Un sensore di forza non è affidabile perché è nuovo, ma perché la sua indicazione è riconducibile a un riferimento noto e resta stabile nel tempo. Su questo terreno si affollano parole usate come sinonimi che sinonimi non sono, e il risultato è che due reparti della stessa azienda applicano procedure diverse convinti di fare la stessa cosa. Chiarire i termini è il primo passo di qualunque confronto serio.
La taratura è il confronto fra l’indicazione dello strumento e un riferimento di incertezza nota: produce un certificato con gli scarti rilevati e non modifica lo strumento. La regolazione è l’intervento successivo, che agisce su zero e span per riportare lo strumento entro tolleranza. La compensazione è ancora un’altra cosa: la correzione degli effetti sistematici di temperatura, non linearità e carichi parassiti, applicata in hardware o via software.
Chiarita la distinzione, restano da confrontare i metodi con cui si ottengono riferibilità e stabilità. Questo articolo affronta taratura e compensazione dei sensori, confronto metodi alla mano: taratura di sistema in campo, taratura del solo sensore in laboratorio accreditato, verifica elettrica con resistenza di shunt, compensazione a modello. Ognuno copre una porzione diversa della catena di misura, ha un costo diverso in termini di fermo macchina e un peso diverso davanti a una contestazione.

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Taratura e compensazione dei sensori: confronto metodi e riferibilità
La forza non si misura mai in modo diretto: si misura una deformazione, una carica o uno spostamento e la si converte con una costante determinata sperimentalmente. Quella costante nasce da un confronto con masse o con una macchina di riferimento, secondo ISO 376 per i trasduttori e ISO 7500-1 per le macchine di prova uniassiali. Tutto ciò che sta fra il carico applicato e il numero visualizzato può alterare quel rapporto.
Ne consegue che nessun metodo singolo copre tutte le cause di errore. Chi guarda solo il sensore ignora il montaggio, chi guarda solo la catena elettrica ignora la meccanica, e una correzione software non sostituisce il confronto con un riferimento. La scelta è una combinazione, non un’alternativa secca, e va documentata come chiede ISO 10012.
Taratura di sistema in campo: il montaggio entra nel risultato
La taratura di sistema si esegue sull’installazione reale, applicando masse note oppure interponendo una cella di riferimento già tarata. Il pregio è sostanziale: il confronto comprende il sensore, il suo montaggio, gli afferraggi, l’elettronica e il software, cioè l’oggetto che davvero produce il dato di collaudo. Errori di allineamento, attriti parassiti e flessioni della struttura vengono catturati invece che ipotizzati.
Il limite è altrettanto concreto. In sito raramente si dispone di carichi di riferimento su tutto il campo: si copre la parte bassa e si estrapola, con un’incertezza che difficilmente scende sotto qualche decimo di punto percentuale. La movimentazione di masse elevate ha vincoli di sicurezza, l’ambiente non è termostatato e il fermo macchina è reale. Per gli strumenti soggetti a metrologia legale valgono in più le prescrizioni di OIML R60 sui campioni impiegati.
Le alternative: laboratorio accreditato, shunt elettrico, correzione a modello
La taratura del solo sensore in laboratorio accreditato ISO/IEC 17025 è l’estremo opposto. Su macchina di riferimento, con carichi crescenti e decrescenti, si ricavano ripetibilità, isteresi e scarto di zero secondo ISO 376, con l’incertezza più bassa e un certificato riferibile senza discussioni. In cambio il sensore va smontato e spedito, e il certificato non dice nulla sul comportamento una volta rimontato.
La verifica elettrica con resistenza di shunt sbilancia il ponte di una quantità nota, simulando una deformazione equivalente a un carico definito. Dura pochi secondi, si automatizza e intercetta derive di guadagno, cavi danneggiati e problemi di alimentazione: controlla però la sola catena elettrica. La compensazione a modello corregge via software temperatura e non linearità da una caratterizzazione iniziale, e resta valida finché il sensore si comporta come allora.
I criteri che spostano davvero la scelta
| Criterio | Taratura di sistema in campo | Taratura del sensore in laboratorio | Verifica a shunt | Compensazione a modello |
|---|---|---|---|---|
| Che cosa copre | Sensore, montaggio, elettronica, software | Solo il sensore | Solo la catena elettrica | Errori sistematici noti |
| Che cosa esclude | Punti di carico non raggiungibili in sito | Effetti del montaggio reale | Tutta la parte meccanica | Derive e danni non modellati |
| Incertezza ottenibile | Media, limitata dai campioni disponibili | La più bassa, formalmente riferibile | Non è una taratura | Dipende dalla caratterizzazione |
| Fermo macchina | Da alcune ore a una giornata | Giorni, con sensore smontato | Minuti | Nullo in esercizio |
| Periodicità sostenibile | Annuale o semestrale | Annuale o pluriennale | Settimanale o giornaliera | Rivalidazione periodica |
| Costo | Medio, più il costo del fermo | Alto, con logistica | Molto basso | Alto una volta, poi nullo |
| Valore documentale | Buono con campioni riferibili | Massimo, certificato accreditato | Registro interno di verifica | Documento tecnico interno |
Letta la tabella, il criterio dominante resta il primo: che cosa copre e che cosa esclude ciascun metodo. Un certificato accreditato non protegge da un afferraggio che introduce flessione, e una verifica a shunt impeccabile convive con una cella meccanicamente danneggiata. Il secondo criterio è la sostenibilità: una periodicità stretta che nessuno rispetta vale meno di una periodicità larga applicata con disciplina. Il terzo è il valore documentale, che pesa quando un lotto viene contestato: in quel momento conta ciò che è registrato, con data, campione utilizzato e scarti rilevati.
Quando conviene un approccio e quando l’altro
Per una linea di collaudo che rilascia dati verso il cliente, la combinazione ragionevole è taratura del sensore in laboratorio accreditato a intervallo lungo, taratura di sistema sull’installazione dopo ogni intervento significativo e verifica a shunt frequente come controllo di continuità. Per un banco di ricerca con carichi variabili pesa di più la compensazione a modello, purché rivalidata. Per uno strumento portatile il certificato del solo sensore è spesso l’unica cosa sensata.
I casi limite sono due. Se la struttura di prova è cedevole o l’allineamento è incerto, la taratura di laboratorio da sola induce una falsa sicurezza. Se il sensore lavora vicino al fondo scala con cicli frequenti, nessuna compensazione sostituisce il controllo periodico dello zero. Gli aspetti applicativi e i criteri di accettazione sono trattati nella pagina taratura e compensazione dei sensori.
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