Un veicolo moderno contiene diverse migliaia di contatti elettrici, e quasi tutti nascono da una crimpatura eseguita in pochi decimi di secondo su una linea automatica. Le prove su cablaggi e connettori: controllo qualità non sono quindi un adempimento di laboratorio, ma il modo in cui il fornitore dimostra al costruttore che quel gesto ripetuto milioni di volte resta dentro i limiti concordati.
È qui che l’automotive si separa dagli altri comparti elettrotecnici. La norma tecnica generale, come la IEC 60352-2 sulle connessioni a crimpare, fissa un impianto di metodo valido ovunque; il capitolato del costruttore, che nella pratica europea e nordamericana rimanda agli standard di consorzio USCAR-21 e USCAR-2, aggiunge requisiti più severi, sequenze combinate meccaniche e ambientali e soprattutto un obbligo di sorveglianza continua del processo.
Cambia anche l’oggetto della dimostrazione. Al fornitore di cablaggi non viene chiesto di provare che il singolo pezzo consegnato sia buono, ma che il processo di crimpatura sia capace e sorvegliato, con evidenze raccolte in fase di PPAP, confermate al run at rate e mantenute nel piano di controllo per tutta la vita della commessa. Questo articolo descrive come si costruisce quella qualifica, quali documenti la sostengono e come si organizza il controllo in reparto senza fermare la linea.

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Perché nell’auto un contatto debole diventa un richiamo
Un terminale crimpato male non si comporta come un pezzo rotto: funziona, e continua a funzionare finché vibrazione, cicli termici e umidità non ne degradano la superficie di contatto. Il guasto arriva mesi dopo, sul campo, spesso su una funzione di sicurezza o su una centralina, e si presenta in modo intermittente, cioè nella forma più costosa da diagnosticare. Per il costruttore questo si traduce in campagne di richiamo, garanzia e responsabilità di prodotto; per il fornitore, in un difetto che nessun collaudo elettrico di fine linea avrebbe intercettato, perché la continuità a freddo risultava perfetta. È il motivo per cui la specifica del costruttore non si accontenta di una verifica funzionale e impone prove distruttive su campione, con criteri fissati da USCAR-21 e da ISO 6722 per i cavi da autoveicolo.
Dove nasce il requisito lungo il ciclo di vita del componente
L’esigenza compare molto prima della produzione. In fase di sviluppo il costruttore qualifica la coppia connettore-cavo secondo USCAR-2, con sequenze che alternano sollecitazioni meccaniche, cicli termici e nebbia salina e misurano la resistenza di contatto prima e dopo. Superata la qualifica di prodotto, il tema si sposta sul processo: l’approvazione della fornitura passa dal PPAP, dove si presentano studi di capability sulla crimpatura, l’analisi della sezione micrografica, il piano di controllo e l’analisi dei rischi. Il run at rate verifica poi che quegli stessi risultati reggano alla cadenza reale di linea e non solo su lotti pilota. Ogni modifica successiva di utensile, applicatore o fornitore di cavo riapre il ciclo e richiede una nuova evidenza.
Prove su cablaggi e connettori: controllo qualità e criteri di accettazione
Le grandezze verificate sono poche e ben definite. La tenuta meccanica del terminale crimpato si valuta con una trazione assiale a velocità costante, e il valore minimo ammesso non è scelto dal fornitore: lo fissa la tabella della specifica in funzione della sezione del conduttore. Accanto a essa si controllano l’altezza e la larghezza di crimpatura, la sezione micrografica con la sua compattazione, la presenza corretta della campana di isolante e l’assenza di fili tranciati. Sul connettore assemblato si misurano la forza di innesto e di estrazione, la ritenuta del terminale in sede e la resistenza di contatto secondo IEC 60352-2, ripetuta dopo l’invecchiamento previsto dalla IEC 60068-2. Il criterio è sempre doppio: valore assoluto entro soglia e dispersione contenuta.
Come si organizza il controllo sul lotto di crimpatura
Poiché la prova di trazione è distruttiva, il piano di controllo lavora per campionamento ancorato agli eventi del processo: avvio turno, cambio bobina di cavo, sostituzione o riaffilatura dell’applicatore, cambio operatore, fine lotto. Ogni combinazione utensile-sezione-terminale è una popolazione a sé, e va campionata separatamente. I risultati non si registrano solo come esito passa o non passa: si riportano su carta di controllo, perché la deriva dell’altezza di crimpatura si vede molto prima che il valore esca dai limiti. La IATF 16949 richiede inoltre che l’operatore sia qualificato sul metodo e che l’idoneità del sistema di misura sia dimostrata, dinamometro compreso, con taratura riferibile e verifica periodica documentata.
Documentazione e accettazione lungo la filiera
Il dato di prova ha valore solo se è rintracciabile. Ogni registrazione deve legare il campione al lotto di cavo, all’applicatore, al turno e allo strumento usato, così che in caso di contestazione si possa circoscrivere la produzione sospetta invece di bloccare l’intera fornitura. I fascicoli di qualifica, i rapporti di micrografia e le carte di controllo restano conservati per la durata concordata con il costruttore e vengono richiamati agli audit di processo e alle revisioni del piano di controllo.
Questa catena di evidenze è ciò che rende accettabile una fornitura di cablaggi presso un costruttore auto, molto più della singola misura. Per un quadro degli strumenti e delle attrezzature impiegate in queste verifiche è utile la pagina dedicata alle prove su cablaggi e connettori.
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Raccoglie banchi e sistemi dedicati alle prove di trazione su terminali crimpati, giunzioni saldate e chiusure. Pertinente perché la qualifica della crimpatura richiede afferraggi adeguati, velocità controllata e registrazione della curva di prova.
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