicolarmente al film subito dopo la stesura, si sfila e si legge fra l’ultimo dente bagnato e il primo asciutto. La misura va ripetuta a ogni cambio di lotto, di diluizione o di operatore, e va fatta su superficie piana perché su curvature strette il pettine non appoggia in modo corretto. A secco si usa lo spessimetro a induzione magnetica sui substrati ferrosi e a correnti parassite su alluminio e leghe non ferrose. Prima di misurare si azzera lo strumento sul substrato nudo e si tara su spessori campione, ripetendo l’operazione a ogni cambio di pezzo, di materiale o di rugosità. Sui cicli multistrato lo spessore delle singole mani si ricava per differenza fra le letture successive.
Profilo di ancoraggio, spigoli e letture che ingannano
Su acciaio sabbiato lo strumento non legge lo spessore sopra le creste del profilo ma un valore intermedio fra creste e valli, e la differenza cresce con la rugosità. Si può tarare su un provino liscio e applicare la correzione prevista per il profilo, oppure tarare direttamente su un campione con la stessa rugosità del pezzo: la seconda strada è più affidabile e va documentata. L’entità del profilo si verifica separatamente con nastro replica o comparatore di profilo. Restano poi i punti critici geometrici: spigoli vivi, bordi tagliati e cordoni di saldatura, dove il film si ritira per tensione superficiale e risulta naturalmente più sottile. Su queste zone si misura sempre e si prevede la mano di ritocco a pennello, lo stripe coat, prima della mano a spruzzo.
La regola dell’80-20 della ISO 19840 e i limiti di accettazione
La ISO 19840 fissa un criterio statistico per i cicli su acciaio preparato: si esegue un numero definito di letture per area di riferimento, la media deve raggiungere lo spessore nominale e nessuna singola misura può scendere sotto l’ottanta per cento del nominale. Le letture inferiori al nominale ma sopra quella soglia sono ammesse purché la media resti conforme. Serve quindi distinguere tre valori: nominale, minimo ammissibile e massimo. Anche il sovraspessore è un difetto: un film troppo carico perde elasticità, trattiene solvente, si crepa sotto dilatazione termica e può distaccarsi in placche. I valori rilevati, il numero di letture, il punto di misura e i dati di taratura vanno riportati nel verbale di collaudo, che è la prova documentale della conformità del ciclo.
Perché la misura strumentale batte la valutazione a vista
La valutazione a occhio di una mano di vernice non distingue centoventi micron da centosessanta, e nemmeno un operatore esperto riesce a stimare la resa reale di un prodotto diluito. La misura strumentale sostituisce l’impressione con un numero, consente di intervenire durante l’applicazione invece che a ciclo concluso e riduce sia i riporti di prodotto sia le riprese dopo il collaudo. Il costo di uno spessimetro rientra alla prima commessa in cui si evita di riverniciare una struttura o di consumare prodotto oltre il necessario. È anche l’unico modo per rispondere a un capitolato che richiama la ISO 12944 senza affidarsi a dichiarazioni non verificabili.
Per il quadro completo dei metodi, delle tarature e dei criteri di accettazione trovi l’approfondimento nella pagina dedicata al controllo dello spessore di vernice a umido e a secco.
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