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Come scegliere il metodo di misura di forza e coppia: catena, campo, ancoraggio

Bulloni dadi giunzione struttura acciaio

La forza non si misura mai da sola: si misura una catena che comprende afferraggio, telaio e vincolo del pezzo. Le domande da porsi in ordine, il criterio che decide da solo, i compromessi fra picco e curva e che cosa fare quando la chiave e il trasduttore non concordano.

Un banco prova nuovo, classe dichiarata ottima, cella tarata da poche settimane. Il primo lotto di giunzioni saldate dà valori di carico a rottura inferiori del dodici per cento a quelli ottenuti l’anno prima sullo stesso prodotto. Nessuno tocca il processo di saldatura, che nel frattempo non è cambiato: si apre una non conformità di fornitura. Dopo tre settimane si scopre che la staffa di afferraggio, avvitata a una piastra forata già presente sul banco, flette di qualche decimo sotto carico. Lo strumento aveva misurato benissimo: aveva misurato la piastra.

È il caso più ricorrente in questa famiglia di prove, e spiega perché come scegliere il metodo di misura di forza e coppia non sia una domanda sullo strumento. La forza non si misura mai da sola: si misura una catena, che comprende il trasduttore ma anche l’afferraggio, il telaio, gli attacchi e il modo in cui il pezzo è vincolato. Ogni elemento della catena che si deforma entra nel numero letto, e nessuna classe di precisione dello strumento può compensarlo.

Qui non si descrive come si eseguono le prove: per quello l’area ha già i suoi post operativi, richiamati più avanti. Si affronta la decisione che viene prima: le domande da porsi e il loro ordine, il vincolo che da solo rende superfluo il resto dell’analisi, quello che si perde a ogni scelta e che cosa fare quando due misure dello stesso serraggio danno numeri diversi.

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Il percorso della forza: dove si scarica prima di arrivare al sensore

Il carico attraversa afferraggio, attacchi e telaio prima di arrivare al sensore, e ogni tratto di quel percorso può scaricarne una parte: le domande seguono lo stesso ordine, perché ciascuna restringe il campo della successiva. La prima: serve il valore di picco, il valore a rottura o la curva completa? Chiedere la curva significa acquisizione continua, sincronizzazione con lo spostamento e frequenza di campionamento adeguata, e cambia lo strumento dalle fondamenta. La seconda: il carico è statico o dinamico, e con quale velocità di applicazione? Un materiale polimerico letto a due velocità diverse restituisce due resistenze diverse senza che nulla sia difettoso, ed è il motivo per cui la UNI EN ISO 527 prescrive la velocità insieme al risultato. La terza: dove si chiude il percorso della forza, cioè come si vincola il pezzo senza introdurre flessioni o precarichi. La quarta: quale porzione del campo si userà davvero. La quinta: si vuole la coppia applicata o quella che arriva effettivamente al giunto?

Il modo in cui il pezzo è vincolato pesa più della classe dello strumento

Se una sola domanda deve decidere, è questa: come viene trattenuto il pezzo mentre il carico sale. Il vincolo è il criterio dominante perché agisce a monte di tutto il resto e non è correggibile a valle. Un afferraggio che consente al campione di ruotare di poco introduce una componente flessionale che abbassa il carico a rottura; una piastra sottodimensionata aggiunge cedevolezza alla catena e falsa qualunque grandezza derivata dallo spostamento; un serraggio delle ganasce troppo energico schiaccia la zona di presa e sposta il punto di cedimento fuori dal tratto utile. La verifica periodica prevista dalla UNI EN ISO 7500-1 sulla macchina, e la riferibilità del trasduttore secondo la UNI EN ISO 376, certificano il ramo strumentale della catena, non l’attrezzatura costruita attorno al pezzo. Quando strumento e vincolo entrano in conflitto decide il vincolo: passare a una classe superiore non migliora il dato.

Che cosa si perde scegliendo il picco invece della curva

Nessuna configurazione vince su tutto. Un rilievo di solo picco è rapido, robusto, adatto alla linea, ma perde l’informazione sul modo in cui il pezzo ha ceduto: due campioni con lo stesso massimo possono avere comportamenti opposti, uno duttile e uno fragile, e il difetto resta invisibile. La curva completa restituisce rigidezza, energia assorbita e forma del cedimento, ma richiede banco, tempo, campioni preparati e personale che sappia leggerla. Sulla coppia, una chiave a scatto è ripetibile e usabile in produzione, mentre un trasduttore in linea legge il valore reale ma va inserito nella catena di serraggio. Sfruttare l’intero campo è comodo, ma leggere nel primo quinto della scala significa un errore relativo elevato pur restando formalmente in classe: il compromesso è fra un solo strumento per tutto e due strumenti ben dimensionati.

Quando l’attrito si mangia la coppia: due numeri che non coincidono

La chiave segna quaranta newton metro, il trasduttore montato sul giunto ne legge ventotto, e nessuno dei due strumenti è guasto. Misurano cose diverse: la chiave misura la coppia che applica, il trasduttore quella che attraversa il giunto dopo che l’attrito sotto testa e nel filetto ne ha assorbita la maggior parte. Prima di dichiarare uno scostamento va stabilito che cosa fa fede: se il requisito è il precarico del bullone, la coppia della chiave resta un indicatore indiretto. Lo stesso vale per la forza, dove i divari nascono da velocità, afferraggio o punto di lettura. Insieme al numero vanno sempre dichiarate le condizioni che lo rendono confrontabile: punto di misura, velocità di applicazione, tipo di vincolo e stato della superficie. Uno scostamento nasce quasi sempre da due catene diverse, non da due strumenti in disaccordo. Le prescrizioni della UNI EN ISO 6789 riguardano la chiave dinamometrica, non il giunto.

Nuovo afferraggio, altro campo di carico: come scegliere ancora il metodo di misura per forza e coppia

Un metodo si sceglie per una configurazione precisa: se cambia l’afferraggio, o se la porzione di campo di carico realmente utilizzata si sposta, la decisione va rifatta perché la catena non è più quella su cui erano stati costruiti i valori storici. Va riaperta quando cambia il materiale, perché un polimero o un rivestimento diverso spostano la velocità rilevante e l’attrito del giunto; quando si stringe una tolleranza, perché una banda più stretta può richiedere una porzione di campo diversa; e quando il dato finisce in contraddittorio, dove conta la riferibilità più della rapidità.

Stabilito il metodo, il dettaglio operativo sta nei post dedicati. Se la domanda è come si prepara e si carica un campione fino a rottura, la risposta sta in Forza di trazione: la procedura di prova e di misura sul campione. Se invece riguarda il controllo del serraggio su una giunzione filettata, il riferimento è Coppia di serraggio. Quando serve la forma del cedimento e non il solo massimo, cioè l’acquisizione sincronizzata di carico e spostamento, il percorso è descritto in Curve forza-spostamento: la procedura di acquisizione e di valutazione. E se il problema è la tenuta di un’adesione o di una giunzione flessibile, dove l’angolo di tiro cambia il risultato più dello strumento, il riferimento è Forza di strappo e pelatura.

Per il quadro complessivo delle prove e degli strumenti di questa area, e per raggiungere gli altri approfondimenti, il punto di partenza resta la pagina Forza e coppia.

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